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Caccia al tesoro - capitolo 3

  • Scritto da Loredana Ferri

bimbi3 350 260di Loredana Ferri - Alla finestra con Nanà.
(questo racconto può essere anche ascoltato dalla voce dell'autrice. Il player alla fine del testo)*

Già, lo stanzino dietro la cucina!
In questa piccola stanza dove adesso c’e' un balcone c’era una finestrella. Affacciandosi si vede una piazzetta, dove ancora oggi campeggia un pozzo, le donne andavano ad attingere l’acqua compresa, nostra madre. Da quella finestrella io e Nana’ guardavamo incuriositi tutte quelle persone che entravano e uscivano dal portone di casa. Tra i due lei era la più coraggiosa e soprattutto... fantasiosa. Si era, inventata un gioco chiamato tra di noi, “il gioco del fischio”. Adesso che ci penso non era un gioco ma, uno scherzo un po’ sciocco. Da lì sopra attiravamo l’attenzione, facendo un fischio alle persone che uscivano da casa. I malcapitati, alzavano la testa, mentre noi velocemente scomparivamo dentro per non farci vedere. Un altro scherzo era quello “ della vocetta”. Quando era una donna a uscire dal portone io, la chiamavo con una vocetta:
«Mariaaa, come sei bella! ». Se invece era un uomo, Nana’ chiamava: Bimbi giocano ai dadi«Peppeee, come sei bello!». Tutti abboccavano anche quelli brutti e alzando la testa, rispondevano con un: «Siii!» alle nostre vocette, anche se non era il loro nome. Per noi erano dei divertimenti irresistibili! Io ero più serio di lei e forse in alcuni casi, un po’ noioso. Come un ragioniere, preferivo contare le teste delle persone. Ogni testa, era una lira guadagnata. Due anni più tardi, grazie alle uova vendute al mercato insieme al nuovo lavoro di papà, i nostri genitori erano riusciti a mettere da parte una piccola somma di denaro. Approfittando di quel momento propizio papà pensò di investirli subito. Erano mesi che passava e ripassava davanti a un’ex osteria, distrutta parzialmente da un bombardamento. Finché un giorno, cerco’ di convincere il vecchio oste vedovo e senza figli di farsela vendere. La risposta fu positiva. Insieme al suo amico muratore la misero in piedi diventando un vero e proprio studio fotografico. Quel trasferimento per me e mia sorella, insieme ai nostri coetanei volle dire, salutare per sempre quel luogo. Lì, infatti, passavamo le nostre giornate a giocare sopra al bancone ai tavoli e sedie sgangherate simulando i grandi facendo finta di bere e giocare a dadi. A ricordare quel posto, ci sarebbero state solo le nostre gatte che provenivano da quell’osteria abbandonata. Lasciando lo stanzino significava non avere più papà tra le pareti domestiche. Personalmente mi sentivo sollevato poiché, il nostro rapporto era sempre più burrascoso ma, voleva anche dire addio agli scherzi alla finestra con Nana’. I ricordi ancora una volta mi avevano catturato allontanandomi dalla mia ricerca. Mi guardai intorno e cercai di concentrarmi. In una piastrella che si trovava proprio sotto quella finestra, mamma nascondeva con tanta parsimonia i soldi che insieme a suo marito stavano guadagnando. Forse, poteva nascondersi lì quel sacchetto misterioso e introvabile?

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La foto immortala bambini palestinesi che giocano in una casa distrutta di Gaza. Il quadro a olio invece è del pittore barocco spagnolo, Bartolomè Esteban Perz Murillo intitolato, “Bambini al gioco dei dadi”.
Murillo era riuscito a fuggire dai temi classici della chiesa, preferendo dipingere la vita che si svolgeva sulle strade di Siviglia. Spesso rappresentava bambini poveri ma, felici nella loro condizione sociale. Due epoche diverse ma, per i bambini i giochi non cambiano mai ovunque loro si trovano.

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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