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Un battello lungo il fiume

  • Scritto da Loredana Ferri

Indice articoli

Il villaggio dinverno dei Minatarresdi Loredana Ferri - Un battello lungo il fiume. Il principe prussiano Alexander Philipp Maximilian fu naturalista ed esploratore. Nel 1833 partì con il suo servo e abile cacciatore, David Dreidopper e lo svizzero Karl Bodmer disegnatore, acquarellista per una spedizione nel nord dell'America. Intrapresero il viaggio navigando con un battello a vapore lungo l'affluente del Mississippi, il fiume Missouri. Insieme studiarono e conobbero gli usi e costumi delle tribù native indiane. Fu un viaggio avventuroso sfiorando in alcuni casi il pericolo, ma per questo fu unico e speciale. Il principe descrisse annotando tutto nei suoi diari, mentre Karl disegnò minuziosamente: grandi capi tribù, sciamani, guerrieri, donne e bambini, senza tralasciare nulla di quel territorio incontaminato.

Villaggio pellerossa

"Il villaggio d'inverno dei Minatarres" di Karl Bodmer, acquatinta.


Era bastato un film western visto la sera precedente che in quel pomeriggio d'inverno ci trasformammo in piccoli indiani.
L'accampamento era il lungo corridoio a casa di Sara e Luigi. La foresta e la prateria dove avremo potuto cacciare, era incollata alle pareti: una tappezzeria con stampate delle gigantesche foglie verdi. Un vecchio lenzuolo di lino, sistemato sopra quattro sedie messe una di fronte all'altra, si trasformò in una tenda. Una scopa con un lungo manico di legno rosso, il grande totem. Entrammo in ginocchio, facendo molta attenzione che tutto non si smontasse sulle nostre teste. Ci accomodammo in cerchio con le gambe incrociate e parlavamo tra di noi un incomprensibile indiano. Poi, accendemmo un focolare, con la fantasia...

Durante la notte, la neve ha ricoperto i tetti delle capanne dalla forma circolare e così anche i terreni che corrono lungo il fiume del Missouri dove tra pochi mesi, con l'arrivo della primavera le donne coltiveranno mais, miglio, fagioli e zucche.
Honiahaka, un giovane del villaggio attraverso una crepa guarda con un occhio l'interno di una capanna fatta di terra, rami e ciuffi d'erba. Intravede, le mani esperte di alcune donne che si apprestano ad accendere un focolare, mentre il consiglio degli anziani e alcuni adulti si sono riuniti in cerchio per discutere chi deve essere il nuovo capo tribù. Il tempo per piangere il vecchio capo è finito ora bisogna pensare al popolo del villaggio. Il fumo denso del fuoco come una fitta nebbia avvolge la capanna. S'intravedono solo i volti severi dei partecipanti, che illuminati dalle fiamme li fa sembrare di pietra rossa.
I grandi saggi iniziano a discutere, mentre Honiahaka osserva i loro gesti e ascolta le parole incomprensibili per la sua giovane età. Così annoiato, si dirige verso il sentiero che porta lungo il fiume Knife. I piedi e le gambe affondano nell'alta neve. I suoi passi diventano salti e il suo respiro non è affannoso ma silenzioso come la natura che lo circonda. In cielo si sente solo il volteggiare basso dei falchi dalla coda rossa che con il loro rapido passaggio fanno cadere al suolo la neve sui rami degli alberi. Il giovane porta con sé delle armi: arco, frecce e fionda. È il dono che il nonno materno gli ha fatto dopo avergli insegnato a costruirsele. L'addestramento severo e duro del nonno gli ha fatto conoscere anche le astuzie della caccia e della guerra. Cacciare ora un tacchino o un fagiano è per lui un gioco. Le frecce mirano le prede a colpo sicuro, lasciando sulla neve delle vivide macchie di sangue.
Dietro un grosso salice lungo il fiume dove l'estate scorsa pescava i pesci gatto, ora ci sono solo le oche delle nevi e da più di un mese un battello incastrato tra il ghiaccio. A Honiahaka gli piace osservare di nascosto gli abitanti che vivono in quella barca. Uno di loro rimane per ore immobile, a guardare gli uccelli che volano sopra il fiume, mentre un altro con un bastoncino di legno fa dei segni su qualcosa che non sa spiegarsi. Non gli sembrano ostili, anzi molte volte gli è venuta la curiosità di avvicinarsi a loro, ma gli è stato insegnato che in questi casi è meglio aspettare ancora un paio di lune. Per adesso, preferisce guardarli da lontano con la fionda tra le mani, pronto a difendersi. Intanto nel villaggio dentro la capanna dove è riunito il consiglio degli anziani, si discute, e molti di loro abbandonano la seduta perché in disaccordo su alcune opinioni. Il capo che guiderà il villaggio dovrà essere, un grande oratore, dispensare consigli come un padre senza ordinare con arroganza. Dovrà essere generoso, altruista e coraggioso e saper comandare una battaglia. Inoltre deve saper convincere con le parole gli altri capi tribù mantenendo allo stesso tempo l'autorità' e autocontrollo ma soprattutto deve essere leale. A questo punto sarà molto difficile trovare un guerriero con queste doti. L'unico prescelto tra i molti uomini del villaggio è Hania, un guerriero che ha rubato dei cavalli di una tribù nemica, ma gli anziani non sono convinti!

Tutt'altro scenario si presenta per Honiahaka che si accorge che in quel momento non è l'unico cacciatore a trovarsi tra le sponde di quel fiume. Un fragore improvviso lo spaventa. Aveva già sentito quel tuono, ma mai così vicino a lui. Indietreggia e scappa stringendo la selvaggina tra le mani, lungo il sentiero che porta al suo villaggio. Certo di essere al sicuro si mette di nuovo alla ricerca di cibo. Chinandosi scava sotto la neve: radici ed erba medica. Rialzandosi la sua sicurezza vacilla quando di fronte si trova a faccia a faccia con " il cacciatore tuono, l'uomo con lo strano bastoncino in mano e l'osservatore delle oche delle nevi". In silenzio si guardano, si scrutano stupiti tutti e quattro di quella nuova situazione che non pensavano di incontrare. Il cacciatore, porge al giovane indiano un tamburo di pelle di bufalo con disegnato sopra dei falchi che volano, pensando che fosse il suo. Lo aveva trovato nei giorni precedenti nei pressi di una radura mentre andava a caccia. Honiahaka afferra velocemente il tamburo poi, si volta e scompare velocemente tra gli alberi innevati, lasciando dietro di se evidenti orme sulla neve. Si accorge presto che gli uomini del battello non lo seguono minacciosi dunque, ritorna indietro su i suoi passi e come un'alchimia misteriosa, una volta di nuovo accanto ai tre uomini si accorge di non avere più paura. E così iniziano a comunicare tra di loro. Il pittore inizia a ritrarlo avvolto dentro la sua calda pelliccia di bufalo, le piume sulla testa e il suo volto meravigliato e segnato con colori accesi. Lui in cambio gli offre le radici e le erbe raccolte nel momento del loro incontro. Il principe come un inviato speciale dei giorni d'oggi annota ogni cosa su quegli scambi pacifici.
Verso sera Honiahaka ritorna al villaggio con il tamburo, la selvaggina e la cosa più preziosa: il suo ritratto. Non vede l'ora di raccontare l'avventura che ha vissuto agli anziani. Questi vedendolo entrare come un vento che spalanca una finestra all'improvviso, subito lo rimproverano e lo scacciano per averli disturbati, poi uno di loro riconosce il vecchio tamburo di guerra del capo tribù precedente. Ascoltando stupiti il suo racconto, i saggi dopo una breve consultazione riconoscono in lui un oratore coraggioso, fiducioso di fronte a quei stranieri, mostrandosi generoso e leale con loro. Con una mano alzata un anziano senza esitare sicuro di se dice a gran voce: «Honiahaka... sarai tu il nostro capo del villaggio!». La notte insieme agli stranieri del battello davanti a un grande fuoco si fecero danze, canti fino al nuovo giorno.
Anche dentro la tenda dei "piccoli indiani" era stato scelto il capo tribù. Luigi come segno di vittoria sistemò sopra la scopa dal manico rosso, la bandiera della sua squadra di calcio preferita danzando intorno a lei.

Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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