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Il ladro: Black-out

  • Scritto da Loredana Ferri

fernando botero il ladro 350 260di Loredana Ferri - Con questa ultima frase tratta dal libro di Hermann Hesse dal titolo: Il pellegrinaggio in Oriente del 1932, ho voluto iniziare una storia mia, completamente diversa. “Le candele si consumarono e si spensero, io mi sentii prendere da un’infinita stanchezza e da un gran sonno e mi allontanai in cerca di un posto dove potessi coricarmi e dormire...”.

Quel gran sonno era dovuto a qualche bicchiere di troppo. Però, se non avessi bevuto, non credo avrei avuto il coraggio di fare quello che ho fatto! Volevo uscire da quell’appartamento il più presto possibile. Per non svegliare i condomini mi tolsi le scarpe e scesi in punta di piedi.
La fortuna volle che il portone fosse aperto. Uscii, ritrovandomi sul marciapiede della strada principale. Anche i lampioni erano spenti. Tutto il quartiere improvvisamente si trovò al buio, avvolto in un silenzio surreale. Quel silenzio si sente solo dopo un’abbondante nevicata. L’altra sera però c’era la luna piena e le stelle brillavano come miliardi di lampadine. Nonostante la mia mole appesantita m’incamminai velocemente. L’autobus dell’ultima corsa con dentro solo il conducente mi passò accanto, illuminando i miei passi. Mi tirai su il bavero della giacca e mi portai la mano davanti alla faccia. Avrei potuto attraversare e mi sarei trovato di fronte il mio condominio, salire e chiudere la porta dietro di me. Non lo feci. Era troppo rischioso, sicuramente avrei incontrato qualche vicino di casa. Vagai per la città. Aspettavo alba, anzi il pomeriggio. Solo al quel punto potevo sentirmi al sicuro. E tornare finalmente a casa.

L’aria fredda cominciava a svegliare la mia coscienza e questo non mi piaceva.Il ladro di Fernando Botero

Mi misi le mani in tasca. In una c’erano le banconote che avevo rubato. Pensai che, con quelle non sarei andato neanche un giorno al mare con i miei figli. Bel padre che sono! E tutta colpa della mia ex moglie che continua a chiedermi soldi e soldi... con quello che guadagno! Ci siamo lasciati perché diceva che la picchiavo. Bugiarda... erano solo piccoli schiaffi! Se le meritava, mi tradiva.

Comunque io non sono un ladro, come quelli che si sentono alla Tv. Quelli che sparano e si drogano e ammazzano. Io non sono un ladro... io... la mia religione lo dice chiaro: non rubare. Giuro che è l’ultima volta che lo faccio. È andata così. La vecchia è un anno che la osservo dalla mia finestra. Come tutte le sere dopo cena gioca al solitario. Di colpo come tutti nel quartiere si è trovata al buio. Si diresse appoggiandosi a una sedia e un mobile, dove teneva le candele e i fiammiferi. Le accese sistemandole sul tavolo e si rimise nuovamente a giocare a carte. Mi sono detto: «Adesso o mai più». Ho bevuto due grossi bicchieri in un sol fiato di vodka. Sono sceso in fretta dalle scale del mio condominio. Il suo portone era aperto. Giunto davanti alla sua porta ho inserito un coltellino affilato nella serratura. È stato facile, la porta si è aperta subito non era di quelle blindate. Lei era lì intenta su quelle carte. Non si era accorta della mia presenza. Attorniata da tutte quelle candele che le illuminavano il viso rugoso, mi apparvero ancora più profonde. In quel preciso momento lei, diventò il mio nemico. Afferrai il suo bastone e la colpii dietro la nuca. Mi avvicinai al cassetto, dove teneva i soldi mettendomeli in tasca. Mentre in un sacco, misi le quattro cose che mi sembravano preziose. A quel punto le candele si fecero basse e si spensero. Per via della tensione accumulata, le forze incominciavano ad abbandonarmi. Non vedevo l’ora di tornare a casa e andare a dormire e dimenticare tutto quello che avevo fatto. È così che sono andati i fatti mi creda signor maresciallo è tutta colpa del black-out. A proposito... la vecchia... sta bene?

Il quadro in alto è del pittore e scultore colombiano Fernando Botero intitolato: Il ladro. Le sue tele sono famose per le forme fisiche esageratamente tonde. Pur rimanendo un vero ladro, Botero, lo fa sembrare tenero, goffo e simpatico.

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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