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Vedute del passato e ricordi di oggi

Veduta di Romadi Loredana Ferri - Vedute del passato: Storia di una fontana e una statua.
L'incisione qui in alto è un'acquaforte dell'architetto e incisore Giovanni Battista Piranesi veneto di nascita e romano di adozione. Da "Le vedute di Roma" del 1750 raffigura tre capolavori del Rione Campo Marzio: in alto a destra la chiesa della "Trinità dei Monti" del 1502. In basso Piazza di Spagna dove passeggiano uomini e donne in costume del settecento e carrozze con cavalli. Al centro la fontana di travertino detta la "Barcaccia". Il Papa Urbano VIII nel 1629 la commissionò allo scultore fiorentino Pietro Bernini e al figlio Gian Lorenzo dove, inserì all'estremità' della barca lo stemma con i simboli del Papa: il sole e le tre api. Nel 1723-26 in occasione del giubileo l'architetto Francesco De Sanctis progetta la scalinata di Trinità dei Monti.
Quando il mio sguardo si posa su ognuno di questi monumenti, penso, alle infinite persone che prima di me si sono soffermate, a guardarli. Sono passati di lì gente ricca e povera, buoni, cattivi e artisti ispirando di conseguenza la loro creatività. Senza dimenticare a tutti quelli che sono saliti e scesi su quella scalinata, magari seduti a gustare un gelato quando arriva la primavera. Poi c'è chi passa ogni giorno distrattamente in tutta fretta, perché abituati a vederli sempre lì. L'importante è che loro ci saranno sempre, silenziosi e pazienti per tutte quelle generazioni future che verranno.


Senza saperlo, io e mia mamma praticavamo, come si dice oggi del volontariato.
Nei pomeriggi, piovosi, noiosi e freddi facevamo compagnia a una vecchina che abitava da sola nell'appartamento di fronte al nostro. Prima di uscire, conoscendo la mia innocente curiosità, la mamma diceva alzandomi il dito indice davanti al naso: «Mi raccomando, a casa degli altri non si tocca niente. Tutto è fragile e si può rompere!»
Chiusa la porta di casa, bastava fare due passi e suonato il campanello, la vecchietta ricurva su se stessa dai dolori reumatici ci veniva lentamente ad aprire. Una volta aperta la sua porta era come se facessi un viaggio dall'Italia alla Cina. Il suo grande appartamento era arredato con oggetti preziosi e profumava d'incenso e fior di...non ricordo quale. Il suo unico e amato figlio lavorava in Cina e ogni volta che ritornava a trovarla gli portava un souvenir. Sembrava, che il "sol levante" si fosse trasferito in ogni stanza: tappeti di seta, vasi bianchi e blu, statuette di giada e avorio e porta profumi di lacca rossa. Mi sedevo, su uno sgabello di legno intagliato e diventavo come una di quelle sue statuette. Non potendo toccare nulla, accarezzavo tutti quegli oggetti con gli occhi. Poi, arrivava il momento del tè preparato lentamente e con sapienza, bevendolo ovviamente dentro delle tazze cinesi. Prima di congedarsi da lei mi premiava, perché ero stata buona e paziente regalandomi delle cartoline che il figlio le spediva. Nel corso degli anni, ho pensato spesso a quella vecchietta e i suoi oggetti cinesi, sperando che qualche erede si sia preso cura di loro o chissà forse sono andati persi per sempre, rimanendo solo nei miei ricordi.
Un giorno, tra le cartoline cinesi che l'anziana signora mi regalava, ne trovai una diversa. Arrivava dall'Iraq...


A nord dell'Iraq un re Assiro lungo le sponde di un fiume costruì una città e infine il suo palazzo.Lamassù Davanti all'ingresso fece scolpire uno di fianco all'altro due giganteschi tori alati chiamati Lamassu' per proteggersi dagli spiriti maligni. Avevano le ali di un angelo e la testa umana con folte barbe a significare la saggezza dell'uomo. Lui era un re colto e innamorato dell'arte. I suoi artisti lo ritraevano nelle sue imprese anche quando con la sua corte andava a caccia di leoni. Vinse molte battaglie e altre ne perse. Il suo impero terminò e la città rimase sepolta e addormenta per secoli, fino a quando nel 1840 un archeologo francese riportò alla luce la città facendola risplendere. Ma come spesso accade, la storia si ripete fino ad arrivare a oggi, con altre guerre e incomprensioni. Un giorno la follia e la rabbia arrivò al limite di ogni ragionevolezza nelle menti di alcuni uomini che parlavano la stessa lingua dell'antica città e portavano le stesse barbe dei Lamassu', ma avevano perso la saggezza. Con delle armi moderne senza sapere quello che facevano si accanirono sull'antica città saccheggiandola e distruggendo statue e razziando molti oggetti. Anche uno dei tori alati fu colpito frantumandogli in mille pezzi un'ala. Gli uomini, compiuto lo scempio, fuggirono lasciando la loro rabbia tra quelle statue spezzate. Nel silenzio della notte la luna illuminò le povere rovine di pietra. Impietosita, regalò al toro mutilato della sua ala, un suo raggio. Così la gigantesca statua spinta da una nuova rinascita spiccò il volo.
Volò... e volò leggera nonostante la sua grossa mole. Dall'alto del cielo stellato vedeva quello che mai si sarebbe immaginato. Altre rovine, distruzione e morte. Volò ancora più in alto rifuggendo da quella vista dolorosa fino a quando arrivò sopra le coste del mare. C'erano delle imbarcazioni traboccanti di una calca umana che si dirigeva al largo. La statua alata pensando che scappavano come lei decise di seguire la loro rotta. Purtroppo sopraggiunse una tempesta e il Lamassu' inerme vide morire ingoiate dalle onde quelle povere persone. Il giorno sopraggiunse, facendo splendere in cielo il sole ignaro di quello che era successo durante la notte. Stanco e stremato dalle forze vide in lontananza davanti a lui una nuvola che mossa dal vento mutava ogni volta la sua forma. Avvicinandosi a lei si accorse che non era una nube ma, uno sciame di api. Le seguì. Volò e volò ancora, fino a quando le api la portarono al centro di una piazza di una città dove c'era un'altra barca ricolma d'acqua, solo che a differenza delle altre, era di pietra proprio come lui. Lo sciame si dileguò e rimasero solo tre api che, si andarono ad adagiare sull'estremità' della barca sopra lo stemma papale. Assetato, il Lamassu' si posò su di lei e facendola oscillare, la svegliò. La barca si accorse che la statua era mutilata di un'ala, così le disse:«Anch'io come te sono stata danneggiata! E non è la prima volta!» Il toro alato comprese il suo dolore. Così decise che gli sarebbe stato accanto per proteggerla dagli spiriti maligni, come faceva secoli fa nel palazzo del suo re. La barca gli disse stupita:«Io sono stata commissionata da un Papa che credeva a un Dio!» Il Lamassu' le rispose:
«Che importa, il mio re credeva in molti dei! Come vedi la mia vita non è stata diversa dalla tua. Questi sono solo i problemi degli uomini. Il nostro compito e dare a chi ci guarda una libera interpretazione. L'importante, non è a quale Dio si crede ma, vivere in pace. Sono sicuro che insieme noi due non dovremo temere nessuno... amica mia!» E da quel giorno la fontana e la statua non si separarono più!

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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