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Leon e la febbre misteriosa

  • Scritto da Loredana Ferri

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Ti ricordi sabato sera? Prima di andare via, augurandomi la buona notte, entrò in quella grande stanza asettica una donna vestita di bianco, portandosi via un carrello pieno di botticini e aghi, spense la luce e uscì. Chiuso nella mia stretta prigione, mi chiedevo cosa mai avessi fatto di così grave, proprio adesso che non mi sentivo tanto bene. IO, quando tu sei stata male per la morte del gatto nero Babu' IO, ti sono stato accanto, IO... non ti ho abbandonato in una prigione come questa! Forse la causa è di quell'irresistibile voglia di libertà? O forse sei arrabbiata quando mi chiami per ore, mentre io sono sotto un cespuglio fregandomene e ignorando i tuoi richiami continuando a farmi i fatti miei? Che ci posso fare, è più forte di me! Noi gatti siamo sempre stati degli incompresi.
Quella sera, però, mi è dispiaciuto vederti andare via un po' triste. Ti assicuro, che quel sabato notte, non fu così brutto perché non ero solo tra quelle sbarre. Nella gabbia successiva alla mia c'era una gattina. Non la vedevo, ma sentivo il suo odore nauseabondo. Quel forte odore non mi faceva dormire così incuriosito da lei, iniziammo a "miagolare" tra di noi. Mi raccontò di non avere un padrone. La sua casa era tra i cassonetti della raccolta differenziata di un grosso condominio, nonostante le apparenze non se la passava così male anzi, a lei piaceva vivere libera e puzzona. Una signora chiamata dai condomini "la gattara" portava quasi tutti i giorni del cibo a lei e a molti altri gatti del quartiere. Chiacchierò anzi miagolò per due ore senza mai smettere. Si vedeva che era una di città perché conosceva tutto di quel mondo. Ebbe svariati amanti e numerosi micini. Una volta fu anche investita, porta ancora le cicatrici che secondo me, la rendevano ancora più interessante.

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