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Tempo d'estate

  • Scritto da Loredana Ferri

JoaquinSorolla L.Ferri 350di Loredana Ferri - La luce improvvisa di un lampo s'insinua come un ladro oltrepassando le persiane della stanza da letto. Illumina per pochi istanti il soffitto, allungando l'ombra del lampadario.
Il lampo si spegne, ma poco dopo, bussa violentemente dietro la porta di casa un tuono, facendo tremare i vetri delle finestre.
Poi fuori, un surreale silenzio sembra aver coperto tutti gli altri silenziosi rumori.
Quel tuono in realtà accompagna una pioggia violenta; scrosciante, insistente che dura da ore.
Basta! Scendo dal letto, apro quelle stesse persiane da dove è iniziato tutto.
Come uno scherzo, la pioggia cessa di colpo.
Di fronte a me vedo un paesaggio dall'atmosfera asiatica nel periodo dei monsoni.
La nebbia è un velo bianco che modifica il colore verde della fitta vegetazione. Intorno a me sento di nuovo quel finto silenzio. È un ticchettio continuo. Scendono dalle foglie le lacrime di quella pioggia appena passata. Lontano, come il fragore di bombe il frastuono di altri tuoni. Richiudo le persiane. Ristendendomi sul letto penso a qualcosa che mi conduce al tempo dell'estate.

"Joaquin Sorolla dipinge questa tela intitolata Saltando la corda nel 1907, dentro le sue innumerevoli opere c'è la luce abbagliante e calda della Spagna. Paradossalmente morì il 10 agosto 1923".Joaquin Sorolla - Saltando la corda, 1907Joaquin Sorolla - Saltando la corda, 1907

Già dalle prime ore del mattino si prospettava una giornata rovente.
Il posto più fresco dove andare era la Villa Comunale di Ceccano. A terra c'erano dei piccoli sassi di ghiaia bianca, alcuni di essi erano colpiti dalla luce abbagliante del sole facendoli sembrare dei diamanti.
Mischiati tra di loro i lunghi aghi dei pini marittimi. Le alte chiome a forma di ombrello donavano a chi sostava sulle panchine di pietra bianca, ombra e frescura.
Nel cuore della Villa si trovava una grande vasca tonda, al centro, uno zampillo dal getto alto. Le schegge dell'acqua riflettevano i colori dei fiori circostanti e dentro nuotavano un piccolo branco di pesci rossi. Le loro bocche aperte sulla superficie attendevano le molliche dei passanti. Io come un derviscio, mi divertivo a girare intorno a quello specchio d'acqua. Giocavo, inseguendo libellule, bambini e qualche gatto randagio. Mio nonno, fedele accompagnatore, passava il suo tempo leggendo un quotidiano; insieme si attendeva l'ora del pranzo. L'aria intanto si scaldava sempre più e la Villa si svuotava dei suoi visitatori. Uscendo il grande giardino riconquistava la sua quiete. Si sentiva solo il cicaleggio delle cicale nascoste tra le fronde dei pini, ritornando a essere le padrone di quel luogo fresco, rassicurante, quasi sacro.
A quell'ora era quasi eroico attraversare il paese. La canicola di mezzogiorno faceva sudare la fronte di nonno. Il grande cappello di paglia non bastava a fermare le gocce, che di tanto in tanto erano asciugate, con un fazzoletto. Arrivati finalmente a casa, si pranzava e tra una portata e l'altra un Tg sfumava con le ultime notizie.
Fuori il sole arrivava sul balcone della stanza da letto. Si spalmava indugiando ed evidenziando le crepe delle case. Attraversava la piazza scaldando i soldati di bronzo del monumento ai caduti. Tutto intorno taceva. Solo un cane passava alla ricerca di un po' di ombra trovata sotto un oleandro. Se il cielo non fosse stato azzurro e quell'astro rovente non picchiasse su tutto, sarebbe sembrata il silenzio di una notte fonda. Non restava che socchiudere le persiane e cercare refrigerio sul grande letto avvolto da un telo bianco. Lì la maggior parte dei miei familiari sono nati e qualcuno ci è anche morto. Non m'importava, perché in quel momento le palpebre si chiudevano, mentre fuori il sole caldo d'agosto scaldava quel balconcino, sperando che prima o poi piovesse.

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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