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Jacques l'intagliatore

  • Scritto da Loredana Ferri

Louis XIV of Francedi Loredana Ferri - Giugno 2014. Il Re di Spagna Jan Carlos, abdica. A proposito di monarchia e se....

Parigi. Palazzo del Louvre 1701. «A Jacques gli è stato detto che un pittore, un certo Hyacinthe Rigaud aveva dipinto un ritratto al Re di Francia Luigi XIV, con un grande manto foderato di ermellino. Jacques avrebbe fatto qualsiasi cosa per poterlo vedere! Era talmente bello che sembrava di sentirlo respirare. Il Re decise di commissionare al pittore una copia per donarlo al giovane nipote, Filippo V Re di Spagna. Alla fine si tenne sia la copia, sia l'originale rimanendo entrambe in Francia. Consegnò a Filippo V un altro ritratto di lui, con indosso l'armatura».

Intrufolandosi nel palazzo del Louvre, sudato, sporco con indosso i poveri stracci ancora bagnati della pioggia caduta la notte precedente, Jacques correva a più non posso. Per difendersi teneva stretto nella mano il suo inseparabile coltello da intaglio. Attraversò un lungo corridoio, le forze cominciavano a mancargli. Sentiva dietro di se i cani tenuti al guinzaglio delle guardie del Re, che gli gridavano: «Vieni fuori ...bastardo!» Scendendo una scala intravide di sfuggita, una porta socchiusa. Senza esitare entrò. Dentro quel nascondiglio le ginocchia si piegarono, cadde stremato sul pavimento. I cani con le guardie al seguito nel frattempo oltrepassarono la porta dove era rintanato. Aspettò ancora qualche minuto tremante con il cuore che gli scoppiava nel petto, che si allontanassero definitivamente. Solo a quel punto sentendosi al sicuro si addormentò...
Poco dopo, un rumore, forse un boato lo svegliò. Nel rialzarsi dolorante per via di qualche ferita che gli rallentavano i movimenti, pensò di lasciare quel luogo segreto al più presto, per andare alla ricerca del famoso quadro. Guardingo nel riaprire l'uscio cercando di fare piano, una striscia di luce penetrò cadendo su qualcosa. Guardò meglio; gli parve... qualcuno, un volto, degli occhi che lo fissavano. Spaventato, uscì frettolosamente, chiudendo la porta dietro di se. Incuriosito ingoiando la poca saliva che gli era rimasta, trovò il coraggio di riaprirla.
Quel taglio di luce si fece più largo. Per un attimo esitò indietreggiando, Luigi XIV di Franciavedendo ancora quegli occhi, poi... capì che era solo un volto dipinto. Avvolto da uno spesso drappo rosso, Jacques si avvicino' scoprendo il resto del quadro, facendo scivolare a terra il drappo. Senza dubbio era il ritratto di Luigi XIV, la stessa tela che stava cercando. Rimase a lungo incantato a osservarlo, provando un certo imbarazzo trovandosi, si fa per dire, ai piedi del sovrano. Jacques davanti all'elegante e sfarzoso capolavoro allungò un braccio, tese la mano, sfiorandolo con le dita. Poi lo sguardo si posò oltre la tela. La maestosa cornice dorata che la contornava, gli parve familiare. Guardò in basso al centro della cornice, c'èra una targhetta dorata con scritto: Luigi XIV e sotto H. Rigaud, il nome del famoso ritrattista. Fissandolo e toccandolo ancora esclamò', con tono stizzito dicendo: «Accidenti, questa è la cornice che ho intagliato io!»
Per essere sicuro che fosse la stessa, si ricordò che da qualche parte fece un piccolo solco più profondo degli altri. Non fu uno sbaglio, bensì una specie di firma. La trovò! Contento, la accarezzò come fosse una ferita. Ritornando a osservare la tela riconobbe anche il trono dietro al Re. Era stato il padre insieme agli altri ebanisti della falegnameria a intarsiarlo e ornarlo con precisione. Per lui le sorprese non finirono lì! Il fratello maggiore Georges faceva l'apprendista da un tappezziere. Fu lui a cucire la stoffa inserendola nell'intelaiatura del trono, pungendosi svariate volte le dita. La stoffa e il manto, erano stati tessuti da Gisele, una ragazza che abitava dietro casa sua: lei gli insegnò a leggere. In cambio Jacques intarsiò per lei su una formella di palissandro, un bocciolo di rosa. La rabbia lo assalì. In quell'istante si domandò bisbigliando tra se: «Perché su quella targa dorata non c'e' il mio nome, quello di mio padre, di mio fratello e di ... Gisele? Forse noi, valiamo meno del pittore che nel frattempo, dipingendo questa tela, si è arricchito diventando famoso in tutta Europa? Il tempo e le ore, per lavorare quei pregiati oggetti, e forse meno prezioso del suo? Noi in fondo non abbiamo contribuito a completare l'opera? »
Deluso e affranto, adesso che l'aveva trovata, avrebbe voluto rubarla, anche se sapeva che sarebbe stata un'impresa folle. Jacques non riusciva a separarsene. Quegli oggetti dipinti nel quadro, li aveva visti nascere. Sentiva ancora il profumo di quei legni pregiati, mentre venivano lavorati. Tutti erano finiti in quella stanzetta buia e maleodorante. Le sue domande non ebbero le risposte che avrebbe voluto sentire. Dal fondo del corridoio sentì dei passi pesanti che si avvicinavano sempre di più. Sgattaiolò fuori nascondendosi dietro una lunga tenda di una finestra. Vide quattro servi, con una grande cassa che si dirigevano verso il suo nascondiglio. Entrarono. Uno di loro disse sprezzante: «Ah... eccolo, quello spilorcio, la mia paga mi è stata diminuita di mezzo scudo. Tutto il giorno non faccio altro che spostare le sue grandi tele, dove dobbiamo portarla questa?» «Domani, un cocchiere la porterà al castello di Versailles.» Gli rispose un altro servo. Jacques, li guardò mentre si allontanavano fino a scomparire. Nel frattempo fuori, il cielo si coprì di nuvole nere. Era il momento di fuggire da quel luogo. I cani con la pioggia avrebbero perso le sue tracce. Pensò che dopo tutto non sapeva che farsene di quell'ingombrante quadro. Nella sua umile casa non sarebbe entrato neanche dalla porta. E poi il padre gli ripeteva sempre che un giorno non lontano, si sarebbe scatenata una grande rivolta di popolo. Di certo sarebbe andato bruciato dentro qualche camino. A quel punto, fu meglio così. Lì a Versailles, sarebbe stato di certo al sicuro. Jacques se ne andò, con tasca la cosa più preziosa che aveva: il suo coltello da intaglio!

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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