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La "Montmartre" di Frosinone

  • Scritto da Fausta L'Insognata Dumano

Palma Prisco moglie di Palma 350 260di Fausta L’Insognata Dumano - Un sabato mattina sono andata allo studio di Mario Palma, uno dei protagonisti della mitica Saletta, oggi ancora protagonista della vita artistica, con me c'era Rocco Zani. Lo studio di Mario è in corso della Repubblica, è uno studio che trasuda di ordine, lui sa sempre dove cercare le cose, anche il suo archivio è ordinatissimo, alle pareti ti colpisce la collezione di maschere provenienti da ogni dove, lui è l'artista viaggiatore, ma non turista. Sta lavorando alla nuova mostra, ma la tematica è top secret e noi rispettiamo il silenzio, possiamo solo annunciare che trattasi di un percorso emozionante. Mentre Rocco e Mario si scambiano consigli, per esser più precisi andrebbe detto che in questo contesto il maestro è Mario, lo Zani dopo averci incantato con le parole sull'arte, adesso vuole stupirci con i pennelli e i colori, io giro per lo studio. Una copertina mi cattura. Mario Palma ha realizzato la copertina “I giorni della conchiglia” dello scrittore napoletano Michele Prisco. Si apre un cassetto: i rapporti artisti, pittori, scrittori in una Frosinone da narrare per impedire la dimenticanza.

Il lunedì torno da sola, entro in un vaso di Pandora, un viaggio nella memoria. Questa memoria va innaffiata per farla riprodurre. Nel 1972 a “Gabicce mare” il Palma conosce il poeta Elio Filippo Accrocca, un rapporto di amicizia, lui gli dedicherà una nota in un catalogo. Il 1975 è un anno denso, conosce sia Michele Prisco che Libero de Libero, nel computer due cartelle di foto, cartoline, scritti inediti che si intrecciano. Un dato importante, tutta la documentazione relativa a Libero de Libero l'ha consegnata al centro documentazione a Roma.
Oggi apriamo la cartella Prisco. A Frosinone si intrecciò un gemellaggio potremmo dire tra gli scrittori partenopei e gli artisti frusinati, Prisco, Pompilio e Domenico Rea venivano spesso a Frosinone e gli artisti di Frosinone andavano ad esporre alla “Scogliera” a Vico Equense, la galleria era gestita da Carmelo Malandrino, morto recentemente. Nel vaso di Pandora è come se ci fosse una matrioska con tante piccoline dentro, che ti conducono ad altre piste da ricostruire. Alla Scogliera espone anche la pittrice Raffaella Osario Bonaviri, il pieghevole della mostra è curato da Michele Prisco.
L’archivio di Palma è pieno di foto, che ritraggono il Prisco a Frosinone, a Terracina, un must era la tappa da Giggino (un bar famoso di Terracina), foto in montagna, insieme saranno andati 5 o 6 volte sulle Dolomiti. Sebbene il Prisco avesse una bella villa con affaccio sulla costiera amalfitana, “la casarella”, così la chiamava, a Frosinone aveva messo la tenda dividendosi tra Palma e Bonaviri, qui si intrecciava anche con Vittorio Miele. Spesso anche a Ripi a casa del preside Adolfo Loreti nelle foto spunta il Loreti con la chitarra, Marcello Carlino, Nestore Caggiano e una giovanissima Olga De Gasperis....
A Frosinone il Prisco con la Dante Alighieri presenta tutti i suoi romanzi, il Palma lo segue in due tour, nel 90 in occasione dei “I giorni della conchiglia”, nel 96 con “Il pellicano di pietra”. Il Prisco di premi letterari ne ha ricevuti: nel 90 a Cortina d'Ampezzo, la presentazione del libro coincideva con quella di Piero Angela, entrarono in una sala stracolma, pensarono che fosse per il Piero, invece stupore, tutta quella gente era per il Prisco.IGiorniDellaConchiglia 350 260
Ogni foto che Mario tira fuori è un uragano di ricordi , ci sono anche quelle tristi , la malattia di Prisco, Mario ha mantenuto i rapporti con le figlie, tanto da curare una copertina per la figlia scrittrice. Il Prisco arrivò la prima volta nel 75 per visitare la galleria Montuori, un altro luogo della memoria, era situata nella bassa, in via Marittima, la vecchia farmacia Palleschi è un luogo di ricordi, in cui sono state scritte tante pagine, gli artisti avevano poi il loro corniciao Gerardo Padovese, che aveva il suo laboratorio nel soppalco della mitica Saletta...
Quella Saletta fa brillare gli occhi di Mario, “Faustì..(questo diminutivo affettuoso di chiamarmi Mario lo usa ogni volta che vuole sottolineare i tempi,) anche prima gli artisti soffrivano di invidie, di gelosia, ma c’era un rapporto collettivo, di condivisione, di vita comune, oggi c'è la solitudine dell' artista, ci si incontra alle mostre, si fa sempre un po' di revival su quella mitica Saletta, oggi manca quel luogo di aggregazione, quella Saletta era “transgenerazionale”, oggi c'è incomunicabilità tra gli artisti delle diverse generazioni.

Questo vaso di Pandora che sto aprendo ha duplice scopo, impedire la dimenticanza e creare un ponte tra ieri e oggi .La condivisione in quegli anni era talmente forte che trasformarono una via senza uscita di fronte al fotografo Sandro in via Aldo Moro, in una piccola MONTEMARTRE, lo studio di Loreti, Mele, Palma, Fabrizi il prof dell' artistico, architetti, musicisti si concentrarono li....
Nel 96 ho conosciuto Michele Prisco con gli studenti geometri. ”Il pellicano di pietra”, molte colleghe non capirono la tragedia di quel romanzo conflittuale tra madre e figlia. sui banchi di scuola “la mamma di Cogne” era lontana. Degli appunti di quell' incontro conservo l'amarezza del Prisco che dato dalla stampa come vincente al Campiello, arrivò terzo, narrò la sensazione che un il grande vecchio non avesse voluto farlo vincere, parlò del cambiamento delle case editrici, che da grandi famiglie erano diventate holding, che gestivano i tanti premi come un vigile il traffico. Mi resta una dedica sul libro “alla prof anticonformista con la speranza che svegli la curiosità dei giovani”.....
Torneremo nell' archivio di Mario Palma

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Quella Saletta  fa brillare gli occhi di  Mario, “Faustì..(questo diminutivo affettuoso di  chiamarmi Mario lo usa ogni volta  che vuole sottolineare i tempi,) anche prima gli artisti soffrivano di invidie, di gelosia, ma c’era un rapporto collettivo, di condivisione, di vita comune, oggi c'è la solitudine dell' artista, ci si incontra alle mostre, si fa sempre un po' di revival su quella mitica Saletta, oggi manca quel luogo di aggregazione, quella Saletta era “transgenerazionale”, oggi  c'è incomunicabilità tra gli artisti delle diverse generazioni.

Chi è l'autrice/l'autore
Fausta L'Insognata Dumano

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