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Un lungo viaggio verso la felicità

  • Scritto da Loredana Ferri

Indice articoli

Il treno delle castagne loc. S. Ruffillo 350-260Alle prime ore dell'alba, quel sonno rassicurante della sera prima, fu interrotto bruscamente da una frenata improvvisa.
« Signori... si scende per un guasto!» aveva gridato il controllore. Lo scontento generale creò del nervosismo tra i passeggeri che nel frattempo, si era riversato in aperta campagna. Nel trambusto Vanni perse per un attimo i suoi tre compagni di viaggio. Scendendo si erano confusi con gli altri passeggeri dell'altra carrozza.
Con la sua inseparabile valigetta stretta tra le mani, il giovane viaggiatore cercava di farsi largo tra la folla quando, una voce dietro di lui gli gridò in dialetto siciliano: «Ehi... tu con la valigia verde!» Vanni girandosi di scatto, riconobbe la voce della donna che era seduta accanto a lui. Avvicinandosi a lei, gli venne voglia di abbracciarla ma, il suo istinto affettuoso fu frenata dalla sua timidezza. Poco dopo trovarono anche il prete. Il gruppetto finalmente ricongiunto si andò a sedere all'ombra di una pianta e li, mangiarono. Vanni tirò fuori da quella scatola rettangolare un panino con la frittata avvolto a un telo bianco. Fece solo pochi morsi, mangiandone meno della metà.
«Perché non lo mangi tutto? Non hai fame?» Gli chiese la donna mentre allattava il suo bambino. Vanni, gli rispose con ancora con la bocca piena: « No...e... che ne ho uno solo ... la mia mamma non sapeva che il viaggio...era così lungo.» La donna senza pensarci due volte porse a Vanni delle mandorle che erano custodite dentro un sacchetto di stoffa. «Tieni mangia... senti come sono buone! Queste arrivano dal mio paese, tenga padre... mangi anche lei!»
«Grazie figliola... che Dio ti benedica.» rispose l'anziano prete con un accento del nord dell'Italia che Vanni, non seppe riconoscere. L'unico dialetto che conosceva era quello che parlavano al suo paese, qualche frase in americano insegnato dal padre e alcune parole di tedesco.
Il treno nel pomeriggio riprese lentamente il suo viaggio. Finalmente erano arrivati a Livorno. Da lontano si vedeva il mare. I finestrini furono aperti e l'aria entrando nel vagone, faceva spettinare i capelli delle signore, le tende svolazzavano da tutte le parti, anche sul viso del prete che continuava ignaro un sonnellino. I fogli del giornale di un uomo, che era seduto accanto al prete, gli volarono dalle mani, e finirono sulla faccia del controllore che stava in quel momento entrando! Vanni e altre persone che assistettero a quella scena non riuscirono a trattenersi dalle risate. Solo il prete, continò a dormire senza accorgersi di niente. Il controllore paonazzo dalla vergogna gridando a più non posso disse, stizzito: «Vogliamo chiudere questi maledetti finestrini... o no?» La guerra, non era riuscita a portare via a quegli uomini e quelle donne, la voglia di ridere e scherzare. Era solo tanto tempo che non lo facevano.

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