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Un battello lungo il fiume

  • Scritto da Loredana Ferri

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Era bastato un film western visto la sera precedente che in quel pomeriggio d'inverno ci trasformammo in piccoli indiani.
L'accampamento era il lungo corridoio a casa di Sara e Luigi. La foresta e la prateria dove avremo potuto cacciare, era incollata alle pareti: una tappezzeria con stampate delle gigantesche foglie verdi. Un vecchio lenzuolo di lino, sistemato sopra quattro sedie messe una di fronte all'altra, si trasformò in una tenda. Una scopa con un lungo manico di legno rosso, il grande totem. Entrammo in ginocchio, facendo molta attenzione che tutto non si smontasse sulle nostre teste. Ci accomodammo in cerchio con le gambe incrociate e parlavamo tra di noi un incomprensibile indiano. Poi, accendemmo un focolare, con la fantasia...

Durante la notte, la neve ha ricoperto i tetti delle capanne dalla forma circolare e così anche i terreni che corrono lungo il fiume del Missouri dove tra pochi mesi, con l'arrivo della primavera le donne coltiveranno mais, miglio, fagioli e zucche.
Honiahaka, un giovane del villaggio attraverso una crepa guarda con un occhio l'interno di una capanna fatta di terra, rami e ciuffi d'erba. Intravede, le mani esperte di alcune donne che si apprestano ad accendere un focolare, mentre il consiglio degli anziani e alcuni adulti si sono riuniti in cerchio per discutere chi deve essere il nuovo capo tribù. Il tempo per piangere il vecchio capo è finito ora bisogna pensare al popolo del villaggio. Il fumo denso del fuoco come una fitta nebbia avvolge la capanna. S'intravedono solo i volti severi dei partecipanti, che illuminati dalle fiamme li fa sembrare di pietra rossa.
I grandi saggi iniziano a discutere, mentre Honiahaka osserva i loro gesti e ascolta le parole incomprensibili per la sua giovane età. Così annoiato, si dirige verso il sentiero che porta lungo il fiume Knife. I piedi e le gambe affondano nell'alta neve. I suoi passi diventano salti e il suo respiro non è affannoso ma silenzioso come la natura che lo circonda. In cielo si sente solo il volteggiare basso dei falchi dalla coda rossa che con il loro rapido passaggio fanno cadere al suolo la neve sui rami degli alberi. Il giovane porta con sé delle armi: arco, frecce e fionda. È il dono che il nonno materno gli ha fatto dopo avergli insegnato a costruirsele. L'addestramento severo e duro del nonno gli ha fatto conoscere anche le astuzie della caccia e della guerra. Cacciare ora un tacchino o un fagiano è per lui un gioco. Le frecce mirano le prede a colpo sicuro, lasciando sulla neve delle vivide macchie di sangue.
Dietro un grosso salice lungo il fiume dove l'estate scorsa pescava i pesci gatto, ora ci sono solo le oche delle nevi e da più di un mese un battello incastrato tra il ghiaccio. A Honiahaka gli piace osservare di nascosto gli abitanti che vivono in quella barca. Uno di loro rimane per ore immobile, a guardare gli uccelli che volano sopra il fiume, mentre un altro con un bastoncino di legno fa dei segni su qualcosa che non sa spiegarsi. Non gli sembrano ostili, anzi molte volte gli è venuta la curiosità di avvicinarsi a loro, ma gli è stato insegnato che in questi casi è meglio aspettare ancora un paio di lune. Per adesso, preferisce guardarli da lontano con la fionda tra le mani, pronto a difendersi. Intanto nel villaggio dentro la capanna dove è riunito il consiglio degli anziani, si discute, e molti di loro abbandonano la seduta perché in disaccordo su alcune opinioni. Il capo che guiderà il villaggio dovrà essere, un grande oratore, dispensare consigli come un padre senza ordinare con arroganza. Dovrà essere generoso, altruista e coraggioso e saper comandare una battaglia. Inoltre deve saper convincere con le parole gli altri capi tribù mantenendo allo stesso tempo l'autorità' e autocontrollo ma soprattutto deve essere leale. A questo punto sarà molto difficile trovare un guerriero con queste doti. L'unico prescelto tra i molti uomini del villaggio è Hania, un guerriero che ha rubato dei cavalli di una tribù nemica, ma gli anziani non sono convinti!

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