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Un italiano in Cina

  • Scritto da Loredana Ferri

castiglione imperatore Kangxi mindi Loredana Ferri - Questo 21 marzo 2019 sarà ricordato per la visita del presidente cinese Xi Jinping nella capitale. Mentre le due bandiere quella italiana e quella cinese sventolavano sul tetto del Quirinale, sono stai firmati ventinove accordi tra i due governi tra questi: l’Italia dovra’ restituire 796 reperti archeologici trafugati appartenuti alla Cina.
C’è un italiano vissuto molti anni fa di cui invece non dobbiamo vergognarci, ma esserne fieri…

Giuseppe Castiglione era nato a Milano il 19 luglio nel 1688.
Nel 1710 a ventidue anni, desiderò lasciare Milano come succede ai tanti ragazzi italiani di oggi, per inseguire un sogno, una meta per vivere una vita indipendente.
Giuseppe però, un lavoro l’aveva!
Anni prima in una bottega, apprese l’arte della pittura, raggiungendo anche un discreto successo dipingendo nelle cappelle di molte chiese della Lombardia.
Il pennello e i colori non gli bastarono così, a diciannove anni entrò nel noviziato di Genova come gesuita.
Lì imparò due cose fondamentali: quando si riceve bisogna anche dare.
E dunque, ritorniamo a quel 1710!
Diciamo pure che le coincidenze e un pizzico di fortuna lo aiutarono nell’impresa che volle raggiungere.L'Imperatore Yongzheng
Appassionato della cultura cinese ottenne di diventare missionario in Cina, tra l’altro l’imperatore della dinastia Qing cercava un pittore italiano a patto che avesse molto talento. Giuseppe preparò il suo bagaglio per affrontare un lungo viaggio che mai più lo riportò indietro.

Goethe nel suo viaggio in Italia descrive così il suo bagaglio “una buona maglia, un soprabito adatto a tutte le stagioni, tre paia di calze, camicie, fazzoletti…”.
Sarà stato così anche il suo bagaglio?
Di certo, non avrà dimenticato il crocefisso, la bibbia qualche colore e pennello e una certa dose di euforia!
Si diresse come prima tappa in Portogallo nella mite Coimbra, dove dipinge in una cappella mentre attente di imbarcarsi per Goa raggiunge Macau e Canton.
Cinque anni di esperienze e finalmente nel 1715 raggiunge Pechino.

Ad accogliere il giovane gesuita fu l’imperatore Kangxi famoso per essere un’abile militare, amante della letteratura e della musica e della filosofia e delle scienze, ma soprattutto della cultura occidentale, bramoso di conoscere l’algebra, la geometria, l’astronomia e la medicina. Rifiutando però di abbracciare la religione cristiana. Così i Impreratore Quianlongdue talenti s’incontrarono scambiandosi le loro esperienze culturali. I due mondi anche se lontani riuscirono a convivere senza mai soverchiarsi l’uno con l’altro.
Divenne così il pittore di corte. Fece conoscere l’arte occidentale sconosciuta ai cinesi come: i colori a olio, il chiaro scuro e la prospettiva.

Castiglione però dovette attenersi alle loro regole pittoriche mantenendo e rispettando la pittura tradizionale cinese. Le ombre per i cinesi e soprattutto nei ritratti, erano considerate dei difetti.
Dipinse imperatori, imperatrici nei loro ruoli sociali: parate, compleanni e celebrazioni varie ma anche animali e fiori soprattutto sulla seta usando pigmenti speciali.
All’imperatore Kangxi gli successe Yongzheng e dopo di lui Qianlong. Questi ultimi furono anche loro amanti delle arti e della cultura così che Castigliane rimase a lavorare per loro. Gli fu cambiato in quegli anni il nome da Giuseppe Castiglione a Lang Shining. Lang è un titolo onorifico e Shining significa “Pace del mondo”. Lang Shining ovvero Giuseppe Castiglione morì il 17 luglio nel 1766 e fu sepolto nel cimitero di Zhalan a Pechino orgoglioso di aver servito per cinquantanni gli imperatori del Celeste Impero riuscendo a unire le tecniche occidentali con i tratti raffinati cinesi.

Nelle immagini i ritratti dei tre Imperatori di cui fu ospite Giuseppe Castiglione: Kangxi, Yongzheng, Qianlong.

 

 

 

 

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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