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La gazza della signorina Cecilia

  • Scritto da Loredana Ferri

Gazza di Monet 05 350 260di Loredana Ferri - La gazza della signorina Cecilia.

A Cecilia, nei lunghi pomeriggi d’inverno nella sua casa sulle colline torinesi, piaceva leggere i suoi romanzi sul divano a fiori accanto alla finestra. Mentre meditava tra un capitolo e l’altro, guardava attraverso le tende bianche trasparenti e leggere, la neve azzurrina, che si era posata durante la notte. La luce del sole, illuminava il suo il viso e quel tepore le faceva socchiudere gli occhi. Un giorno il sole stava tramontando e quella calda luce su di lei, si fece fredda così si alzò ad accendere il camino. Risedendosi sul divano vide in giardino una gazza sulla staccionata. E fin qui non c’era niente di strano! Osservandola bene però, si accorse, che la povera gazza non possedeva la sua ombra sulla neve. Incredula si precipitò fuori per guardare meglio. La gazza, infatti, sembrava aver perso la sua ombra. Spaventa, tornò dentro casa richiudendo di colpo la finestra. L’uccello spiccò il volo, inoltrandosi nella campagna diventata buia. Il giorno dopo l’uccello ritornò alla stessa ora posandosi sulla staccionata. La donna, pensando di vedere un fantasma chiese alla sua cameriera di guardare fuori dalla finestra quella strana gazza. Così per accontentare la sua padrona diede una sbirciatina veloce. Poco dopo, iniziò a urlare terrorizzata scappando verso la porta d’ingrasso gettando sulla neve il grembiule.
Il mattino seguente in paese, si sparse la voce che nella casa della signorina Cecilia c’era il fantasma di una gazza. In poco tempo, amici e parenti si allontanarono la lei. Il maggiordomo, il giardiniere e la cuoca si licenziarono, lasciando la sua casa a gambe levate e persino la sua gatta: una grandissima esperta cacciatrice di uccelli di tutto il caseggiato.
Rimasta sola in quella grande casa, gli unici a farle compagnia erano i suoi libri e...la gazza. Per farla volare via gli gettava contro ogni cosa, compresi i suoi adorati libri.
Tutti i suoi tentativi per scacciarla furono vani. Un pomeriggio, disperata, quando la gazza arrivò posandosi sulla staccionata, uscì avvicinandosi a lei.
Il pennuto la guardava fisso negli occhi aprendo le sue ali bianche e blu. Cecilia presa dalla rabbia allungò la mano per acciuffarla. Ma, quando le sue mani si stavano posando sul collo per stringerla, si strusciò contro come un gattino. Improvvisamente i suoi sentimenti di odio cambiarono, trasformandosi in una pena infinita per quell’uccello senza un’anima, anche se, non le dispiaceva quell’aspetto inconsueto e stravagante. Decise così di aiutarla. La mattina seguente le venne un’idea. Aveva letto su un giornale, di un pittore francese un certo...Monet. Lui, insieme a altri pittori aveva creato un nuovo movimento pittorico chiamato, impressionismo. Era, un grande osservatore delle ombre sulla neve e non solo. Chi meglio di lui poteva aiutarla? Preparò in fretta una valigia e disse alla gazza che le avrebbe portato l’ombra più bella e colorata che mai fosse stata realizzata nella storia dell’arte. Arrivata in Normandia in un paese chiamato Entrat, bussò alla porta di casa del pittore. Andò ad aprile, un’esile donna dai grandi occhi neri dicendole che il marito era sulla spiaggia a dipingere la scogliera. Particolare della Gazza di Monet

Cecilia si precipitò da lui. In lontananza vedendo il pittore intento a catturare la luce che si posava sul mare, le corse incontro. Ma, mentre stava per raggiungerlo, un’onda altissima per via del mare agitato, la inondò completamente facendola cadere dentro l’acqua. Purtroppo per lei una volta riemersa dalle acque, il pittore, non c’era più. Infreddolita, raggiunse di nuovo la sua abitazione. La moglie riaprendole la porta, rammaricata le disse che era dovuto partire improvvisamente a Rouen per dipingere, la famosa cattedrale gotica. Cecilia, non si perse d’animo cercando di raggiungerlo. Anche questa volta per un soffio arrivata sul sagrato della cattedrale, il pittore era già partito per dipingere il disgelo sulla Senna. Sembrava che il destino non volesse farli incontrare. Triste e rassegnata ritornò a casa sua senza l’ombra. La gazza, sembrava aver capito e tutte le sere, al tramonto andava a trovare Cecilia guardandola mentre leggeva attraverso la finestra.

Passarono alcuni anni, quando un giorno mentre andava a comprare il pane, su un muro vide una locandina che pubblicizzava una mostra di Monet al Museo d’Arte Moderna di Torino. Il giorno dopo si mise in fila al museo. Si emozionò, quando vide sia il quadro della scogliera di Entrant e la cattedrale di Rouen ritratta all’alba e al tramonto. Quando vide in fondo alla sala un gruppetto di persone. Stavano ammirando un’opera giovanile del pittore. Il titolo della grande tela era... la gazza. Socchiuse gli occhi abbagliata dalla luce che emanava. Avvicinandosi sempre di più, scoprì con stupore che era “la sua gazza nera”sopra la staccionata, sintetizzata in una semplice piccola macchia. La sua ombra blu, impercettibile e leggera si posava delicata sulla neve, dentro un paesaggio ovattato e silenzioso. Pensò, che forse Monet, preso da un sentimento talmente forte mentre dipingeva, avesse portato via l’ombra alla gazza. La signorina escogitò in quel momento un piano.
Sicura che il maestro avrebbe capito il gesto che stava per compiere, posò delicatamente le mani sull’ombra e con lo stesso sentimento che mise Monet per dipingerla, cercò di riprendersi l’ombra rubata. Ebbe la sensazione di sentire le sue mani diventare gelide come se stesse realmente toccando la neve. Capì che l’aveva finalmente ripresa!
Si fece largo tra la gente, uscì dal museo e si affrettò a ritornare a casa. La sua amica gazza era lì che la aspettava fiduciosa nella sua impresa. Cecilia si chinò a terra, aprì le mani che trattenevano l’ombra e delicatamente la posò sulla neve. La gazza aprì le sue ali bianche e blu riprendendosi con sé l’ombra. Cecilia la vide volare via nel buio della notte mentre la luna, faceva brillare la neve su tutta la campagna. Peccato che quella scena Monet non la vide, sicuramente avrebbe catturato quell’istante fugace.

“La gazza” è una grande tela di Claude Monet dipinta tra il 1868- 1869. Fu rifiutata al Salon del 1869. Un mercante d’arte di Parigi, Paul Durand Ruel comprò la tela e molte opere di Monet, sostenendo lui e gli altri pittori impressionisti di continuare la nuova arte anche se contestata.
Disse Claude Monet di Durand Ruel: “Senza di lui non saremmo sopravvissuti, saremmo tutti morti di fame”.
Nel 1984 divenne proprietà del Museo d’Orsay.

 

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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