Menu
A+ A A-

La Stazione: gente che va, gente che viene, gente che resta

  • Scritto da Loredana Ferri

La stazione di Claude Monetdi Loredana Ferri - Il treno. 31 dicembre 2013 esattamente tre settimane fa.
È quasi sera, percorro con la mia auto una strada solitaria senza lampioni che taglia di netto la vasta campagna Canavesana. Sui campi spiccano le canne secche e mozzate del granturco, intorno ad essi in lontananza come una ghirlanda di ghiaccio: le Alpi.
Sopra le cime innevate è rimasta una striscia di cielo bianca luminosissima, mentre una coltre pesante di nuvole grigie scure sembra volerla schiacciare.
Gli unici compagni di viaggio sono i fari della mia auto, il tepore sotto i piedi del riscaldamento e una vecchia canzone alla radio. Ora che è completamente buio e la striscia di cielo è stata definitivamente schiacciata dalle nubi, i piccoli paesi illuminati addossati ai piedi delle montagne, mi appaiono come delle costellazioni. Per un attimo, ho la sensazione di essere sospesa dentro una navicella spaziale.
Poco dopo abbagliata da altre luci, mi ritrovo alla stazione di Torino. Un amico carissimo tra un'ora scenderà dal binario due, ed io non vedo l'ora di abbracciarlo, tra l'altro non sa che io sono qui' ad aspettarlo, dunque gli farò una sorpresa. Quando entro dentro una stazione mi percorre sempre un brivido di emozione lungo la schiena, sarà per via della terra che ti trema sotto i piedi quando i treni partono, la confusione di gente che la popola come fosse impazzita, riuscendo a percepire le emozioni di ogni singolo viaggiatore che mi passa accanto. Ad esempio ora mi è passato vicino un signore che chiede informazioni su gli orari a ogni capo stazione che incontra, anche se il tabellone degli orari è sopra la sua testa. Famiglie con infiniti bagagli, percorrono su e giù con frenesia tutti i binari prima di trovare quello giusto. E poi facce, volti di ogni nazionalità. Volti con occhi smarriti, che mi raccontano lunghi viaggi non ancora terminati. Forse tra loro ci sono persone che vorrebbero prenderlo un treno, ma non hanno il coraggio di salirci sopra, perché sognare un viaggio, è più bello che farlo. Poi ci sono loro: i senzatetto, i clochard, gli invisibili, persone che si sono perse e non riescono a ritornare indietro da dove sono partiti per loro non e una stazione, ma una casa, un rifugio.La stazione di Claude MonetLa stazione di Claude Monet
Nel 1876-1877 Claude Monet chiese il permesso alle autorità ferroviarie della stazione di Sant-Lazar per dipingere al suo interno. In tre mesi dipinse più di trenta tele. Monet i treni li aveva sempre ritratti, guardandoli da lontano, sui ponti o mentre sfrecciavano immersi nelle campagne francesi dove s'intravedevano sopra le fronde degli alberi lunghe scie di fumo del carbone. Per lui un treno significava il mondo che si modernizzava, il denso fumo che riempiva la stazione coprendo come per magia i treni che partivano e arrivano sui binari diventavano delle tele realistiche e poetiche al tempo stesso. Chissà se la gente che si soffermava incuriosita nel vedere Monet intento a immortalare un treno era nervosa e frenetica come quelle che mi passano accanto adesso? Fatto sta che ieri le stazioni nascevano come funghi, oggi sia al sud, sia al nord chiudono abbandonate a se stesse lasciando i piccoli centri di provincia nel completo isolamento.
Nel frattempo l'ora di attesa è trascorsa, guardo l'orologio che segna le 20:00 mentre una voce annuncia che il treno che sto aspettando è prossimo all'arrivo. L'emozione mi assale, mi avvicino al binario due immaginando la faccia che farà nel vedermi. Mancano quattro ore, e il 2013 finirà. Mi fa sempre un certo effetto quel minuto che passa tra un anno all'altro, lo immagino un filo sottilissimo rosso da oltrepassare, un salto nel vuoto ad ali spiegate che per fortuna non finisce in un baratro, ma che salgo verso l'alto pur non sapendo dove sto andando. Certo, adesso che mi trovo in una stazione pensare a volare sembrerebbe un'offesa per tutte le ferrovie del mondo ma ... si avvicina il treno, si è fermato. Non c'è nessun fumo che lo avvolge, non c'è un battito dentro quella bella e modernissima corazza lucida, neanche un fiato. Dalle carrozze iniziano a scendere i viaggiatori, eccolo, stretto dentro in un piumino verde, ora anche lui mi ha riconosciuto sorridendomi con un'aria stupita ma felice. Ora emozionati entrambi, forse come Monet quando vide la prima volta un treno da vicino.
Pablo NerudaPablo Neruda
15 gennaio 2014. Il filo rosso è stato oltrepassato, il salto nel vuoto è stato fatto. "Come il pane, assomiglia al pane di ieri" Pablo Neruda.

 

 

 

 

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

 

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Sostieni il nostro lavoro.

 

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

 

Io sostengo 1e3.it

 

Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici