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L'Ifigenia: quella giusta

  • Scritto da Loredana Ferri

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 Ifigenia - Clitennesta

(Una giovane donna è seduta sopra il muretto delle antiche mura del paese.)

Ifigenia: Il mio nome è Ifigenia, da qui vedo la grande sfera infuocata che lentamente senza porre resistenza si lascia ingoiare dal mare. Sento lo sciacquio delle barche dei pescatori che, ormeggiate nel porticciolo, dondolano pigre sfiorandosi sopra la superficie dell'acqua.
So che in questo paese non a molto da offrirmi. Qui hanno vissuto i miei avi. Su questo mare scrittori e poeti scrissero le odi più belle. Provo dunque amore e odio per questo luogo.Ifigenia di Ansel Feuerbach
Questa sera non o voglia di uscire con le mie amiche. Resterò seduta immersa nei miei pensieri, fino a quando scenderà la notte e il cielo di settembre mi mostrerà la costellazione del Cigno.

(In silenzio compare sua madre Clitennesta, avvicinandosi a lei le accarezza la testa e dice).

Clitennesta: Basta pensare figlia mia! Esci, vai con le tue amiche. Non restare sola a ripensare al passato.
(Poi, sempre lentamente esce di scena).

Ifigenia: (con tono triste)
Tempo fa mi è accaduta una tragedia. La potrei paragonare a una di quelle che scrivevano gli antichi poeti.
Sapevo che tra i vicoli antichi non girasse "gente per bene". Sapevo, ma non ci badavo, non m'importava.
A quell'età' mi bastavano le amiche, il piccolo bar all'angolo e i ragazzi. E quando arrivava il sabato sera, salire sul motorino per andare in discoteca, quella del paese vicino.
Quel giorno sono passata nel mondo degli adulti come quando il sole si lascia ingoiare dal mare.

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