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Le due finestre

  • Scritto da Loredana Ferri

zevenberghen 350 260di Loredana Ferri - Era quel tempo di quando si lasciavano le chiavi appese alla porta. La guerra, appena terminata, era un ricordo doloroso. Per questo, la popolazione ricercava disperatamente la serenità, per non tornare mai più indietro...

Maria e Umberto due giovani sposi con tre figli, erano andati a vivere nel centro del paese.
Per raggiungere l’appartamento bisognava salire una scala di pietra. Entrando c’era un piccolo corridoio, si scendevano due scalini che portavano nella cucina.
In quella stanza si trovavano due finestre.
Una si affacciava a sud su un piccolo cortile chiuso a corte tra altre case dove al suo centro c’era un pozzo di pietra. Lì, gli abitanti del rione, condividevano insieme la vita quotidiana.
Fin dal mattino, la luce del sole, batteva sui vetri di quella finestra. L’estate Maria la apriva per stirare i panni e la chiudeva d’inverno per rammendarli. L’altra era situata a nord a fianco al lavello ed era una triste finestrella cieca.

Cosa si vedeva

Di fronte si trovava un muro alto di un’altra casa impedendo alla famiglia qualsiasi visione.
Bastava allungare il braccio e con la mano potevi toccare quel muro ruvido, umido, dove nessun raggio di sole si era mai posato.
Le due case, una di fronte all’altra, formavano uno stretto e angusto canalone, dove si poteva udire un’eco simile a una tromba di una scala: i discorsi dei dirimpettai, il grugore dei piccioni in amore sopra i due tetti quando facevano il nido in primavera e lo stillicidio dello sgocciolare della pioggia, dentro le grondaie.
Le due finestre erano una l’opposto dell’altra: la notte e il giorno, il bene e il male.
All’inizio quella finestra punitiva era ignorata.
Maria, davanti ai suoi vetri, aveva messo un grosso vaso e la cassetta della frutta e altri oggetti che le capitavano tra le“La repasseuse” è di Georges Van Zevenberghen pittore realista e post- impressionista belga mani, pur di non vedere quel muro grigio.
Poi accadde qualcosa! Senza che se ne accorgessero la finestra insegnò loro a vedere ciò che non si vede.
Tutti in famiglia sapevano che dietro quel muro c’era la vivace piazza del paese e avevano imparato a riconoscere le voci dei loro compaesani e con un po’ di fantasia immaginavano il passare delle stagioni sugli alberi del viale. I figli ogni volta che la aprivano fingevano che da lì si poteva vedere il mare oppure una strada di campagna. E alla fine si accorsero che non era del tutto cieca.
Lei, infatti, ci vedeva e ascoltava benissimo ogni loro discorso e partecipò in silenzio a tutte le feste comandate, i matrimoni dei figli e la nascita dei loro nipoti. Ci fu anche qualcuno che la prese come fosse un confessionale avvicinandosi a lei confessando i propri dispiaceri e piangendo lacrime di dolore. La nipote negli anni 80 nel periodo adolescenziale ascoltava nel mangianastri per ore i suoi cantautori preferiti e le loro voci echeggiavano rimbalzando contro quel muro per poi ritornare dentro la cucina.
Per non parlare dei pranzi abbondati. In quel periodo non si badava al colesterolo, alla pressione alta o al diabete. Tutti erano dei fatalisti.
Non era di moda vivere a lungo e la morte arrivava quando doveva arrivare!
Lei, cercò di fermare e conservare ogni discorso che si fece in quella famiglia. Mentre l’altra, più spavalda le faceva uscire senza un minimo di sensibilità.
Maria, un giorno per riconoscenza del suo operato, tolse il vaso e gli altri oggetti e al loro posto attaccò ai suoi vetri delle graziose tendine.
Per la giovane coppia il tempo passò. E quando s’inizia a essere stanchi e a far pece con il mondo è giunta l’ora di lasciarlo.
Anche la casa iniziò a scricchiolare ma, a differenza degli esseri viventi, c’è sempre una speranza di rinascita.
Una nuova famiglia entrerà da quella porta. Sicuramente sarà blindata e si assicureranno ti togliere la chiave. Alle due finestre sistemeranno i doppi vetri e davanti delle forti sbarre di ferro. Senza trascurare allarmi e telecamere. E staranno molto attenti a quello che mangeranno perché vorranno vivere... serenamente a lungo!

 

“La repasseuse” è un quadro del 1907, di Georges Van Zevenberghen pittore realista e post-impressionista belga.

 
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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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