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Miriam e il suo pittore di Veroli

  • Scritto da Loredana Ferri

Miriam AlessandroMazzoli orizzdi Loredana Ferri - Il medico di famiglia fu chiaro con Alessandro, per la madre, senza dubbio, l’aria salubre di Veroli le avrebbe giovato.
Così lasciarono Roma per l’antica cittadina ciociara alloggiando nella casa paterna. All’inizio per lui lasciare gli amici, lo studio di pittore nella centralissima via Monserrato e qualche fidanzata, fu scioccante. Ci vollero alcuni anni per ambientarsi e cambiare di conseguenza le sue abitudini. Tutte le mattine Alessandro si fermava in Piazza Mazzoli a bere un caffè. Poi percorreva via delle Selle, Piazza Palestrina, fino a Largo Guglielmo Marconi. E in quest’angolo di pace si sedeva su una delle panchine. A quell’ora di solito non c’era mai nessuno per fare due chiacchiere, così si metteva ad ascoltare l’acqua della fontana dietro di lui, che scendeva lenta dalle bocche dei delfini di pietra. Il panorama generoso si apriva davanti a lui come la gente che abita in questi luoghi. I Monti Lepini, le colline, Frosinone, Sora, piccole frazioni si nascondevano dietro la foschia mattutina. Stava imparando a conoscere i colori e le sfumature infinite di quel panorama. I verdi e i gialli dei monti che mutano a secondo delle stagioni; al marrone dei terreni arati in primavera; al porpora e rosa arancio dei tramonti d’estate. A distrarlo da tutto questo e dagli affreschi che stava iniziando dentro la Basilica di Santa Maria Salome, fu una giovane donna, mai vista in paese. Era dai tempi di questa Santa che non si vedeva una straniera da quelle parti. La protettrice del paese venuta da Batsaida, arrivava dalla lontana Galilea e si era fermata a Veroli per divulgare la parola di Gesù’. Alessandro stava pagando il caffè al cameriere, mentre lei si andò a sedere accanto al suo tavolino. Lui era un bel ragazzo e non faticò molto per convincerla a farsi fare un ritratto da lui. E così, un pomeriggio di ottobre, Miriam occupò il posto di quel panorama. I suoi disegni, gli affreschi, il caffè al bar, il severo nonno e forse anche sua madre passarono in secondo piano. Lei era diventata per lui le colline, che a secondo delle stagioni mutano dal tenero verde chiaro primaverile al giallo d’orato dell’autunno. I suoi occhi scuri erano la terra dei campi. I suoi seni rosa erano i tramonti d’estate.
Quel tavolino al bar era diventato il loro punto d’incontro. La giovane donna proveniva anche lei dal Ghetto di Roma. A lui non creò nessun sospetto o timore nei suoi riguardi. Quando studiava all’Accademia delle Belle Arti in Via Ripetta, conobbe molti studenti ebrei, diventati in seguito i suoi più cari amici. Lei si trovava a Veroli per insegnare a suonare il violino al figlio di un noto signore del paese.Miriam di AlessandroMazzoli Alessandro alternava le sue giornate tra il sacro e il profano. Di giorno era impegnato con gli affreschi nella Basilica di Santa Salome. Di notte s’incontrava con la giovane donna. Da quando c’era lei, le giornate di quell’inverno dove le piogge e il vento freddo proveniente dai Monti Ernici gli sembrarono meno lunghe, noiose e tristi. Dopo le sei, quando il buio come un velo nero si posava leggero sopra le case di pietra e s’insinuava tra le vie del paese, lei andava da lui. Per paura che il nonno severo e la madre religiosissima la vedessero entrare a casa Alessandro, le aveva dato una chiave di un portoncino cigolante che si trovava nel retro della casa. Di solito era aperto una volta l’anno a fine agosto, per far entrare i ciocchi di legna da ardere nel camino. Miriam entrava, saliva una scala, attraversava il lungo corridoio e s’intrufolava della sua camera studio. Si spogliava e lui la ritraeva. Il ritratto, sembrava non volerlo terminare mai. Ogni sera, dava poche pennellate mentre Miriam, le raccontava vecchie storie e filastrocche ebraiche, alternavano a tutto questo effusioni d’amore. A notte fonda prima di congedarsi dal suo pittore, le sussurrava parole in ebraico. Lui non le capiva, ma le traduceva a suo modo come un: ti amo. Alessandro si era innamorato perdutamente di lei e quella storia clandestina rendeva più intrigante la loro passione. Arrivò a pensare che tutto fosse frutto della sua fervida immaginazione. Poi una sera Miriam le disse che era preoccupata per la sorte dei suoi familiari rimasti nel Ghetto a Roma, per via delle persecuzioni razziali. Alessandro aveva capito che presto sarebbe partita e quella sera stessa, ultimò il ritratto. La sera seguente lei come di abitudine entrò attraverso il portoncino, salì le scale dove dei lumini accesi la indirizzarono sopra un lungo terrazzo. Come sempre Alessandro era lì ad attenderla. Miriam aprì la custodia del suo violino. Lo sistemò sotto il mento e lanciò su tutta la vallata, le note più tristi che avesse mai suonato. Fu l’ultima volta che Alessandro la vide. Dal giorno della sua partenza, tutte le mattine Alessandro andava a prendere un caffè al bar. Poi percorreva via delle Selle e Piazza Palestrina fino a Largo Guglielmo Marconi. In quell’angolo di Veroli si sedeva su una panchina e guardava il panorama. Cercava Miriam continuando ad amarla tra le colline verdi e gialle che a secondo delle stagioni, cambiano di colore, sulla terra dei campi arati in primavera, nei tramonti rosa dell’estate.

Alessandro Mazzoli nasce a Roma nel 1906. Dopo il liceo classico, studia all’Accademia di Belle Arti in via Ripetta.
Più tardi aprirà uno studio in via Monserrato. Negli anni trenta va a vivere a Veroli. Insegna disegno nelle scuole medie statali di Frosinone. Si sposerà nel 1942 con Giulia Branducci ed ebbe quattro figli.

“Non tutti i pittori e le loro opere devono per forza essere appese in una sala di un museo per essere considerati bravi e famosi. Alessandro Mazzoli ne è un esempio.”

 

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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