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Il forte di Bard

  • Scritto da Loredana Ferri

CHAGALL.La Vie 350 260di Loredana Ferri - Al Forte di Bard in Valle d’Aosta, fino al 13 novembre c’è una mostra dedicata a Marc Chagall.
Mi piace l’idea che un Forte come questo, dove i suoi cannoni sputavano palle di ferro per seminare morte, racchiuda oggi i quadri di quest’artista poetico e pacifista.
La grande tela in alto porta il titolo della mostra La vie. L’artista, in questa tela, descrive tutta la sua vita.

Al borgo di Bard è arrivato il circo!

Sulle alpi era appena iniziata l’estate.
Una sera, arrivarono sotto una vigna aggrappata su una montagna rocciosa dei circensi, con i loro variopinti carrozzoni.
Da lì si apriva una vallata e un ponte di pietra sotto il quale scorreva un fiume rumoroso.
Le sue acque disciolte provenienti dai ghiacciai guizzavano come fiamme impazzite azzurre.
Il cielo era un manto di velluto blu e al centro c’era un foro perfetto dove, da sempre, pendeva una grande moneta d’argento chiamata luna.
Sulla sponda del fiume dormiva il piccolo borgo di Bard.
Sotto quella luce argentata brillavano le sue case di pietra, con i loro tetti d’ardesia.
Sopra il borgo, costruito su una grande roccia, un Forte.
Tutto sembrava fondersi in un blocco possente e impenetrabile.
Da circa un mese era appena terminata una sanguinosa guerra e il borgo con i suoi abitanti ne portavano ancora i segni.
L’uva di quella vigna ancora acerba profumava l’aria della notte che, si andava a mischiare con l’odore acre del fumo che ancora fumava dalle bocche dei cannoni del Forte.
La mattina seguente, il piccolo popolo del circo, scese dalla vigna per allietare i bardesi e annunciare il loro spettacolo che, si sarebbe svolto sul sagrato della chiesa.
Sfilarono per le viuzze per portare gioia e conforto: i fratelli acrobati Roen, Mimi’ la funambula e contorsionista con il suo ombrellino giallo, Battista il violinista, Sebastian il giocoliere e altri artisti.
Inspiegabilmente però gli abitanti invece di aprire le finestre incuriositi, preferirono tenerle chiuse serrando persiane e porte.
Solo un’anziana donna ebbe il coraggio di aprire una cigolante porticina e avvicinandosi a Sebastian con un filo di voce, gli spiegò che i suoi paesani per via delle tante guerre erano afflitti e scoraggiati convinti che in quel borgo nessuno avesse più una nuova speranza di vita. Non possedevano più niente.
I loro animali erano stati catturati dai soldati per sfamarsi. Finita la guerra, molti di loro erano rimasti rinchiusi dentro le prigioni del Forte e così anche il suo uccellino blu. Di notte i loro lamenti erano strazianti dietro le sbarre di ferro delle prigioni e presto sarebbero morti di fame.
Nessuno in paese sarebbe stato in grado di liberali, le scale per arrivare al Forte erano andate distrutte.
Poi con la testa china rientrò in casa richiudendosi la porta dietro di se.
Tristemente Sebastian e i suoi amici ritornarono nei loro carrozzoni sulla vigna.
Anche quella sera la luna posava delicatamente la sua luce argentata sui tetti del borgo.

 La liberazione degli animali

Sebastian seduto su una roccia fumando la sua pipa ammirava la vallata e continuava a pensare alle parole di quella donna.
Conosceva benissimo cosa significava non possedere nulla. Ogni giorno con i suoi compagni dovevano affrontare una vita dura e umiliante.
Per non farsi abbattere e andare avanti custodiva dentro di se, la speranza e sarebbe stato lieto di regalare questo sentimento a tutti gli abitanti del borgo.
La mattina seguente Sebastian vide che sul Forte sventolava lo stendardo del borgo ridotto a brandelli con ricamati dei pesci.
A quel punto, rivolgendosi ai suoi compagni di viaggio, disse con fermezza: «Andiamo a liberare gli animali dal Forte. Presto... facciamoci venire un’idea, dopotutto, siamo degli artisti e la fantasia di certo non ci manca!»
Così sfilarono per le vie di Bard svegliando con la loro musica gli abitanti. Questi, finalmente, uscirono dalle loro case e si riversarono sul sagrato della chiesa.
Gli acrobati si misero uno sulle spalle dell’altro poi lanciarono una fune lunghissima che si andò ad agganciare sull’asta dello stendardo.
Mimi’ con un balzo volò sulla fune in punta di piedi.
Passo dopo passo arrivò davanti a una finestrina e s’infilo’ tra le sbarre.
Una grossa chiave pendeva attaccata a un chiodo.
Mimi’ la prese e scese dentro le buie prigioni.
Aprì la prima porta e uscirono delle capre, poi ne aprì una seconda e uscirono delle mucche.
Nella terza delle galline con un gallo.
Nell’aprire l’ultima porta Mimi’ non poteva credere ai suoi occhi: seduta su uno sgabello c’era quell’anziana donna.
Avvicinandosi a Mimi’ la ringraziò e si trasformò proprio davanti a lei in un gigante e bellissimo uccello blu.
Si caricò sul dorso tutti gli animali e volò planando dolcemente sul sagrato della chiesa.
I bardesi erano increduli dell’accaduto vedendo i loro animali in salvo.
Per ringraziare i circensi fecero una gran festa e per mesi bevvero vino, pane e lardo.
Nel borgo ritornò così la voglia di vivere.
Le donne rammendarono a nuovo il loro stendardo logorato e gli uomini ricostruirono la scala distrutta che portava al Forte dove i loro figli ora giocano... alla guerra.

clicca sulla immagine in alto a sinistra per ingrandirla: è un dipinto di Marc Chagall, "La Vie"

 
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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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