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In cantina magie della memoria

  • Scritto da Loredana Ferri

di Loredana Ferri - Scatole in cantina.

Giorgione 350-287È l'alba. Il borgo presto prenderà vita. Le botteghe e il mercato animeranno le vie e la piazza. Una stradina polverosa fuori dal paese, porta verso la campagna, dove il silenzio è rotto dal fluire lento di un ruscello. Più in la c'è una grotta scura. Molti in paese hanno paura inoltrarcisi dentro. Lì nonostante le apparenze, durante la notte, una famiglia ha trovato un caldo riparo. Con loro un neonato, venuto al mondo poche ore prima, quando il cielo era ancora coperto di stelle. Il suo pianto ha attirato due pastori.
A casa, anche loro hanno dei figli come quel bambino e nel guardarlo, s'inteneriscono. Più tardi i tre lasceranno la grotta incamminandosi verso quel borgo. Forse il padre troverà lavoro come falegname e una casa dove vivere, e il miracolo sarà compiuto...

8 dicembre 2014

Carissimo...
Non so se lo spirito del Natale sia entrato in me dopo aver visto un panettone in una pubblicità' in Tv, oppure se sia stata una lunga telefonata con la mia mamma su cosa preparare quel giorno di festa, o una frase detta da Papa Francesco. Approfittando di questa sensazione, prima che svanisca come una bolla di sapone, scendo giù in cantina. Per me questo luogo è l'evoluzione della preistorica grotta. Misteriosa, buia, ma al tempo stesso rassicurante per chi vuole nascondersi e rifugiarsi in meditazione. Ci sono cantine piccole, grandi, lunghe e strette, umide o asciutte. Scavate in profondità come catacombe. C'è, chi la utilizza per custodire bottiglie di vino pregiato da bere da soli, o per pochi intimi. Alcune odorano di muffa, ma diventano fragranti e stuzzicanti quando si appendono salumi o formaggi. Oppure diventa una stanza degli hobby e chi... in gioventù, ci andava a fare l'amore. Ultimamente le cantine non sono tanto sicure diventando trappole per topi. Nel 2001 la mia è stata allagata dall'alluvione. Con rammarico ho dovuto buttare molte cose, risistemando un po' alla rinfusa dentro delle scatole di cartone quello che sono riuscita a salvare. Ora sono sistemanti in alti scaffali al sicuro... almeno spero!
Dunque, eccomi dentro, nell'antica grotta, accendo la luce, un filo con appesa una lampadina. I miei occhi scrutano tra le tante scatole, ma... eccola, dentro ritrovo palline, fiocchi e alcune candele usate dell'anno precedente. La prendo, spengo la luce e chiudo. Risalendo le scale mi chiedo: e se... curiosassi un po' tra le altre scatole? Riscendo, riapro e accendo di nuovo la fievole luce. E dai tempi dell'alluvione che non vado a sbirciare le scatole in alto. Come un gioco, mi avventuro su una scala poco affidabile. Ne apro una a caso, le mie mani che s'intrufolano dentro, diventano occhi. Al tatto non riconosco quegli oggetti, scendo e appoggio tutto su un tavolino. Ora che li vedo, mi accorgo di averli dimenticati e rimossi dalla mia memoria. Li tiro fuori a uno a uno scartandoli dal loro involucro come fossero regali inaspettati. Con mia sorpresa ritrovo il fermaglio a forma di fiore di quando mi sono sposata. Pensavo di averlo perso invece, era solo nascosto. D'istinto me lo sistemo tra i capelli e corro a guardarmi su un vecchio specchio. Be... diciamo che oggi non lo ricomprerei più. Anche se devo dire che è carino, tanto carino! Stretto da un nodo che a fatica riesco a sciogliere di un sacchettino di plastica, mescolati, tra loro ci sono, dei grossi bottoni anni 50 dalle forme stravaganti. Ricordo ancora gli abiti su cui erano attaccati. Quelli rosso scuro, appartenevano a un cappotto mentre, quelli madreperlati erano su un golfino lavorata con una lana marrone molto spessa. Entrambi i capi erano di mia nonna. almanacco di topolino 1968Tenerli tra le mani oggi mi sembrano gioielli preziosi. Il gioco diventa interessante, quando come un cilindro di un mago tiro fuori avvolti a dei fogli di giornali, due libri miei delle elementari e un quaderno a righe con scritte delle poesie di Gianni Rodari. Ne leggo alcune. La mia scrittura in corsivo ancora incerta è quella di chi ha imparato da poco a scrivere. Mi accorgo con piacere di non averle dimenticate. Circondata dal silenzio che mi mette a proprio agio della cantina, scovo un'ultima cosa: è la copertina dell'Almanacco di Topolino datato, dicembre 1968. Chiuso, tra le due pagine un semplice foglio con disegnato a matita: Qui Quo Qua che, spediscono le letterine a Babbo Natale. È stato mio cugino Pierre a disegnarli uno lo feci io. Non avevo mai visto disegnare così veloce e sicuro. Mi disse: «Se vuoi imparare a disegnare devi saper copiare. Dai prendi la matita, prova anche tu!»Riscoprire la memoria in cantina Fu su quel foglio, che scoprii la mia passione del disegno. Richiudo la scatola e porto con me i bottoni, mi serviranno per la mia composizione natalizia e il foglio con Qui Quo Qua, lo appendo sul frigo. Dopotutto non è così male starsene ogni tanto chiusi in cantina a riscoprire cose che apparentemente non servono più. Mi accorgo che involontariamente questi oggetti non sono stati messi alla rinfusa, ma hanno un filo logico: raccontano il riassunto del mio vissuto. Spengo la luce e richiudo "l'antica grotta".

P.S. Ti lascio caro amico con una frase di Gianni Rodari: "Se ci diamo una mano i miracoli si fanno e il giorno di Natale durerà tutto l'anno."
Buon Natale a te e a tutti i lettori di Unoetre.

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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