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Caccia al tesoro - capitolo 2

  • Scritto da Loredana Ferri

Am Lire 350 260di Loredana Ferri - La brillante idea. (questo racconto può essere anche ascoltato dalla voce dell'autrice. Il player alla fine del testo)*

Le foto ritrovate dentro quel cassetto del comò mi avevano fatto capire, che non erano quelle che stavo cercando. Nana’ il giorno prima mi mandò un messaggio sul cellulare. Scriveva che papà prima di morire le parlò con insistenza di un certo sacchetto di plastica ma, che non ricordava dove nostra madre lo avesse nascosto. Dentro c’erano custoditi: un vecchio rullino e foto di guerra. Il messaggio terminava dicendomi: Cercalo tu, io non riesco a trovarlo! Continuai a cercare dentro la stanza da letto.
La ricordavo più grande e così anche il giaciglio, dove eravamo nati noi.
Mi sembrò logico cercare dentro l’armadio. Al suo interno trovai alcune cravatte di papà perfettamente conservate, forse perché le odiava e le annodava intorno al collo raramente: solo nei matrimoni e nei funerali, compreso il suo. Appesi due vestiti tagliati e cuciti da mamma. Lei era una donna severa con noi figli ma, a suo modo sapeva essere amorevole.
L’unica tenerezza della giornata era quando andavamo a dormire. Mentre ci rimboccava le coperte, raccontava delle brevi storie inventate sul momento. Sicuramente erano degli avvenimenti che le erano accaduti durante il giorno e, con qualche piccolo accorgimento le rendeva simpatiche e allegre per noi. Ricordo ancora la storia del signor Venticello. Era la storia di un uomo che ogni volta che usciva di casa, il vento gli faceva volare il cappello e lui disperato gli correva dietro cadendo e rimbalzando di qua e di là come una palla. Stufo di correre ritornava a casa e immancabilmente trovava il cappello sulla cappelliera. Oppure la storia della contadinella Tilde che andava a vendere al mercato la sua mucca. Tutte le volte che stava per venderla gli scappava e così tornava a casa senza una lira. Poi la mamma, spegneva la luce e ci baciava sulla fronte.
Lei aveva un dono che fu indispensabile durante la guerra per tutti noi perché papà, era perennemente disoccupato. Sapeva adattarsi a qualsiasi lavoro gli capitasse tra le mani: Fece la sarta, la balia e la donna di servizio. Dopo la guerra, comprò delle galline ovaiole che le faceva razzolare nel piccolo orto dietro la casa di nostra nonna. Quando arrivava il giovedì come la contadinella Tilde, andava a vendere le uova al mercato.Donna che cuce di Odoardo Borrani
Fu lei ad avere la brillante idea che suo marito poteva diventare il fotografo del paese. Era giunto il momento che nostro padre terminasse la lunga disoccupazione che durava da troppo tempo. Mentre vendeva le uova alle clienti, mostrava orgogliosa le foto di noi bambini, convicendole a farsi fotografare dal marito. Per incoraggiarli, in omaggio donava a loro un uovo. In pochi mesi davanti al nostro portone di casa si misero in fila: fidanzati, sposi novelli e famiglie con prole e nonni, soldati in alto uniforme, preti e suore del convento vicino a casa e contadini accompagnati dai loro animali. Alcuni pagavano con le AM-Lire. Il quel periodo circolavano ancora questi biglietti dal curioso formato quadrato. Erano stati inseriti dagli americani qualche mese prima dello sbarco in Sicilia e durarono fino al dicembre del 1946. Mio padre accettava volentieri anche: frutta, verdura e altri generi alimentari. Nostra madre per liberarsi del via vai in casa di tutta quella gente, gli cedette volentieri lo stanzino dietro la cucina. Tolse le scope e gli stracci e, la sua adorata macchina per cucire a pedali e, trasformò quel bugigattolo in una specie di studio fotografico...

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Questa volta è un quadro di Odoardo Borrani ad aver ispirato il secondo capitolo di “Caccia al Tesoro”. Il titolo è “Donna che cuce” o “il 26 aprile 1859”. Questa donna non sta cucendo il suo corredo o un vestito per se o per i suoi figli ma, la bandiera tricolore. È una donna come la mamma del protagonista con delle brillanti idee! Mentre sta, cucendo è, entusiasta, concentrata e piena di speranza. La finestra è aperta quasi a voler fare entrare un’aria nuova.

 

Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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