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Il nostro angolo segreto

  • Scritto da Loredana Ferri

Joaquin Sorolla Y Bastida Idyll Javea 350 260di Loredana Ferri - Se qualcuno in gioventù mi chiedeva quali sembianze, avrei preso se mi fosse stata data la possibilità di rinascere, rispondevo di voler essere un feroce e libero leone.
Poi con l'avanzare dell'età e del tempo cambiai idea. Sicuramente era meglio vivere come una grossa e longeva tartaruga. Il guscio sarebbe stato l'unico peso da portare, in compenso mi avrebbe riparato dalle intemperie della vita.
Negli ultimi mesi della mia esistenza ho cominciato a pensare a lei. Non l'avevo dimenticata, sapevo che era la cosa più pura e innocente e per questo motivo, la conservavo gelosamente dentro di me. Così cambiai nuovamente il mio proposito. Mi sarebbe bastato trasformarmi in una leggera farfalla e vivere solo pochi giorni per svolazzare tra un cespuglio e l'altro del suo giardino. Alle donne... piacciono le farfalle e di sicuro mi avrebbe riconosciuto e rivisto per l'ultima volta.
Ieri mattina all'alba il mio desiderio si è avverato diventando una farfalla. La sensazione più bella e appagante è quella di possedere le ali. Mi resi conto che, con il passare delle ore, quel malessere che si prova quando si è umani fatto di rabbia, rancore, ingiustizia, invidia e anche quando ho creduto di provare quel pizzico di felicità stava, lentamente svanendo. Non c'era tempo da perdere! Mi sono diretto verso la panchina, dove dopo pranzo vai a sederti con le tue figlie insieme al vostro amato cane. Ti ho riconosciuto subito nonostante la tua bellezza si sia andata a nascondere dietro le tante piccole rughe del tuo viso. Intrufolandomi dentro i petali di un fiore mentre la mia proboscide risucchia il prezioso nettare, approfitto per ascoltare i vostri discorsi. Sono sicuro che a un certo punto la tua mente ti farà scivolare indietro nel tempo e ti ricorderai, di me... di noi... e del nostro angolo segreto. Mi misi così ad ascoltare attentamente le loro chiacchiere che variavano da, come preparare un perfetto soufflé' al formaggio, a quale cappello andrà di moda il prossimo anno e a come vanno seguiti e allevati i suoi nipoti. Annoiato, ho incominciato a distrarmi e tra me ho pensato a com'era bello quell'angolo di quel giardino di quella casa abbandonata. Era diventato un appuntamento fisso. Tutti i giorni dopo la scuola ci incontravamo lì.
Gli unici cui era permesso spiarci erano, l'aria che nel vederci ci abbracciava teneramente. La pietra dove ci sedevamo, diventava un morbido cuscino di piume. Le foglie delle piante ci nascondevano e arrossivano prima del tempo quando ci baciavamo. JTre cose mi piacevano di lei: i suoi capelli, il suo sorriso e quella piccola e impercettibile cicatrice sotto l'occhio sinistro. Non era necessario fare tanti discorsi e complimenti, sapevamo entrambi di piacerci. E non ci chiedevamo, dove arrivava questo sentimento ci bastava sentirlo dentro i noi, intenso, grande, immenso e nuovo ogni volta che ci incontravamo. L'incredibile era che non ci importava se io e lei possedevamo del denaro, o se eravamo bravi a scuola o se eravamo in tempo di pace o di guerra. Intanto mentre la farfalla ricordava, non si rese conto che erano trascorsi due giorni o forse tre. Le rimaneva poco tempo! Le donne parlavano e parlavano per molte ore e in alcuni momenti ci furono anche dei battibecchi tra di loro. Attraverso i loro discorsi complicati, venne a conoscere un mondo femminile a lui sconosciuto di quando era un uomo. Si rese conto che il suo nome non fu mai pronunciato dalla donna e neppure un piccolo accenno della loro storia. Innervosito di quell'attesa estenuante, decise di farsi notare. Cominciò a volarle sulla testa, dove aveva sistemato con cura tra i capelli una rosa. Lei stizzita da quel volteggiare noioso la scacciò sventolandogli contro un fazzoletto e lamentandosi con le figlie disse:
<< Odio le farfalle... m'infastidiscono. Ogni volta che una mi si avvicina, provo terrore e ribrezzo! >>.
La farfalla andò a nascondersi sotto un tetto, sentiva che il suo tempo stava terminando. Fu talmente forte il dolore di quelle frasi che ricomparvero in quel momento gli ultimi malesseri che solo gli umani provano.
Era deluso e affranto. Non aveva conosciuto nulla di lei, troppo sentimento e poco dialogo. Non poteva immaginare di sbagliare compiendo l'atto più puro e innocente. Riconoscendo i suoi errori si pentì di non averle mai detto quanto gli piacevano i suoi capelli, il suo sorriso, e quella sua piccola cicatrice sotto l'occhio sinistro. Ma soprattutto, di non averle mai detto quanto l'amava.
L'unico modo per porre rimedio era desiderare di... rinascere uomo!

I quadri che hanno ispirato la mia storia provando a parlare d'amore sono del pittore spagnolo Joaquin Sorolla y Batista. La prima tela è del 1900 intitolata "Idyll, Javea". Javea è una località di mare spagnola. Sorolla quando la vide fu folgorato dalla sua bellezza e la descrisse in una lettera alla moglie così: "sublime, immenso, il migliore che conosco per dipingere". La seconda tela è del 1910. Raffigura un momento intimo della sua famiglia dal titolo: "Mi mujer y mis hijas en el jardin".

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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