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Ricordi di maggio. Riflessioni sull’attesa

  • Scritto da Loredana Ferri

Aldo Moro 1961 h260 min okdi Loredana Ferri - Riflessioni sull’attesa.
L’attesa è sempre snervante qualunque essa sia.
C’è la lunga attesa seduti nello studio dal medico, la coda alla cassa al supermercato, in auto il lunedi’ mattina, e vogliamo parlare dei nove mesi prima di nascere! Un esempio di attesa è quella che va dal 4 marzo giorno delle elezioni politiche a oggi 4 maggio. Dall’ora non abbiamo ancora un Governo e pare torneremo alle urne.
Per fortuna il contrario di attesa è speranza. Ed è quella che ci da la spinta a non mollare.
Quando l’attesa giunge al termine, sale una specie di ansia, forse perché “quell’attesa” non sai mai come va a finire. Può essere vantaggiosa oppure devastante. Tornando all’attesa dal medico, quando ci chiama a volte storpiando il nostro cognome, ci sembra che tutti i mali siano passati e non ricordiamo cosa dobbiamo dirgli. Questo senza dubbio l’effetto più brutto dell’attesa.
L’attesa però è legata sentimentalmente al tempo che passa. Il tempo, a sua volta ti può lasciare brutti ricordi o semplicemente ripensare a un giorno speciale che la nostra memoria non vuole dimenticare.

Una passeggiata lungo mare

Il nove maggio cade l’anniversario del ritrovamento del corpo di Aldo Moro.
Il mio ricordo della persona di Aldo Moro risale al luglio del 1969 e avevo appena compiuto sei anni.
In quel periodo i miei genitori, avevano preso in affittato un appartamento per le vacanze estive a Terracina, una località di mare a sud del Lazio.
Quella mattina attendevamo il verde del semaforo per attraversare la strada e recarci in spiaggia.
Poco dopo ci ritrovammo dall’altra parte, sul lungo mare.
Ricordo l’odore del mare e l’eccitazione di incontrare le mie amiche, quando a un certo punto mia madre chinandosi mi sussurrò all’orecchio: "guarda davanti a te… quell’uomo è Aldo Moro".
Io ovviamente non sapevo chi fosse ma lo osservai bene.
Moro camminava lentamente verso di noi, indossava una camicia bianca e paio di pantaloni e scarpe nere.
La cravatta era appena allentata sul collo e la giacca era elegantemente appoggiata sul braccio.
Mio padre lo salutò e lui ricambiò con un filo di voce.
Ci passò accanto non guardava il mare ma davanti a se… io mi voltai a guardare quella figura alta e magra che si allontanava chiedendomi come mai fosse vestito e non portasse i sandali ai piedi.
Cominciai a tempestare mia madre di domande. Primo come mai era vestito; secondo chi fosse e altre domande ingenue.
Mi rispose che stava semplicemente facendo una passeggiata e che era un uomo che faceva lo stesso lavoro di Berlinguer.
Berlinguer lo conoscevo perché la mia famiglia era di sinistra e lo nominavano tutti i giorni come fosse un parente.

 

16 marzo - 9 maggio 1978

Il 16 marzo del 1978 le Brigate Rosse sequestrarono Aldo Moro. Gli italiani in ansia rimasero incollati ai loro televisori, persino mia madre se ne fece istallare uno piccolo in cucina per non perdersi le notizie dei tg mentre cucinava. Dopo cinquantacinque giorni il 9 maggio, tornata da scuola, mia madre mi annunciò che lo statista rimase vittima degli stessi sequestratori.
Nonostante appartenesse a un partito antagonista al nostro, la sua morte ci rattristò.
Pensai a quell’incontro a Terracina e mi chiesi se nella lunga attesa del sequestro pensò solo per un attimo a quella sua passeggiata solitaria lungo mare, perso nei pensieri di un uomo qualunque.

*In alto a sinistra la foto di Aldo Moro sulla spiaggia a Terracina con la figlia nel 1961.

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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