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Un martedì di settembre

  • Scritto da Loredana Ferri

Loredana 350di Loredana Ferri - Al bar dove vengo a sedermi dopo pranzo, non è cambiato nulla da quel 15 Agosto, o quasi…
Il mio vero e unico scopo del perché vengo qui’, era Lilli.
Dico era, perché non la vedo da due settimane o forse più.
Si è sparsa la voce che sia partita per una breve vacanza con un tizio.
La mia speranza è che questa notizia sia falsa. Di questi tempi, va tanto di moda!
Comunque sia, sono triste e deluso.
Sarà perché settembre sta per finire e il tempo fa un po’ il matto.
Ovunque si sentono catastrofi naturali e morte.
Anche al parco le foglie degli alberi mutano il loro colore e si lasciano cadere al primo colpo di vento. Da quando è ricominciata la scuola, lo schiamazzo dei bambini è cessato e gli anziani vengono a sedersi alle panchine per cogliere gli ultimi raggi di sole accompagnati sempre, dalle inseparabili badanti.
Non mi resta che ordinare il solito bicchiere di vino e fumarmi qualche sigaretta e attendere e sperare il ritorno di Lilli con pazienza come fanno il gruppo di africani sempre più numerosi verso l’uscita del parco.
Mentre l’ultima goccia mi scivola in gola dolce e agra, scorgo, attraverso il fondo del bicchiere, l’auto di quell’uomo parcheggiata di fronte al parco.
Con quel pensiero fisso di lei, mi ero dimenticato di… lui!
Com’è possibile che una donna mi abbia fatto rimbecillire in questo modo?
Preso dalla curiosità, mi alzo di scatto, lasciando qualche spicciolo al cameriere.

La curiosità

Attraverso la strada e passo proprio sotto quel vecchio stabile anni 50 dove il mio misterioso uomo entra tutti i martedì. Mi fermo a leggere i cognomi del citofono e quello della cinese.
Mi volto per vedere se qualcuno è dietro di me mentre il mio dito indice pigia già sul pulsante del citofono.
Attendo, poi risuono una seconda volta.
I miei piedi si ritrovano a calpestare lo stesso zerbino rosso provando una strana sensazione di non essere più io, ma… quell’uomo.
Il portone… finalmente si apre. Entro. Credo che nella mia vita non abbia mai fatto una cosa così, neanche da piccoloLa cinese suonavo i citofoni per poi scappare! Ero come adesso, un gran fifone.
Lo stato di conservazione dello stabile non mi stupisce.
Le pareti dell’entrata avrebbero bisogno di un bel paio di mani di bianco e l’interno dell’ascensore puzza di pipì di cane.
Meglio salire le scale.
Nonostante le finestre siano aperte, gli odori sono un misto che vanno dal dolciastro d’involtini primavera alla minestra di cipolle. Buoni entrambi ma…dopo pranzo!

"Non voglio dare un calcio al destino"

Salgo al secondo piano, dove lo studio del dentista è ancora aperto, il suo trapano ronza come uno sciame d’api. Al terzo, pur facendo piano il cane dell’anziana vedova, deve avermi sentito, e abbaia a più non posso.
A quel punto salgo i gradini due alla volta per arrivare svelto al quarto ma, la porta della vedova si apre e così incuriosito ritorno indietro di alcuni gradini.
All’uscio c'è quell’uomo che fa uscire uno uguale a lui…cavolo …due gemelli! Di sicuro immagino siano i suoi figli che si danno il cambio per guardare l’anziana. Forse l’uomo suona alla cinese che, apre a tutti per non svegliare la madre. Oppure fa un salto prima dalla cinese e poi scende giù dalla madre. Non voglio ingarbugliare troppo le ipotesi. Oggi per me le emozioni sono state troppe, abituato come sono a vivere una vita, tranquilla. Adesso che ci penso, al bar mi pare di aver sentito che l’anziana vedova, madre dei “due gemelli” da giovane abbia respirato in viaggio di nozze l’aria di Alghero. Oggi la sua foto campeggia su le mura di pietra davanti ai bastioni per aver compiuto la veneranda età di 119 anni! Che sia una notizia falsa! Bah!
Mentre guardo stupito uno dei due gemelli che scende le scale fischiettando, la cinese… apre la sua porta.
Lei è lì che m’invita a entrare avvolta da un velo di fumo d’incenso al profumo di peonia. Indossa una vestaglietta trasparente aperta sul seno, io rimango imbarazzato e immobilizzato sulle scale del terzo e quarto piano.
Non so che fare! Entro, non entro, ma sì… entro! Si sa, al fascino orientale è difficile resisterle.
Dopotutto è stato uno dei due gemelli a portarmi davanti alla sua porta ed io non voglio e non posso dare un calcio al destino che per un giorno mi rende libero e vivo. Per quanto riguarda Lilli, ci penserò al suo ritorno, sempre… se ritorna!

*La stampa è del pittore e disegnatore giapponese del periodo Edo Kitagawa Utamaro. Conosciuto per gli studi di donne.

Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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