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L'olmo di Bonaviri

  • Scritto da Fausta L'Insognata Dumano

GiuseppeBonaviridi Fausta L’Insognata Dumano - Via Casilina Sud, dove la città di Frosinone finisce c'è una palazzina, che dovrebbe esser dichiarata “patrimonio dell'umanità”, là si è consumata una storia da studiare sui libri di scuola, mentre frugo tra le carte di quella memoria poco conosciuta per cercare l’odore femminile, l'odore delle donne, quell'odore incredibile che solo le grandi donne sanno emanare. Mi nutro dei ricordi di uno dei testimoni di quella preziosa storia da valorizzare, Rocco Zani li intreccio con quelli di Giuseppina Bonaviri, i ricordi dei singoli diventano i ricordi di un'epoca.
“Per la vicinanza dei nostri appartamenti uno sotto, una sopra, si può dire che sento finanche il respiro, inteso come pneuma greco. di Miele pittore. Cioè quel curioso Iddio che preme alla porta del cuore e delle immagini, arsure di mente e senso ambiguo dell'esistere E poi noi in comune abbiamo quel sentire agreste, fatto di impressioni e di tramonti, case solitarie, fiori imprevisti sui monti o valloni. E capisco anche il suo cruccio d'uomo che ha sofferto l’ultima guerra e lo strazio che in oppressioni e morte ci diede, Per fortuna c'è il guizzo dell'immaginario-il fuoco-che per trasfigurazioni di colori e ricordi ci salva''. Così il Bonaviri scriveva nel 1981. A quell' epoca io non vivevo a Frosinone, uscita dai banchi liceali ignoravo che nel futuro nella mia libreria il Bonaviri si squadernasse prepotentemente. Via Casilina sud era solo una via per andare a Cassino senza prendere l'autostrada.
Oggi via Casilina sud è la via per me dell'onestà intellettuale, la via dell'impegno civile e scavo tra le carte e le voci per entrare nelle pagine di quella storia. Frugo nella memoria di Rocco Zani, intellettuale poliedrico del nostro tempo, testimone e allo stesso tempo protagonista di quell'odore, che sprigionano le case della memoria. Da piccola accanto al camino ascoltavo dal mio papà grande la storia del barone antifascista, della partigiana dal sangue blu, la memoria del passato mi è entrata nel sangue da bambina, oggi ascolto con la stessa avidità Rocco Zani. Il camino di mio padre, lo studio di Vittorio Miele, il camino di mio padre, la scrivania di Giuseppe Bonaviri- Di quel tempo bambinesco, dice Rocco, mi resta una poesia di Aldo Palazzeschi “...tre casettine dai tetti aguzzi...” quella poesia, che Rocco ti recita a memoria è l'incipit di una periferia della sua infanzia, una periferia, via Casilina sud tutta da inventare e il palazzo al numero 16 è il suo Rio Bo .....
“Famiglie di trentenni con prole al seguito, provenienti da abissi lontani irriverenti fatti di fame e spavento, di silenzi seminati come riparo o di parole limate dal vento di autunni trascorsi. Poi pian piano la periferia, - continua Rocco, - “divenne proroga di una città, che non fu più reinventata”. Restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento di gucciniana memoria, una scatola di indizi, di legami, di luoghi, ma soprattutto persone..RoccoZani
Bonaviri è parte significante di quella scatola, Non già come reperto datato o foto ingiallite da ripercorrere con le dita (mentre Rocco parla sento l'eco delle foto ingiallite della mia bisnonna), una presenza conciliante, soprattutto oggi che la dimenticanza è traino difettoso del nostro andare.... “Lo guardo negli occhi mi sta consegnando un testamento spirituale, i docenti hanno un compito impedire che la dimenticanza si diffonda come un virus, un tumore maligno nelle menti.” A quei tempi Bonaviri, prosegue Rocco, abitava nel palazzo al numero 16, c'erano prati, piante selvatiche, l'olmo, due meravigliosi pini mediterranei. Ma quell'olmo, il centro di un universo minimo da dove riprendere il viaggio dopo ogni affettuoso abbraccio. In questa casa di via Casilina sud stormisce l'olmo. Di certo, continua Rocco, Bonaviri non era ancora lo scrittore agli occhi degli uomini accanto, ma nella città di quegli anni era una scia da percorrere. Una scia soprattutto per chi “la cultura la viveva come prologo di un nuovo intendere, di una risalita dagli inferi, di un giorno tiepido dopo anni di orrore”. E allora le frequentazioni del tempo, nella città sopravvissuta alla guerra, ma ferita, erano quelle consumate con gli artisti giovani o veterani che avevano fatto della “Saletta” un luogo di sopravvivenza comune, un incrocio di fiati provenienti da ogni dove.
Generazioni di artisti in un confronto fatto esclusivamente di solidarietà e attaccamento come se la guerra alle spalle li avesse educati al silenzio, ad una disciplina del rispetto, che era collante e al contempo “inchiostro” del proprio linguaggio espressivo. “Tu lo guardi, lo scruti, consapevole che sei un privilegiato granello di sabbia, che il vento nel movimento gli ha concesso di finire tra la sabbia tra le dune, il vento non ti ha scaraventato nel deserto, lontano dalle oasi”.
Incontrare nel turbinio combinatorio Rocco Zani è una fortuna, che impedisce alla banalità di dirigere i movimenti del quotidiano. Dalla mia libreria mentale si squaderna “confesso che ho vissuto, la vita val la pena di esser vissuta se è attraversata da maestri di onestà intellettuale” mentre ascolti le parole del mare in una Sabaudia ormai deserta pensi a quell'olmo di via Casilina sud, lasci annegare nel mare, senza chiedere aiuto al bagnino, l'apatia culturale del nostro tempo, il qualunquismo dell' effimero, pensando la vita val la pena di esser vissuta per nutrirsi di lezioni di Rocco Zani.

dal link che segue vai a una nota di Rocco Zani sulla sua pagina di Facebook

https://www.facebook.com/rocco.zani?pnref=story.unseen-section

Chi è l'autrice/l'autore
Fausta L'Insognata Dumano

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