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Un campo di papaveri

  • Scritto da Loredana Ferri

Monet Mohnfelddi Loredana Ferri - Un anziano scrittore, quasi sordo e cieco era amareggiato e stanco di tutte quelle violenze e bruttezze che dilagavano nella sua città. Ultimamente i personaggi dei suoi romanzi erano cupi e tristi e le loro vite erano senza speranza, come la realtà quotidiana fuori dalla sua porta.
Non sentiva più circolare dentro di se quella linfa vitale, quel guizzo necessario per scrivere. Era come se stesse attraversando un deserto in una notte senza stelle. Il classico blocco dello scrittore stava rubando giorno dopo giorno il suo talento.
Nonostante tutto, non se la sentiva di mollare proprio adesso nel bel mezzo della sua saggezza. Cercò di lottare e contrastare questo stato d’animo per ritrovare il suo talento perduto.
Decise così di far ritorno al suo paese natale.
Il mese di giugno era appena iniziato. Le giornate si alternavano a temporali improvvisi a giornate calde e soleggiate.
Lo scrittore, dopo pranzo, amava sonnecchiare sotto il portico della sua casa e nel pomeriggio s’incamminava verso polverosi viottoli di campagna che tanto gli ricordavano la sua infanzia. Si accorse che, la dove un tempo c’erano cespugli profumati di rose selvatiche, un vecchio mulino, un pozzo di pietra o interminabili filari di vigne, tutto era stato sostituito da monotone villette a schiera, o peggio da capannoni mai completati e lasciati nell’abbandono, modificando per sempre quell’ambiente naturalistico.
Ora non c’erano più quei profumi, quei paesaggi dove in gioventù trovava l’ispirazione giusta per comporre versi trasognanti e romantici.
Stava forse nascendo una nuova poesia, una nuova bellezza a lui sconosciuta? La campagna non era così diversa dalla città!
Quel giorno tornò a casa borbottando, maturando il pensiero che il suo talento fosse sparito per via di una punizione per qualche mancanza verso qualcuno o qualcosa, ma al momento non riusciva a coglierla.
Nel frattempo, il sole stava tramontando.
All’improvviso, davanti a lui, vide una lastra dorata tempestata di rubini rossi e sottili nastri di smeraldo. In realtà, non era altro che un immenso campo di grano illuminato dal sole. E tra una spiga e l’altra e fili d’erba, spiccavano migliaia di papaveri.
L’uomo era sbalordito, anzi meravigliato ed esclamò:
«Sono Papaveri! Erano anni che non vedevo i Papaveri!».
Quella visione inaspettata lo colse di sorpresa insinuandosi dentro di lui dopo tanto tempo, il buon umore e ...la speranza.
Era forse un segno, un presagio?
Gli sembrò che qualcuno gli sussurrava nell’orecchio che per farsi apprezzare, bisognava starsene in un cantuccio, nascondersi, per poi rispuntare a sorpresa come quei papaveri.
Sentì che il talento gli era stato restituito e la punizione svanita.
Le idee ricominciarono ad affollarsi nella sua mente, anche se non gli era ancora ben chiaro cosa scrivere. Per festeggiare l’evento, l’anziano scrittore prese dal frigo una birra.
La stappò andandosela a bere in santa pace sotto il suo portico. Fece un bel sorso e la schiuma bianca gli si posò sul naso. Pensò ad alta voce:
«Tornerò in città e scriverò il mio ultimo romanzo e racconterò di quel campo di grano e dei suoi papaveri! Riportando la speranza nei cuori della gente e lo intitolerò...».
I suoi pensieri però furono interrotti dal passaggio di un gatto bianco e arruffato. Indifferente e flemmatico si trovava a due passi da lui. Molti gatti attraversavano il suo giardino ma lui, non l’aveva mai visto.
Avrebbe voluto mandarlo via come gli altri, ma ne era ipnotizzato e dimenticò i suoi ultimi pensieri. Il gatto benché fosse magro aveva delle zampe lunghe e i suoi occhi erano grandi e color del mare. Di sicuro da giovane era stato un bell’esemplare.
Uno di quelli che tra gli altri gatti si faceva rispettare. Adesso, vecchio e stanco era chiaro che non se la passava bene.
Lo scrittore in quel momento provò per lui una gran pena. Pensò che tra le tante cose, fosse anche sordo.
Infatti, non si accorse della sua presenza nonostante fece un colpo di tosse.
Non riuscì a togliergli gli occhi di dosso, lo osservò mentre se ne andava via, attraversare le barre della sua cancellata e balzare ed entrare nel giardino del suo vicino.
I suoi occhi purtroppo non riuscirono a vedere oltre e così lo perse di vista.
«Scriverò del campo e di questo gatto che tanto mi assomiglia! E quando ritornerà indietro, lo rifocillerò’e lo farò ritornare il bel gatto che era, con il pelo folto e lucido e ritornerà agile e scattante!
Così tutti sapranno che anche un gatto vecchio malandato e stanco può ritornare un dignitoso gatto!».
A quel punto lo scrittore bevve un ultimo sorso, felice di sapere finalmente cosa avrebbe scritto nel suo ultimo romanzo.
Poi, un po’ ubriaco, inclinò il capo e si addormentò.
Nel frattempo quel gatto arruffato e affamato ritornò indietro.
Attratto dalla schiuma della birra che si era posata sulla punta del naso dello scrittore, si avvicinò a lui, gli saltò sul petto e allungando il collo e la lingua la leccò.
Soddisfatto dell’amara schiuma, scese e voltandosi se ne andò per la sua strada.

Il quadro è del famoso C. Monet intitolato “Campo di papaveri a Giverny” del 1891

Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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