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Caccia al tesoro - capitolo 6

  • Scritto da Loredana Ferri

vangogh royalacademy 350 260di Loredana Ferri - La timidezza di quei tempi. (questo racconto può essere anche ascoltato dalla voce dell'autrice. Il player alla fine del testo)*

Finalmente arrivò la sera portandosi via quella giornata inimmaginabile. Era giunto il momento di mandare un messaggio a Nana’: Trovato le foto, torno a casa mia! Che scherzo è mai questo? Ne parliamo, domani!
Varcando fin dal mattino quel portone, frugando in ogni angolo in quelle stanze, la mia memoria non fece altro che condurmi nel passato altalenandosi in momenti di gioia e amarezze. Risalire nel presente fu faticoso. Ebbi l’impressione di essere la sabbia che c’è dentro una clessidra. L’unico modo era di resettare tutto, uscire dalla “clessidra” tornare a casa, sprofondare nel mio letto e dormirci sopra! Uscendo chiusi a chiave il portone, salii sull’auto e avviai il motore, quando, arrivò il messaggio di Nana’: Bravo! Sono riuscita anch’io a trovare una cosa! Ti ricordi la piastrella sotto la finestra dello stanzino, dove c’era una scatola di latta? Dentro, si celava una busta con dentro due lettere. Ora si trovano sopra alla credenza della cucina. A, dimenticavo... prima di andartene ricordati di guardare dentro la cassetta della posta, c’è della vecchia pubblicità da togliere! Grazie... un bacio.Lettera di Van Gogh
Iniziai a imprecare contro di lei! Decisi di fregarmene, partendo velocemente. Svoltato l’angolo, ci ripensai facendo marcia indietro.
La busta era lì, sopra la credenza. Incredibile, ci ero passato mille volte e non l’avevo vista! Aprii la prima lettera. Era mio padre che mi scriveva. Iniziava con... “Caro figlio”. Quel, caro mi suonava strano ma allo stesso tempo, era bello sentirsi chiamare da lui... caro. Chiusi gli occhi cercando di ricordare la sua voce. Volevo sentire dentro le mie orecchie, il suono di quel caro...ma, non ci riuscii. Riaprendo gli occhi andai alla ricerca di quelle parole che da tempo aspettavo.
Erano parole di orgoglio di come nella mia vita mi ero realizzato nel lavoro. Certo lui non poteva sapere che nel frattempo vivevo felicemente con un compagno. Qualche volta veniva a trovarci il figlio con la moglie e i suoi due bambini. Adesso, abbiamo anche un cane e quando litighiamo come tutte le famiglie ulula e si rotola per terra, forse e un modo per farci fare pace. E poi la cosa più importante è che in alcune parti del mondo stiamo conquistando i nostri diritti e a breve, anche in Italia. Con questo pensiero volevo in qualche modo, fargli sapere quello, che in vita non aveva saputo di me. Poi lui proseguì:
Non avrei mai voluto mandarti via dalla famiglia ma, il paese, i tuoi coetanei... vedevo... come ti guardavano... sentivo... come bisbigliavano ogni volta che ti voltavi. Tutto questo, mi faceva stare male era un dolore senza fine e senza cura. Per me eri semplicemente un ragazzo sensibile, educato, curioso di ogni cosa...insomma, eri... mio figlio e basta! Così ti allontanai, da tua madre, da Nana’ e da...me. È stato penoso ma, allora, fu l’unica soluzione. Quel giorno della tua partenza per il militare, avrei voluto che non arrivasse mai, vedevo il mio ragazzo che mi guardava con disprezzo. Ricordi, prima dello scatto, ci fu una lunga, attesa! Mi nascosi dietro quella macchina fotografica perché, mi scappò una lacrima. Ero spaventato del futuro, non potevo immaginare cosa ti avrebbe riservato. Pur di non vederti partire così arrabbiato con me, avrei voluto dirti che... sapevo tutto di te. Purtroppo la timidezza di quei tempi in cui vivevamo mi bloccò! Credimi so che è tardi per dirtelo ma ti ho voluto sempre un bene infinito. Lessi tutto in un sol fiato, pensando di bere un bicchiere d’acqua fresca, assetato dalla mancanza di quelle parole paterne e piene d’amore per me.

*In voce. Clicca sul quadratino verde

Continua...

In una delle tante lettere di Vincent van Goh scriveva così al fratello Theo: Quando scrivo non avverto la stessa difficoltà che incontro nel dipingere le mie tele...
Nella “ Natura morta con cipolle” del 1889 il pittore sembra aver appena terminato di scrivere una lettera messa nell’angolo del tavolo. Volle rassicurare il fratello dopo aver passato un brutto periodo. Era, ritornato a dipingere dopo una furibonda lite con P. Gauguin la quale Vincent si tagliò un orecchio e Gauguin ripartì a Parigi. In alto una lettera di Van Gogh.

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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