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Street Art. E un giorno il futuro arrivò!

curiosarenelpassato

Loredana Ferri - Questa bellissima opera di Street Art è impressa in una delle undici palazzine di Tor Marciana, un quartiere di Roma. Gli artisti che l'hanno eseguita sono i francesi Seth e Philip Baudelocque. Il suo titolo e "Il bambino redentore".

In città tutti sapevano che oltre quel muro, c'era il passato... Fu così che un giorno, un bimbo curioso e gigantesco con delle matite super tecnologiche disegnò sul muro una scala, con i pioli color dell'arcobaleno. Mentre la disegnava, si trasformò magicamente in una vera scala. Ci salì sopra, fino a quando la sua enorme testa sbucò oltre il muro e i suoi occhi andarono a guardare il passato.UUno sguardo nel passato - seth new mural in Tor Marancia Tome
Vide il sole stanco del giorno, che si lasciava lentamente scivolare andandosi ad adagiare sul fianco di una collina.
Non trovò niente di diverso dal mondo dietro le sue spalle. Un sole... una collina. Certo, a guardarlo meglio, sembrava un sole un po' malato, a differenza di quello del futuro, ma era comunque un sole!
Decise di scendere, deluso, da quello scenario scontato.


Quando un guaito interruppe la sua discesa. Risalì in tutta fretta e scorse sotto quel muro, un piccolo uomo con un lungo bastone stretto in mano e vestito con delle povere vesti. Al suo fianco, un piccolo cane. L'uomo quando vide la testa del gigantesco bambino non si spaventò, anzi gli domandò in una lingua diversa dalla sua se avesse visto passare di lì il suo gregge. Il bambino comprese le sue parole perché lui, era... il bambino del futuro.
Dispiaciuto, gli rispose che lui era da poco affacciato nel passato, ma che sarebbe stato curioso sapere qualcosa a riguardo di esso e delle sue pecore. L'uomo iniziò il suo racconto. Gli disse che lui era un pastore e che un tempo s'inerpicava su quella collina. Camminava tutti i giorni con il suo gregge, lungo un sentiero stretto e polveroso. Passo dopo passo incontrava solo lucertole e se era fortunato anche ramarri, dalle squame, verde azzurre che sbucavano strisciando rapide tra le pietre e i ciottoli. Quel viottolo portava fino alla sua cima. Lì c'è un pianoro, dove i contadini di quel tempo coltivavano il grano. Nascosta dove adesso si vedono rovi e sterpaglie, sorgeva una torre di avvistamento medioevale. Purtroppo fu saccheggiata dal borgo vicino per estendere i suoi territori e anche lui partecipò a quell'azione vile. Con altri uomini, si gioco' a dadi la torre. Vinse. La occupò, e il giorno stesso la trasformò in una stalla. Dentro ci sistemò delle pecore e del fieno per il lungo inverno. Disse ancora: «In una fredda notte di novembre, per scaldarmi un po', bevvi un sorso di vino. Senza accorgermene finii per scolarmi l'intera bottiglia. Ubriaco, inciampai facendo cadere il lume per terra. Le fiamme del fuoco incendiarono la mia stanza... scappai fuori riuscendo solo a salvare il mio fedele cane. Paralizzato dalla paura, restai a guardare inerme crollare rovinosamente il tetto della torre. Alcune pecore riuscirono a fuggire altre rimasero travolte dalle pesanti travi. Dentro quella torre mi sentivo un re, ma il giorno dopo l'incendio, la mia vita cambio'. Cominciai a sentirmi in colpa. Pensai che quell'incendio, non fosse divampato per caso, ma per via delle cattive azioni che avevo compiuto per ottenere a tutti i costi quella torre. Da allora, vago alla ricerca delle mie pecore. Se riuscissi a ritrovarle, sarebbe come chiedere scusa, per essere stato, uno stolto egoista.»

Il bambino ascoltò meravigliato il racconto del pastore rimanendo senza parole. Con il suo sesto senso sentiva il dolore che provava, e gli disse che nel mondo del futuro nessuno avrebbe mai compiuto le sue azioni, e che tutto era molto, molto diverso.
Mentre rifletteva cercando le parole giuste per consolare il povero pastore, spuntò un gruppo di piccoli uomini e donne di epoche diverse che si andarono ad accalcare sotto quel muro. C'era un soldato, un dittatore, un avvocato, una moglie, un sacerdote, e altri e altri ancora.


Erano agitati e si addossavano le colpe dei loro sbagli uno con l'altro. Vedendo il bambino tutti volevano raccontare le loro storie. Il soldato era amareggiato per aver partecipato in una guerra a cui non credeva. Il dittatore gli raccontò di quanto fosse stato disumano e crudele credendo di fare il bene all'umanità. Il suo fallimento lo aveva portato ad una depressione profonda. L'avvocato invece, aveva difeso un uomo incolpando un innocente al suo posto. Tutte le notti aveva un incubo costante: sognava il povero condannato che si sedeva sulle sponde del suo letto che lo guardava con occhi di fuoco. La moglie di un uomo gli disse piangendo, che per anni aveva subito da lui violenze inaudite diventando complice della sua follia. Era pentita di non averlo mai denunciato e di aver perso gli anni più belli della sua gioventù. E infine, il sacerdote era deluso e rassegnato. Quando era giovane aveva rinunciato a Mari', il vero amore della sua vita. E poi gli parlarono di guerre, crisi economiche, di terremoti e alluvioni, degrado e violenze su violenze. Il mondo del passato anche se era malandato e imbruttito nonostante tutto resistette e rimasero solo pochi piccoli uomini. Adesso che avevano trovato per caso quel bambino gigantesco tutti, gli chiedevano riscatto e redenzione. Il pastore alzando il bastone in alto chiese: «Ma quando e come è arrivato il futuro... raccontaci bambino? Noi l'abbiamo aspettato per anni, per secoli! E forse sceso sulla terra qualche Dio e distratti, mentre litigavamo facendoci la guerra l'uno contro l'altro, non ci siamo accorti di nulla? E perché il futuro non ci vuole?»

Il bambino a quel punto cercò di soddisfare le tante domande, parlando loro in tutte le lingue...
«Quello che so é che... mio nonno mi racconta sempre di un suo trisavolo. Un giorno passò forse proprio sotto quella torre di avvistamento. Oramai ridotta in macerie, dentro quello che restava del suo interno, la natura volle seminare per caso, un seme di fico. L'albero crebbe, le sue grandi foglie, erano verdi e rigogliose. I suoi frutti, grossi e polposi. Il trisavolo affamato per colpa di una delle tante crisi economiche mangiò uno di quei fichi.
Tornato a casa, si accorse che gli venne una gran voglia di fare pace con il suo odiato vicino di casa e perdonò la moglie, di averlo tradito con il suo migliore amico.
Il giorno dopo si sentì meglio e in pace con se stesso.
In paese cominciarono a raccogliere quei fichi dalla polpa ricca contenente la vitamina prodigiosa e ne mangiarono a sazietà. I suoi effetti furono immediati e così iniziarono a esportarlo in tutto il mondo. Il futuro era finalmente arrivato! Le finestre delle case di quel paese e i negozi che erano chiusi da anni per via della crisi, si riaprirono. Tutto si trasformò. Non c'era più bisogno di carceri, di polizia, di leggi e regole, di ospedali e medicine e di nessun Dio di nessuna fede perché gli uomini avevano riconquistato il senno perduto da sempre. Gli esseri umani non avevano più bisogno della loro protezione e andarono ad aleggiare in un'altra galassia alla ricerca di un altro mondo bisognoso. Gli abitanti della terra intanto cominciarono a crescere di statura e parlare tutte le lingue e pian piano, dimenticarono il vecchio passato.
Oggi, grazie a voi, ho imparato a conoscerlo!»
Il pastore gli disse con un pizzico di delusione: «Dunque nessun capo carismatico, nessun Dio sceso sulla terra, niente apocalisse! Semplicemente... un albero di fico nato per caso dentro una torre! Portaci con te nel futuro, aiutaci!»

Il bambino portandosi il dito indice sul naso e alzando gli occhi pensando un po' disse: «Vi porterei con me cari amici del passato, ma avendo conosciuto alcuni di voi, credo proprio che nel futuro vi annoiereste un tantino!» Scese in tutta fretta e per paura che quel brutto passato potesse ritornare cancellò la scala con una gomma tecnologica e ritornò a giocare in quel mondo perfetto.
Dimenticavo di dirvi che in città, si mormora che quel bambino abbia una super fantasia e che, qualche volta le piace raccontare delle super bugie!

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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