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Mercati mon amour

  • Scritto da Loredana Ferri

vucciria 350 260di Loredana Ferri - Terre di mercato. Questo quadro di Renato Guttuso del 1974 ritrae il Mercato di Vucciria di Palermo. Sarà esposto nel Padiglione Italia a Milano in occasione dell'Expo 2015.

In siciliano Vucciria significa "Confusione". Ed è così che un mercato deve essere: vivace e allegro. Una città dentro la città, o meglio un treno, una giostra dove tutto ti scorre veloce e ti gira la testa perché non sai dove guardare. Il mercato è un teatro dove tutti sono i protagonisti. I venditori danno l'inizio al primo atto, le loro grida richiamano la folla che man mano si accalca fino a soffocare. Tutti si sfiorano, si toccano, fino a sentire i respiri di ogni uomo, donna e bambino che ti passa accanto. Come insetti attirati dai fiori, i colori vividi di ogni tipo di verdura, frutta, carne e pesci, ti stordiscono e con il passare delle ore si mischiano tra di loro. Questo succede solo in un mercato in tempo di pace.

Ceccano 1943.

In una fredda mattina del 3 novembre, Maria, con la sua piccola di soli due mesi tra le braccia uscì di casa. Tra il comune e il monumento ogni mercoledì si svolgeva il mercato. La guerra la metteva ogni giorno a dura prova. Con il marito disoccupato, era lei a portare i soldi a casa facendo piccoli lavori di sartoria. Anche il mercato risentiva il disagio di quei tempi. Le contadine provenienti dalle campagne circostanti vendevano dentro delle grandi ceste di vimini che non riuscivano mai a colmare, pochissima verdura. Era un triste mercato, in bianco e nero. La giovane donna però decise di recarsi prima al negozio di generi alimentari, per comprare un po' di pane. Uscendo alle 10:40, un bombardamento da parte dei tedeschi la coglie come una grandine improvvisa. La poca gente sulla piazza,Vucciaria di Renato Guttuso dove si svolgeva il povero mercato, fuggì impaurita e terrorizzata cercando un qualsiasi rifugio dove potersi riparare. Anche le contadine imbracciando le loro ceste abbandonarono quel piazzale dove pochi minuti prima stavano dando svago e sostentamento alla popolazione. Con il cuore in gola Maria riuscì a tornare a casa nascondendosi in cantina con il resto della famiglia. Insieme aspettarono in silenzio che quella grandine di fuoco cessasse. Quel giorno e il giorno dopo ancora mangiarono un po' di pane.
Finita la guerra, il marito trovò un lavoro. Maria ogni mercoledì si recò di nuovo al mercato. Finalmente la sua borsa della spesa, rimasta vuota da tempo, si riempì di nuovo e così anche le ceste di verdura e frutta delle contadine.
Le guerre però sono subdole, non erano e non sono ancora oggi finite davvero.

Maiduguri (Nigeria) 11 Gennaio 2015.

Attacco jihadista Boko Haram. Bimba kamikaze si fa esplodere nel mercato. Diciannove morti.

Il cibo è il mezzo che viene spesso usato per rivendicare il predominio su un'altra popolazione inerme e povera.
Tra pochi mesi forse, si troverà la soluzione per sfamare e dare lavoro nel mondo e di conseguenza sconfiggere tutte le guerre.

Ecco l'ho comprato il biglietto dell'expo di Milano.
Lì, m'insegneranno a mangiare e coltivare alimenti sani.
Farò un viaggio senza passaporto e visiterò il "Mercato" più grande e avveniristico di tutti i tempi proiettato verso il futuro. In una parola sola: una babele moderna.
Mi avevano insegnato che per vivere non si dovesse per forza conoscere tutti gli alimenti e cibi del mondo, ma accontentarsi di quello che ti offre il territorio dove vivi.
Adesso che ci penso era bello prendere un aereo o qualsiasi altro mezzo per andare alla ricerca di cibi a me sconosciuti. Ora avremo tutti i cibi del mondo nei supermercati sotto casa e il fascino sparirà!
E poi, penso tenendo ancora tra le mani il biglietto a quelle popolazioni primitive che abitano negli stati degli stessi partecipanti e che parlano lingue a noi sconosciute. I Sentilinesi del Golfo del Bengala, i Coiva in Colombia, i Masai in Africa e altre cento tribù in via di estinzione che vivono isolati in Peru', Brasile, Columbia, Bolivia, Paraguai, India. Loro non sanno di questo evento. Vivono liberamente cacciando, pescando e coltivando in piccoli orti manioca e mais. Non anno bisogno di mercati perché si procurano il cibo giorno per giorno. Spero che nessuno venga in mente di accaparrarsi i loro territori per mangiare il loro prezioso e salutare mais per far sì che noi occidentali viviamo più sani e longevi. Sarebbe un vero peccato!
Mi chiedo: a Maria questo expo piacerebbe? Già me la vedo alla ricerca della sua contadina con il cesto di vimini con dentro la semplice ma salutare cicoria.

"Tutto ciò che viene mangiato è oggetto di potere". Elias Canetti

Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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