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Parole nel silenzio

  • Scritto da Loredana Ferri

Monna Lisadi Loredana Ferri - "Ognun vede quel che tu pari, pochi sentono quel che sei". (Niccolò' Machiavelli, 1513)
Pur correndogli dietro, serpeggiando il traffico, l'autobus delle diciassette mi passò sotto il naso. Il prossimo sarebbe passato dopo un'ora. Così decisi di recarmi al parco cittadino. Lì mi sedetti su una panchina per godermi gli ultimi raggi di sole. Assaporai quel momento....
Dietro gli occhiali scuri, socchiusi gli occhi, lasciando alle orecchie il compito di osservare quello che succedeva intorno a me. Sentivo le risate e i gridolini dei bambini, eccitati davanti allo scivolo e il calpestio dei passanti sulle prime foglie secche cadute al suolo. Come lo sguardo che si allontana all'orizzonte, udivo un mondo parallelo al mio. Sul nastro nero dell'asfalto, il frastuono delle automobili insieme agli altri suoni precedenti, trovai un'assonanza di note che, si ruppe da una voce femminile. Rivolgendosi a me disse: "Posso sedermi?"
Aprii gli occhi. Alzando dal naso gli occhiali, il sole mi accecò. In contro luce davanti a me, una sagoma nera. Le risposi: "Si certo". Scostandomi di un posto, la donna si sedette, lasciando sgombro tutto quello che poco prima le mie orecchie avevano percepito. Ora vedevo: i bambini che giocavano vestiti dei colori dell'arcobaleno, il tappeto di foglie gialle dei platani sulla stradina del parco, le auto e le persone dentro una moviola impazzita. Stranamente, quei suoni bene accordati, mi sembrarono diversi, quasi a non riconoscerli. Rimasi a guardare quelle persone frettolose e distratte, mentre ritornavano alle loro case, dopo una giornata di lavoro, quando un gesto della donna seduta affianco a me, mi distrasse. Con un'occhiata vidi che dalla sua borsa tirò fuori un astuccio, lungo, di legno nero laccato. Con accuratezza, trasse un ventaglio, e con uno scatto veloce, lo aprì. Notai che stampato su di esso c'era il ritratto di Lisa Gherardini nota come "La Gioconda" o come la chiamò il Vasari "Monna Lisa". Quel ventaglio mi fece scappare un sorriso nascosto. Poi pensai alla povera Lisa. Da secoli scrittori, critici dell'arte e scienziati hanno scritto molto sul suo sorriso enigmatico, del suo sguardo misterioso e altri segreti che la avvolgono da 500 anni. Nel 1919 è stata anche beffeggiata: l'artista Marcel Duchamp in una riproduzione fotografica gli disegnò sul viso baffi e pizzetto. E adesso Lisa era lì su quel ventaglio che faceva vento a quella signora a me sconosciuta, come un paravento la separava da me, nascondendomi il suo viso. M'incuriosii a lei.Dettaglio della Monna LisaDettaglio della Monna Lisa
Da quando si era seduta, rimanemmo indifferenti l'una con l'altra, pensando ai fatti nostri. Sarebbe bastato rivolgerle una semplice domanda di circostanza, tipo: "Che bella giornata!". Lei avrebbe girato la testa, ed io avrei conosciuto il suo volto. Oppure potevo scartare una caramella e andare a gettare la carta nel cestino di fronte a me, ritornando alla panchina i suoi lineamenti si sarebbero svelati. Guardando meglio mi accorsi che il cestino era troppo lontano: a quel punto avrei perso il posto! Riflettendo tra me in fondo non m'importava di quella donna, e del suo ventaglio, che per giunta, mandava la sua aria verso di me facendomi sentire il suo profumo stucchevole alle viole! Senza parlare di quell'astuccio, a guardarlo meglio mi sembrava una bara in miniatura. Ci mancava che fosse di legno di pioppo, come la tavola del ritratto che fece Leonardo a Monna Lisa.
Tutto questo mi sembrò macabro; io vergognosamente snob volendo dare a Monna Lisa una certa dignità pensai: è un mattino speciale per Lisa, Leonardo Da Vinci andrà da lei per farle un ritratto. Nell'attesa si reca sulla loggia della sua camera, si siede su una seggiola e da quell'altezza contempla assorta la natura. Nel frattempo la porta della stanza si apre, un vento leggero attraversa la camera fino alla loggia, la brezza raggiunge Lisa facendole sciogliere i capelli raccolti. Lei si gira per vedere chi è entrato, incrociando lo sguardo di Leonardo. In quel movimento semplice e spontaneo il maestro trova la sua ispirazione, decide così di ritrarla come la vediamo oggi. Per fortuna, una sirena di un'ambulanza mi riportò alla realtà. La donna si trovava ancora affianco a me assorta nei suoi pensieri.
Quel silenzio e mutismo tra di noi cominciavano a piacermi; in mezzo al frastuono della città, alle tante parole che si dicono ogni giorno, ai miei pensieri inutili che generavano rumore e non comunicazione.
Quella signora mi sembrò la "donna con ventaglio" di Picasso. La testa abbassata e malinconica; gli occhi e la bocca tre tagli curvi che sembrano sorrisi. Di lei, mi parve di avere visto abbastanza. Con uno sguardo rapido avevo notato una lieve gobba che le disegnava il profilo del naso, le labbra sottili erano colorate da un rossetto rosa pallido. Il suo occhio mi faceva intravedere una pupilla marrone. Vedevo bene la sua mano destra non più giovane, che con un ritmo lento muoveva il ventaglio. Le sue gambe accavallate, sotto una gonna bianca di cotone, mi mostravano delle ginocchia magre, ai piedi dei sandali di pelle nera.Donna ventaglioDonna ventaglio
In quell'apparente silenzio la donna mi parlava, mi raccontò che: la mattina era andata a ritirare la pensione alla posta. Vedova da molti anni, era rimasta da sola da quando i figli sono andati a lavorare all'estero. La salute non era più quella di prima, a volte si dimenticava di prendere le pastiglie prima di andare a dormire. I figli, preoccupati erano indecisi se mandarla in un ricovero o affiancarle una badante. Questa era una versione triste, ma reale visto i tempi.
Volendole cucire un'identità diversa avrebbe potuto raccontarmi che la sua vita era sempre stata piena di colpi di scena, viaggiò in tutto il mondo. Negli anni 50 si trasferì a Parigi, dove fece la modella per un famoso stilista. Li conobbe l'amore della sua vita. A quel punto finalmente, avrei saputo la storia di quel ventaglio. Di sicuro, con quest'ultima versione non mi sarei di certo annoiata, mentre aspettavo l'autobus! Mi accorsi, che involontariamente ero caduta di nuovo in quella trappola. Ipotesi, congetture che non avranno mai fine.
Intanto il sole stava tramontando dietro i grandi platani. La donna richiuse il ventaglio e lo sistemò nel suo astuccio. Dall'altra parte della strada accostò un'auto. Un uomo, abbassò il finestrino chiamando verso la panchina: "Anna!". La donna fece un cenno con la mano verso quell'uomo, si alzò e senza salutarmi si diresse velocemente verso l'auto. Non mi offesi per non averlo fatto, e non la giudicai. La guardai mentre si allontanava, pensando che non ero riuscita a vedere bene il suo viso, l'espressione dei suoi occhi e della sua bocca, il tono della sua voce. Mi bastò sapere: il suo nome. Spero che quella tavola di pioppo non ci rivelerà mai i suoi segreti, affinché possiamo fantasticare o, accettare quello che vediamo: un ritratto di una dama del 500.

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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