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Un battello lungo il fiume

  • Scritto da Loredana Ferri

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Tutt'altro scenario si presenta per Honiahaka che si accorge che in quel momento non è l'unico cacciatore a trovarsi tra le sponde di quel fiume. Un fragore improvviso lo spaventa. Aveva già sentito quel tuono, ma mai così vicino a lui. Indietreggia e scappa stringendo la selvaggina tra le mani, lungo il sentiero che porta al suo villaggio. Certo di essere al sicuro si mette di nuovo alla ricerca di cibo. Chinandosi scava sotto la neve: radici ed erba medica. Rialzandosi la sua sicurezza vacilla quando di fronte si trova a faccia a faccia con " il cacciatore tuono, l'uomo con lo strano bastoncino in mano e l'osservatore delle oche delle nevi". In silenzio si guardano, si scrutano stupiti tutti e quattro di quella nuova situazione che non pensavano di incontrare. Il cacciatore, porge al giovane indiano un tamburo di pelle di bufalo con disegnato sopra dei falchi che volano, pensando che fosse il suo. Lo aveva trovato nei giorni precedenti nei pressi di una radura mentre andava a caccia. Honiahaka afferra velocemente il tamburo poi, si volta e scompare velocemente tra gli alberi innevati, lasciando dietro di se evidenti orme sulla neve. Si accorge presto che gli uomini del battello non lo seguono minacciosi dunque, ritorna indietro su i suoi passi e come un'alchimia misteriosa, una volta di nuovo accanto ai tre uomini si accorge di non avere più paura. E così iniziano a comunicare tra di loro. Il pittore inizia a ritrarlo avvolto dentro la sua calda pelliccia di bufalo, le piume sulla testa e il suo volto meravigliato e segnato con colori accesi. Lui in cambio gli offre le radici e le erbe raccolte nel momento del loro incontro. Il principe come un inviato speciale dei giorni d'oggi annota ogni cosa su quegli scambi pacifici.
Verso sera Honiahaka ritorna al villaggio con il tamburo, la selvaggina e la cosa più preziosa: il suo ritratto. Non vede l'ora di raccontare l'avventura che ha vissuto agli anziani. Questi vedendolo entrare come un vento che spalanca una finestra all'improvviso, subito lo rimproverano e lo scacciano per averli disturbati, poi uno di loro riconosce il vecchio tamburo di guerra del capo tribù precedente. Ascoltando stupiti il suo racconto, i saggi dopo una breve consultazione riconoscono in lui un oratore coraggioso, fiducioso di fronte a quei stranieri, mostrandosi generoso e leale con loro. Con una mano alzata un anziano senza esitare sicuro di se dice a gran voce: «Honiahaka... sarai tu il nostro capo del villaggio!». La notte insieme agli stranieri del battello davanti a un grande fuoco si fecero danze, canti fino al nuovo giorno.
Anche dentro la tenda dei "piccoli indiani" era stato scelto il capo tribù. Luigi come segno di vittoria sistemò sopra la scopa dal manico rosso, la bandiera della sua squadra di calcio preferita danzando intorno a lei.

Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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