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Storia di Gatta e altre avventure... cap 3

Capitolo terzo

Sognando sotto il rosmarino
(storia di Gatta e altre avventure...)

Racconto e disegni di Loredana Ferri

LA VICINA DI CASA

LFerri Gatta 225Io e le mie amiche Clo', Martina e Stefi durante l'anno andavamo a scuola di danza classica. Un giorno ci venne l'idea di organizzare un balletto nel mio giardino. Papá ci aveva costruito un piccolo palco fatto di assi di legno e le nostre mamme ci avevano cucito con dei vecchi vestiti dei bellissimi costumi di scena.
I pomeriggi li passavamo a provare il balletto, mentre Gatta incuriosita ci osservava seduta sotto il rosmarino. Tutto era pronto per lo spettacolo del sabato sera ma io e le mie amiche non eravamo piu' cosí sicure di noi, mancava qualcuno che ci guidasse e che ci desse dei consigli utili. Eravamo scoraggiate al punto di rinunciare al balletto, anche se avevamo già invitato tutti gli amici del paese. Ormai era tardi per tirarsi indietro perché mancavano solo due giorni al sabato.
Quella notte ero talmente agitata da non riuscire a prendere sonno, così dopo essermi girata mille volte nel letto, mi alzai senza far rumore e nella penombra sgattaiolai fino cucina. Mentre aprivo la dispensa, dove nonna Ada teneva i suoi magnifici biscotti al cioccolato, vidi dalla finestra un lumino fioco che illuminava la stanza da letto della signora Domitilla.
Lei era seduta e piangeva addolorata stringendo tra le mani una fotografia che ritraeva un gatto. Sono tornata a letto e ho pensato che forse sotto quei vestiti cosí dimessi e quell'aspetto duro batteva un cuore tenero. Il giorno dopo ho raccontato alla mamma quello che avevo visto e lei mi diede l'idea di invitare anche lei al nostro balletto, in quel modo forse, si sarebbe sentita meno sola. Così gli scrissi un biglietto d'invito e l'ho misi nella sua cassetta della posta.
La risposta fu immediata: «mai e poi mai; non vengo a casa vostra finché c'e' quel gattaccio pieno di pidocchi!» ci gridò dalla finestra mentre provavamo il balletto in cortile. Ci siamo guardate incredule, mettendoci a ridere, rispondendole: «chi ti vuole brutta strega rimani pure chiusa dentro quella casaccia!». Lei richiuse la finetra facendo tremare i vetri. Poco dopo la vedemmo uscire da casa sua in tutta fretta con la testa bassa brontolando qualcosa fra sé e sé. Nel cielo comparvero dei grossi nuvoloni neri e scoppió un violento temporale; noi siamo corse a casa a ripararci e a farci preparare da nonna Ada la merenda.
La pioggia cadeva violentemente e i fulmini spaventarono Gatta che scappó nel campo di granturco . Dopo mezz'ora la signora Domitilla tornava senza ombrello, con una mano teneva il sacchetto della spesa con dentro la farina, il vino e altre cose, nell'altra mano il suo inseparabile bastone.



In quel momento le volarono sulla testa due gazze che cominciarono a beccarla e mentre una la beccava, l'altra nel frattempo gli sfilò il fermaglio dai capelli. Domitilla alzó la testa per scacciare gli uccelli, appoggió il suo bastone su una pietra scivolosa e finí dritta nel fossato di casa sua.
Di tutto ciò non ci accorgemmo di nulla, io e le mie tre amiche eravamo sedute davanti alla televisione a guardare il nostro cartone animato preferito. Papà era rilassato sullaLa caduta delle signora DomitillaLa caduta delle signora Domitilla sua poltrona mentre ascoltava la musica con le cuffie, mamma e la nonna ascoltavano alla radio delle ricette di cucina. Solo Gatta sentí «aiuto, aiuto qualcuno mi aiuti vi prego!» e subito uscí dai filari di granturo, corse verso il fossato e li cominció a miagolare forte. «Via, via brutta bestiaccia!» gridava Domitilla.
Gatta corse a casa da noi, saltò sul davanzale della finestra della cucina cominciò a miagolare finché la mamma non le aprì. A quel punto corse verso il fossato. Ci siamo affacciati tutti dalla finestra e abbiamo visto Gatta e la testa che spuntava della signora Domitilla dal fossato. Ho gridato a gran voce: «papà, la signora Domitilla e caduta dentro il fosso!». Corremmo tutti in suo soccorso sotto la pioggia. Avvicinandoci ci siamo dovuti trattenere dal ridere: Domitilla era tutta bagnata non solo perché pioveva, il vino si era versato addosso e la farina era diventata una colla appiccicosa sui vestiti e sui capelli.



Era veramente orribile! L'abbiamo aiutata a uscire dal fossato e portata a casa sua. Una volta entrati si sedette su una poltrona dalla fodera oramai lisa dal tempo e la mamma le versò un bicchiere d'acqua. Nel frattempo, dopo tutta quella confusione il temporale cessò, in quella stanza semi buia un raggio di sole filtrò attraverso le persiane.
A quel punto mi guardai intorno e notai che appese alle pareti c'erano delle foto che ritraevano Domitilla quando era giovane e bellissima mentre danzava, e il pubblico da lontano applaudiva gettandole rose rosse sul palco. Potete capire il mio stupore e quello delle mie amiche; rimanemmo a bocca aperta. Ha rompere il silenzio di quel momento fu Domintilla che cominciò a raccontarci la storia della sua vita, di quando faceva la ballerina e del marito coreografo. Ci raccontò di quando viaggiavano per portare i loro spettacoli nei teatri di tutto il mondo. Poi aggiunse: «dovete sapere che quel periodo della mia vita mi manca molto e quando mio marito morì a farmi compagnia rimase solo Greg, il mio adorato gatto. Purtroppo anche lui un giorno mi ha lasciata e non e' piu'tornato a casa da me». In quel momento le venne un nodo in gola e dagli occhi gli scesero due grossi lacrimoni.
Si vedeva che soffriva e pensai "povera signora Domitilla ecco perché e tanto triste e arrabbiata con il mondo intero. Avevo ragione quando pensavo che anche lei aveva un cuore tenero". Con un colpo di tosse trovai il coraggio di parlarle e le dissi: «Signora Domitilla, se le fa piacere, posso portarle Gatta a farle compagnia, lei le vuole già bene, oggi se non fosse stato per lei nessuno si sarebbe accorto di nulla; miagolando ha attirato l'attenzione e siamo corsi in suo aiuto. Si alzó dalla poltrona e disse: "Tu faresti questo per me?"» «Certo, insegneró alla mia gattina a venire qui da lei a farle compagnia!». «certo, insegneró alla mia La signora Domitilla raccontaLa signora Domitilla raccontagattina a venire qui da lei a farle compagnia!». Domitilla spalancò le braccia e abbracciandomi disse: «cosa posso darti in cambio? Non ho molto da offrirti». Le risposi senza pensarci due volte: «una cosa ci sarebbe: potrebbe darci delle lezioni di danza!» «Oh... ne sarei ben lieta!» Sorrise Domitilla. Eravamo tutte contente per la bella notizia e così il giorno dopo venne ad osservare attentamente il nostro balletto e a correggere i nostri errori.
Arrivò la sera tanto attesa, tutto era pronto, papà accese delle candele lungo il vialetto e intorno al palco, rendendo l'atmosfera molto romantica. Puntuali arrivarono gli ospiti, il macellaio con la moglie, il pescivendolo con una sardina per Gatta, i nostri compagni di scuola. Sotto il palco c'era Domitilla pronta a darci gli ultimi consigli. Era bellissima, non era vestita di nero ma indossava un lungo vestito a fiori, sui capelli un fermaglio a forma di rosa .
Tutto andó bene: il balletto fu un successo e nonna Ada fece assaggiare i suoi biscotti al cioccolato a tutti gli ospiti. Quella serata fu speciale; non solo perché il balletto andò bene, ma anche perché ai nostri occhi Domitilla non era più la vecchia scorbutica che lanciava ciabatte insultando tutti, ora lei era una di noi. Pensate che Gatta alla fine la accompagnó fino al portoncino di casa. É stato propio un bel gesto di amicizia. "Brava Gatta sono orgogliosa di te!" ho pensato vedendole andare via insieme.
La nonna dice sempre che ognuno di noi a un dono: chi la musica, chi il dono della pittura, la signora Domitilla il dono della danza, io il dono di saper coltivare dei bellissimi fiori. Queste cose che ognuno di noi sa fare possono essere insegnate ad altri e gli altri possono sempre insegnare qualcosa a noi.
Domitilla mi ha insegnato dei passi di danza che non conoscevo e questo non lo scorderó per tutta la vita.

Continua...

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Author: Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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