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Il ritorno

  • Scritto da Loredana Ferri

Ilritorno RenèMagritte 350 260di Loredana Ferri - Per evitate il traffico ho viaggiato tutta la notte lungo le accecanti stelle artificiali dell'autostrada. Stelle che con il passare delle ore sono aghi dentro i miei occhi. Esco finalmente dal casello e percorro la strada che mi porta fino a casa.
Le luci dei lampioni del viale alberato sono ancora accese benché il cielo sia già schiarito. Parcheggio l'auto e scendo. Cerco di mettermi dritto sulla schiena, il collo è rigido e le gambe vacillano. Le ginocchia non sono le ginocchia di un uomo di mezza età, ma di un vecchio appoggiato al suo bastone. Se adesso mi vedesse qualcuno, non ci crederebbe che sto tornando dalle vacanze!
Apro il cofano. È bollente come una caffettiera traboccante di valige e buste. Accatastate disordinatamente sono rigonfie d’indumenti. Le trame odorano ancora di fritto di mare e gli asciugamani ancora umidi nascondono nell'ordito della sabbia finissima.
Scaricato il disorganizzato bagaglio, mi avvio verso il portone. Tutto tace dentro il vecchio condominio anni 50.

Arrivare nell'appartamento

Mi avvicino all'ascensore, pigio il bottone rosso e attendo. L'arrivo come al solito è lento. Con gli ingombranti bagagli cerco di farmi strada tra le strette pareti ma entrando, inciampo nello zerbino dell'appartamento del pianterreno messo come al solito di traverso. Un tempo vi alloggiava una famiglia numerosa composta da cinque figli, tutti maschi.
Adesso non so chi lo occupa. Sul campanello c’è un solo cognome e a giudicare dallo zerbino lacerato e pieno di peli e la porta graffiata, di sicuro, qualcuno che possiede un cane.
Finalmente riesco a fatica a entrare d’entro l'angusto ascensore, pigio il pulsante e attendo la partenza... non ci credo, NON PARTE. Riprovo... niente, NON VA. Riesco da quella scatola, mi carico tutto su una spalla e l'altra e salgo sulle scale, rimpiangendo di aver mangiato qualche piatto di pasta in più.
Tutta questa situazione mi sembra una barzelletta, una di quelle da raccontare a Natale ripensando alle vacanze estive. Già, ma adesso, non è ancora Natale e non mi viene da ridere oltretutto, sto sudando!
Aveva ragione mia madre, quando discuteva per sciocchezze con mio padre. Gli ricordava sempre che, sarebbe stato un vantaggio per la loro vecchiaia comprare l'appartamento al primo piano ma a lui, piaceva l'ultimo! Ricordo ancora il giorno del suo funerale la fatica disumana di quei poveri becchini mentre scendevano con la bara sulle spalle. Da allora sono passati vent'anni e non credo che i suoi 120 kg li dimenticheranno mai !
Arrivato al quarto piano, il fiato comincia a diventare affannoso. Decido di fare una piccola sosta. Il braccio destro comincia a formicolare e i segni dei manici dei sacchetti sono ben evidenti. Sono tentato di mettere tutto a terra ma se mollo, non sono sicuro di riorganizzare il faticoso carico. Mi appoggio con la mano sulla ringhiera delle scale e riprendo fiato.
Nel ripartire vedo su una delle porte del piano un cartello, con la scritta VENDESI .
Lì abitava il mio compagno di scuola Livio. La madre Nina, a merenda, ci preparava dei panini con la mortadella che erano la fine del mondo. Povera Nina! Livio l'avrà portata in qualche ricovero. Mi mancheranno i profumi stuzzicanti dei suoi sughi che salivavano fin su al mio balcone. Adesso che ci penso, in questo vecchio stabile, sono rimasti vecchi inquilini e single incalliti come me.
Ancora pochi gradini e sono finalmente arrivato ma sta succedendo... quello che non prevedevo uno dei sacchetti di carta sta cedendo!
Il cesto di vimini comprato da un africano in spiaggia esce da uno strappo di uno dei due sacchetti e leggero rotola giù dalle scale rimbalzando e sbattendo su una porta del piano di sotto. Emma un'anziana vedova apre uno spiraglio della sua porta facendo uscire il suo ciuffo bianco. Borbotta qualcosa ma, richiude prima che io le dia una spiegazione.
Accidenti. Va beh... lo recupero dopo!
Arrivato alla mia porta, la apro.
La casa mi appare piccola e in disordine, quasi irriconoscibile e chissà perché mi dimentico di lasciare nella dispensa qualcosa da mangiare. Come se andare in vacanza volesse dire scappare da tutto, prendere un'altra strada e non tornare più indietro. Sicuri che la nuova è sicuramente migliore.
Invece eccomi di nuovo qui, e il mio calendario mi ricorda che domani dovrò andare a trovare il mio amico Giorgio in ospedale.
Più che un ospedale è una casa di cura per anziani e Giorgio anche se non lo è ancora per ora, si trova parcheggiato lì.

Il non ritorno ...

La mattina seguente arrivato al ricovero la moglie mi viene incontro. Coraggiosa, paziente e incazzata per dover combattere ogni giorno mille battaglie burocratiche, mi accompagna dentro la sua camera con un sorriso materno. Non avevo mai visto da vicino un malato in stato vegetativo.
Giorgio non ha più l'aspetto che ricordavo. Ha i capelli rasati, il volto gonfio e gli occhi e la bocca serrati di chi avrebbe molte cose da dire ma, è troppo arrabbiato per farlo.
I suoi occhiali da mesi sono dentro un cassetto e così la sua intelligenza.
Di colpo dimentico la mia vacanza, la mia vita, tutto e con la pena nel cuore gli dico:- Ciao Giorgio... amico mio!- Vorrei che mi rispondesse con la sua voce di chi ha fumato molte sigarette.
Vorrei raccontargli di ieri di quando sono arrivato. Giusto per, strappargli un sorriso prima che arrivi Natale.
Vorrei...
La mia mano abbronzata sulla sua, m’imbarazza. Non c'è speranza di un risveglio, di un ritorno... niente. Lui è lì, ma non è lì con noi mentre parliamo sfacciatamente delle sue condizioni.
Senza valige ingombranti e sacchetti, sta intraprendendo un viaggio da solo, dentro la sua misteriosa vacanza immeritata sui prati di una montagna o forse a cavallo con la sua amata figlia o ovunque in un posto, dove a noi piace pensarlo. Questa è la nostra unica consolazione.

Il quadro in alto è del maggior esponente del surrealismo, il pittore belga Rene’ Magritte. Dal titolo: - Il Ritorno - .

 
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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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