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Caccia al tesoro - capitolo 4

  • Scritto da Loredana Ferri

TavolaCalda 350 260di Loredana ferri - Sorseggiando una birra fresca...  (questo racconto può essere anche ascoltato dalla voce dell'autrice. Il player alla fine del testo)*

Feci un po’ di fatica a trovare quella piastrella. La finestra sarebbe stata per me un punto di riferimento! Con il piede le tastai e calpestai tutte fino a che, ne notai una che traballava. Ebbi un sussulto. Ero eccitato, come quando facevamo con Nana’ quegli scherzi stupidi. Pensai che quell’intuizione mi avesse portato al ritrovamento del sacchetto e che finalmente, tutto stava volgendo al termine. Non appena alzai la piastrella, trovai un buco scavato nel cemento, della polvere e una scatola di latta vuota: quella dove erano nascosti i soldi. Del sacchetto neanche l’ombra. Deluso, iniziai a perdere la pazienza. Cominciava a fare caldo dentro quello stanzino, dove erano ritornati, gli stracci le scope e la macchina per cucire a pedali.
Le campane avevano appena rintoccato mezzogiorno. Decisi così di uscire. Avevo notato che sotto casa c’era un ristorantino. Con la pancia piena la mia ricerca mi avrebbe portato a dei risultati più soddisfacenti. Mi accomodai fuori dove, un grosso albero di un oleandro faceva ombra al mio tavolo. Un giovane cameriere mi servì la birra che avevo ordinato. Mentre sorseggiavo quel liquido fresco, vedevo passare a piedi dei paesani. Avrei voluto salutarne qualcuno, chiamarlo e dirgli: Ciao carissimo... non sei cambiato per niente! Che piacere rivederti ma... vieni... vieni... siediti con me... ti offro una birra e parliamo dei vecchi tempi! Mi accorsi di non conoscere più nessuno. Mi sembrò di essere dentro una metropolitana, tutti erano dei perfetti sconosciuti facendomi sentire, forestiero e solo al mio paese! Cambiai la direzione del mio sguardo. Davanti a me c’erano le stesse case che i bombardamenti della guerra avevano distrutto. Erano state ricostruite come l’ex osteria, all’epoca una speranza per gli abitanti del paese di ricominciare una vita migliore. Sembrava che a ognuno dei miei concittadini qualcuno avesse detto: «e adesso... guarda lontano!» la stessa frase che papà diceva a Nana’ prima di scattare la foto. Ora quegli stessi edifici mi sembravano di nuovo in uno stato di totale abbandono e... non solo loro. Del resto questo borgo, rispecchia altri paesi di provincia e di città del nostro tempo. Forse... abbiamo guardato troppo lontano e non ci siamo preoccupati ogni tanto di soffermarci e guardarci indietro.
Ordinai un caffè, pagai lasciando la mancia sul tavolo al giovane cameriere e, ritornai a cRifiuti per le stradeasa.
Avevo mangiato e bevuto troppo. Mi stesi sul letto... socchiudendo gli occhi. Mi chiesi perché Nana’ mi avesse coinvolto in questa ricerca. Perché non era venuta lei a cercare le foto e il rullino? Come al solito, mi ero fatto abbindolare dalle sue strane fantasie!
Smisi di farmi queste domande, anche perché alla fine questa ricerca mi aveva, incuriosito. Mi resi conto che, l’unico posto dove non avevo ancora guardato era, dentro i due cassetti lunghi e stretti, della macchina da cucire.
Mi alzai di scatto. Mi diressi di nuovo dentro lo stanzino. Aprii un cassettino facendolo scorrere fino in fondo. C’erano dei fili colorati che aggrovigliavano delle piccole forbici, sparsi: aghi e spilli... in fondo incastrato, un sacchetto. Non era un sacchetto ma... Il Sacchetto, che stavo cercando! Quell’involucro trasparente mi faceva intravedere il rullino. Non mi restava altro che cercare le foto! D’istinto aprii l’altro cassetto dove, trovai dei nastrini di stoffa, dei ditali e alcuni bottoni. Le mie dita s’intrufolarono fino in fondo, finché raggiunsero ... le foto di guerra, arrotolate come papiri. Le srotolai. I miei occhi, stavano guardando l’orrore della guerra: due uomini stesi a terra, feriti a morte. Il sangue che li avvolgeva lo vedevo nero. Questo rendeva le foto molto più tragiche. Chi erano questi uomini? Mi aspettavo carri armati, soldati tedeschi o americani, case distrutte, miseria! Invece erano due poveri civili! Ma soprattutto mi chiesi: era stato mio padre a scattare quelle foto?

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Continua...

Hopper Edward è stato un pittore statunitense. Nato il 22 luglio a Nyack piccola città nello stato di New York. Viaggiò in molte città europee. In tutte le accomuna la solitudine e le angosce della vita contemporanea, tema centrale delle sue principali opere. In questa tela intitolata Automat o Tavola calda del 1927 c’è una donna che beve da sola il suo caffè. La sua speranza che entri qualcuno da quella porta e ormai perduta. A farle compagnia è la solitudine.
La foto è il degrado di una città moderna.

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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