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"Assenze", forse, ma incancellabili le donne di Elena Sevi

  • Scritto da Fausta L'Insognata Dumano

elenasevi Corazze 350 260di Fausta L’Insognata Dumano - La location è la Villa comunale, sabato 24 settembre un fiume di persone, un bagno di folla, rendere omaggio all' artista “Elena Sevi” è un atto dovuto perché la “Sevi” è la “Sevi”.
Un curriculum da brivido, liceo artistico Bragaglia, poi accademia di belle arti a Frosinone, docente. Dal 1976 si dedica ad attività di ricerca facendo della scultura lo strumento privilegiato. La prima volta che ho incrociato il suo nome è con il “Collettivo Donna Arte”, il primo collettivo artistico di sole donne della provincia,, da quell' istante è diventata un'icona, un'artista MITO, un' artista che lega la sua arte al pianeta donna, diventando una delle voci più significative.

Assenze

Del suo prestigioso curriculum segnaliamo nel 1996 la presenza alla Quadriennale di Roma, prima artista donna della provincia, nel 2007 la Biennale di Venezia, le sue opere viaggiano oltre i confini nazionali da tempo. Digitando il suo nome in rete trascorri ore a studiare la sua arte impegnata. “ASSENZE” è il titolo della mostra curata dall' instancabile Alfio Borghese, il direttore della rassegna di arte visiva moderna e contemporanea, che questa volta consacra un'artista già famosa. “Assenze” è un viaggio femminile, un filo invisibile lega ogni stanza, un filo invisibile lega ogni opera scrivendo così una narrazione di donna.
Seguimi, ti apro le porte di questo viaggio, ho visto nascere nel suo studio ogni sua creatura, frutto di una ricerca complessa, ho trascorso ore, giorni intensi, ho imparato tantissimo da questa esperienza che è stata una miscela deflagrante di emozioni. Villa comunale, primo piano le “Assenze”, l'assenza delle assenze è celebrata nella stanza più piccola dove viene proiettata un immagine, il volto di una donna, il suo volto cancellato da una rumorosa gomma, una sinestesia vista udito, ma la potenza della donna è maggiore più cancelli il volto, più ricompare, un' operazione infinita, che sembra riecheggiare il mito delle fatiche di Sisifo, una bella metafora delle fatiche della donna, una bella metafora del tentativo di cancellare le donne, farle sparire dalla storia.
Ogni opera ha un suo messaggio, insieme formano un puzzle. Il bianco e il nero sono i colori dominanti, in una stanza predomina il bianco, simbolo dell'assenza del colore, nell'altra il nero simbolo del dolore. Corazze per proteggere i corpi delle donne, corazze per proteggere le donne in una società in cui le donne sono ancora discriminate, sottomesse, corazze per proteggere le donne dalla violenza fisica, il femminicidio è una guerra civile in continuo aumento. Le corazze non hanno nessun corpo da difendere, l’assenza dei corpi.

IncancellabiliElenaSevi Ferite 350 260
Due menhir uno bianco, uno nero collocati nelle rispettive stanze. Quello nero è circondato da cornici vuote, metafora dell’assenza. Donne angeli, il sesso degli angeli trova soluzione, angeli con corazze dorate, i cui volti sono spezzati, ferite messe in evidenza. Allo studio di Elena “Ma perché le stai deturpando il volto?'' Fermati, ascoltami, ti conduco nella filosofia giapponese, l'ho scoperta nelle lunghe ore trascorre con lei. Noi occidentali tendiamo a coprire le cicatrici, mascherandole, raccogliamo i cocci delle nostre ferite, le delusioni cerchiamo di gettarle nell'oblio della spazzatura. I cocci a volte li conserviamo in una scatola con la speranza di ricomporli, in Giappone un oggetto rotto si ripara con la tecnica del “Kintsugi”, attraverso “l'uso dell'oro” l'oggetto rotto diventa più pregiato, di conseguenza nella filosofia giapponese la cicatrice non rappresenta un elemento capace di rovinare l’armonia di una figura, le ferite dell'anima non vanno celate, ma esibite senza imbarazzo, essendo le stesse parti della donna, della storia.
La Sevi ci conduce con questa scelta artistica a ''riappropriarci della nostra storia di donne, a rielaborare il dolore”, un messaggio femminista molto forte in un'epoca in cui la chirurgia estetica impazza. I suoi angeli cicatrizzati hanno delle ali evanescenti, le teste degli angeli hanno il volto evanescente, che richiamano le divinità greco romane. Adesso fermati, un cartello vieta l’ingresso agli uomini, una scelta che può apparire vetero-femminista, il divieto è temporaneo per la durata elenasevi corazze 2 350 260dell’HAPPENING, “una stanza con un fascio di luce”, “la stanza dei ricordi, degli affetti perduti “, nel video si intreccia presente e passato, le assenze che mancano: la mamma, “Fiammetta De Feo”, una delle artiste del collettivo donna. Il video si arricchisce con le donne che divengono esse stesse protagoniste dell'HAPPENING, elementi viventi dell'installazione, sculture viventi momentanee e temporali.
Tranquillo è il momento della autocoscienza tra donne, quella pratica femminista, che negli anni 70 mandava in crisi anche tanti “maschi emancipati”. Finito l'happening anche gli uomini circolano liberamente, non è un divieto eterno come l'accesso vietato alle donne al monastero di Serra San Bruno o il divieto del Monte Athos .....ELENA SEVI, l'artista che da sempre con delicatezza affronta il mondo femminile, portando il suo messaggio in ogni dove, nel monumento al migrante a Ripi accanto alla valigia di cartone legata con lo spago, c'è una mamma incinta in compagnia di un bimbo pronta ad emigrare per un mondo migliore, con le INFIBULAZIONI ha denunciato la violenza sulle donne.....
La mostra battezzata dagli assessori Fabrizi e Testa, dal filosofo Cacciola resterà aperta fino al 30 settembre.

 

Le foto sono di Stefano Strani dalla raccolta resa disponibile su Facebook

 
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