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L'Ifigenia: quella giusta

  • Scritto da Loredana Ferri

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Particolare della Cassetta di Veroli 390-260di Loredana Ferri - Nella cappella del tesoro del Duomo di Sant'Andrea di Veroli si trovava un capolavoro dell'arte bizantina: " La cassetta di Veroli". Il cofanetto è un porta oggetti in avorio finemente intagliato composto da sette pannelli. In uno di questi è raffigurata "Il sacrificio di Ifigenia", un episodio della mitologia greca. Nel raccontare l'episodio Epicuro Eschilo, Euripide e Sofocle ne danno ognuno una versione diversa: questa è la mia. 

Personalmente non accetterò mai il sacrificio verso il sacrificato, per religione, politica o per altre ragioni. Né la medioevale legge del taglione, o il dente per dente.
Preferisco il termine, sacrificarsi senza avere niente in cambio.


 Ifigenia - Clitennesta

(Una giovane donna è seduta sopra il muretto delle antiche mura del paese.)

Ifigenia: Il mio nome è Ifigenia, da qui vedo la grande sfera infuocata che lentamente senza porre resistenza si lascia ingoiare dal mare. Sento lo sciacquio delle barche dei pescatori che, ormeggiate nel porticciolo, dondolano pigre sfiorandosi sopra la superficie dell'acqua.
So che in questo paese non a molto da offrirmi. Qui hanno vissuto i miei avi. Su questo mare scrittori e poeti scrissero le odi più belle. Provo dunque amore e odio per questo luogo.Ifigenia di Ansel Feuerbach
Questa sera non o voglia di uscire con le mie amiche. Resterò seduta immersa nei miei pensieri, fino a quando scenderà la notte e il cielo di settembre mi mostrerà la costellazione del Cigno.

(In silenzio compare sua madre Clitennesta, avvicinandosi a lei le accarezza la testa e dice).

Clitennesta: Basta pensare figlia mia! Esci, vai con le tue amiche. Non restare sola a ripensare al passato.
(Poi, sempre lentamente esce di scena).

Ifigenia: (con tono triste)
Tempo fa mi è accaduta una tragedia. La potrei paragonare a una di quelle che scrivevano gli antichi poeti.
Sapevo che tra i vicoli antichi non girasse "gente per bene". Sapevo, ma non ci badavo, non m'importava.
A quell'età' mi bastavano le amiche, il piccolo bar all'angolo e i ragazzi. E quando arrivava il sabato sera, salire sul motorino per andare in discoteca, quella del paese vicino.
Quel giorno sono passata nel mondo degli adulti come quando il sole si lascia ingoiare dal mare.


Ifigenia - Agamennone

(Lentamente sul mare iniziano a partire i pescherecci. I bagliori delle lampare illuminano il volto di Ifigenia che proseguendo nel suo racconto abbassa gli occhi)

Ifigenia: Mia madre, Elena, quando era poco più di una ragazzina fu vittima di uno stupro. In paese si mormorava fosse stato un amico di famiglia. Partorì me in segreto presso un santuario. Poi fui affidata e in seguito adottata, ad Agamennone e Clitennesta.

(rialza lo sguardo e dice fiera)

A loro voglio un mondo di bene e per loro mi sono sacrificata...
Nel mio paese, come in tanti altri c'è il cattivo, il violento, anche se non sempre è colpa sua.
Il suo nome è Artemide (nella mitologia greca la dea della caccia). Lei era abile con le armi e prese negli anni il comando su questo territorio, soprattutto sui boschi e su tutti gli animali. Il suo braccio destro si chiamava Calcate un finto santone, un ciarlatano.

(Ifigenia guarda verso il porto)

Come tanti in paese mio padre fa il pescatore, possiede quattro pescherecci. A volte gli capita con alcuni amici, di andare a caccia di nascosto, nei boschi del monte qui dietro per paura che gli uomini di Artemide li sorprendano.
Un giorno cacciò un cervo. La sera al bar offrì da bere a tutti. Forse aveva bevuto un bicchiere di troppo è si era vantato dell'impresa.

(nell'ombra compare la sagoma di Agamennone)

Agamennone: Bevete gente, bevete, questa sera offro io! Oggi a caccia ho ucciso un cervo: Bang; un colpo solo! Artemide non avrebbe fatto di meglio...(la sua sagoma scompare).

Ifigenia: Qualcuno riportò ad Artemide il vanto di mio padre.


Ifigenia

(Un vento fresco sale fino su le mura antiche e la costellazione del Cigno è ben visibile. Ifigenia si alza e s'inoltra scendendo tra gli stretti vicoli del paese fino giù al porto)

Ifigenia: Una mattina presto come sempre, mio padre e gli altri pescatori, si apprestavano a salire sui pescherecci, per la grande pesca della stagione. Si percepiva nell'aria che qualcosa non andava. Le barche, infatti, non si misero in moto. Tutti pensarono a uno scherzo, poi incominciarono a insospettirsi. Dopo pochi minuti mio padre ricevette un messaggio da parte di Calcate ricordandogli l'offesa che aveva recato da Artemide. Le barche erano state sabotate da lei e il ricatto fu il seguente: tempo due giorni o mio padre mi consegnava ad Artemide, o le barche del porto avrebbero fatto una brutta fine; i pescatori sarebbero rimasti senza un lavoro.
Non dimenticherò mai l'espressione di mio padre nel rincasare. Si sedette davanti alla finestra e fissando il porto, ci raccontò tutto. Per due giorni nella mia famiglia regnò la disperazione.

(Ifigenia prosegue con fermezza)

Pensai che l'unica soluzione fosse di sacrificarmi. Solo così i pescatori e mio padre potevano ritornare al loro lavoro. Forse scusando mio padre Artemide avrebbe capito. All'alba mi consegnai. Calcate mi venne a prendere. Lungo il tragitto mi bendò: ebbi paura di incontrare Artemide. Svanì trovandomela di fronte, di colpo mi sentii forte e determinata. Calcate mi fece inginocchiare tirandomi i capelli, intimandomi che li avrebbe tagliati. Continuava a dire che Agamennone non avrebbe dovuto offendere la sua padrona. Le mie suppliche di perdono non valsero a niente. Mi rapirono e mi tennero con loro con la forza. Artemide aveva bisogno di nuove leve, m'insegnò a maneggiare ogni tipo di armi. La mia consolazione fu, che sacrificandomi i pescherecci di mio padre ritornarono in mare a pescare come aveva promesso. Nonostante tutto, non abbracciai mai i suoi metodi selvaggi.


Ifigenia

(Intanto quella sfera infuocata ingoiata dal mare lentamente si risolleva leggera).

Ifigenia: Passarono alcuni anni e venni a sapere che a mia madre gli raccontarono che ero fuggita per amore con un ragazzo. Mio padre che invece sapeva la verità viveva con il rimorso di non aver potuto fare niente per me. Gli sembrò come se mi avesse venduta al migliore offerente.
Dopo anni mio fratello Oreste mi ritrovò per caso liberandomi e riportandomi a casa. Non so che fine abbiano fatto Artemide e Calcate forse, alla ricerca di altri territori da conquistare; so di certo che il loro sacrilegio nei miei confronti fu compiuto facendomi conoscere il male.

La Cassetta di Veroli 380-260

"La cassetta di Veroli" fu venduta agli inglesi nel 1861 ed è conservata al Victoria & Albert Museum di Londra.

 

 

 

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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