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Le giornate a ritmo di coronavirus

  • Scritto da Loredana Ferri

Diario di bordo

coronavirus Diretta 400 minVenerdì 21 febbraio: Zona Rossa.

La “legge del contrappasso” venerdì 21 febbraio ha bussato alle porte dell’Italia settentrionale, il virus cinese si è intrufolato dal buco della serratura. Le zone rosse sono alcuni paesi nella provincia della Lombardia e Veneto. Pian piano anche il Piemonte e altre regioni sono colpiti dal virus chiamato COVID-19. Gli anziani sembrano i più contagiati alcuni, per via di patologie gravi… muoiono.
Da quella sera tutto è cambiato e si cerca il colpevole di questo “delitto perfetto”.

Sabato 22 febbraio: Piccola provvista.

Visto le notizie preoccupanti di molti Tg, decido di andare a fare la spesa. La mia dispensa è vuota, eccetto qualche vasetto di pomodori fatti in casa da mia madre e qualche scatoletta di tonno.
Il parcheggio del super marcato è ancora deserto. È normale visto che, è l’una del pomeriggio!
Prendo il carrello ed entro.
Le poche persone che girano tra gli scaffali si guardano con sospetto cercando di stare lontano gli uni dagli altri. Contagiata anch’io da questo maledetto sospetto, un colpo di tosse di qualcuno mi fa girare il carrello direttamente nel grande scaffale dell’acqua, anche se volevo andare nello scaffale dei dolci.
Infondo anche l’acqua potrebbe farmi comodo. Certo che, un dolcetto tira su più di un bicchier d’acqua!
Mi accorgo che il mio carrello alla cassa è più vuoto del carrello stracolmo della signora davanti a me. Non so se devo preoccuparmi, o ridere di quello che lei ha comprato: quattro vasetti di primule sistemati con cura sopra svariati alimenti e cose, mi appaiono come delle ciliegine sulla torta!
Salendo in auto, mi accorgo di aver esagerato un tantino. Sta di fatto che alle due in punto, il parcheggio è strapieno. Saranno delusi quando andranno nello scaffale dei cerotti e vedranno che, il noto e famoso disinfettante e le mascherine sono entrambi esauriti!

 

Domenica 23 febbraio: Visita agli anziani genitori.

La scorta d’acqua del giorno prima è stata eccessiva e dunque un pacco lo abbiamo destinato a loro… i miei genitori.
Mio padre è un arzillo novantenne. È incollato alla tv, e segue le notizie tra un sonnellino e l’altro. È preoccupato non tanto per il virus ma ha già il sospetto di non poter andare più al centro anziani a giocare a carte e fare le sue lunghe passeggiate nel parco.
È triste pensare che abbia vissuto la sua infanzia in mezzo a una dittatura, bombe e fame e adesso forse dovrà ancora combattere un nemico trasparente. Sembra la mano destra di Dio che punisce gli anziani, quelli che in questi anni sono non per colpa loro sono diventati, longevi e allegri. Sono di troppo e troppi in questa società consumistica e cinica. Prima di andare via non lì o baciati, so che è difficile crederci che l’abbia fatto solo per il loro bene.

 

Lunedì 24 febbraio: Vascelli fantasma.

In Tv si sente giustamente parlare di lui: del virus. Si chiudono scuole, biblioteche, chiese, musei teatri e cinema. Anche alcune aziende e negozi già in difficoltà. La Borsa nazionale inizia a tingersi di rosso! Le persone dei paesi anche quelli non delimitati come “Zone Rosse” si chiudono in casa. Iniziano a parlare oltre dei contagiati anche dei morti. Basta! Spengo… ed esco. Oggi c’è una giornata bellissima. Qui’ in Canavese sono mesi che non piove e il sole scalda come fosse una primavera inoltrata. Mi dirigo verso una collinetta. Una stradina sterrata mi porta fin su dove si vede la mia abitazione e sette villette una in fila all’altra. Sembrano dei vascelli fantasma su un mare d’erba. La nave dei pirati è ancora lontana ma il paese sembra essere in attesa dell’attacco, chiudendosi dentro le loro stive. Già da secoli i due virus del sospetto e della diffidenza hanno colpito gli esseri umani, i sintomi sono inesistenti, non portano febbre e tosse ma restano i più aggressivi. Di certo, non soffriremo di un po’ di solitudine o di qualche abbraccio e bacio in meno.

 

Martedì 25 febbraio: Abbracciata alla natura.

Ho sempre pensato al peggio quando mi accadeva qualcosa di spiacevole e d’inatteso, forse per esorcizzare il tutto. Per poi dire tra me: Ecco, hai visto! Tutto si è risolto, pessimista che non sei altro!
Il mondo ha sempre attraversato dei momenti terribili. Oggi più che mai regna il caos: Guerre, discriminazioni verso le donne, gli omosessuali. Pedofili, ladri di ogni genere, terroristi, fanatici religiosi, mafie, città in degrado, droga, prostituzione senza dimenticare il clima che cambia! E ogni tanto, compare lo spauracchio dei virus, il veleno che fa più paura agli uomini. Nonostante tutto, l’uomo sopravvive a questo fallimento e attende un cambiamento, un miracolo, l’apoteosi. È li, davanti a noi, ma il braccio è sempre troppo corto per afferrarlo!
Anche oggi è una bella giornata. Il mio acero mi chiama.
L’estate mi aspetta a scrivere sotto la sua folta chioma. Le gemme ancora semichiuse mi fanno intravedere le sue prossime foglie. A lui non importa del virus, prosegue ignaro le sue stagioni. Ho spazzato dal terreno le sue foglie accartocciate dell’anno passato e istintivamente mi sono chinata rifugiandomi sotto di esso.
Quando sono immersa, abbracciata alla natura tutte le paure sembrano lontane. Sola io… e lei.
In quel momento non ho bisogno di un cellulare, della luce elettrica, di un frigo, di un’auto, del supermercato e tutte quelle cose che con fatica hanno inventato per migliorare la nostra esistenza. La natura è l’unica che mi consola.

 

Mercoledì 26, Giovedì 27 e Venerdì 28 febbraio: Tutti uguali.

Ora tutti siamo uguali, quasi tutto il mondo, ha contratto il suo virus!
Intanto il mio frigo si sta svuotando! Non sarà di nuovo l’ora di andare al supermercato! Questa volta comprerò delle sementi di pomodoro, zucchine, prezzemolo, basilico ecc…ecc. Zappare all’aria aperta è salutare. In questi giorni per ammazzare il tempo ho tirato fuori un vecchio lavoro a maglia, l’avevo lasciato dentro una scatola poi, il collo ha cominciato a farmi male e sono passata a disegnare. Ho preparato un tiramisù, era da qualche tempo che volevo farlo. In giardino ho giocato con i miei gatti, qualche telefonata alle mie amiche…ovviamente si è parlato sempre del virus! Poi, sono salita sulla vecchia cyclette di mia suocera, tanto per rimanere in forma. Non potevano mancare le pulizie, anche se, la Pasqua è ancora lontana.

Ora la mia casa e più sterilizzata di una sala operatoria ma ora… basta scherzare! Si vive oramai come fossimo in quarantena e il mio pensiero va, a quelli che ci sono davvero. Di positivo questa forzata “solitudine” porterà tra nove mesi qualche bambino in più. Di sicuro, questa settimana tutti abbiamo riflettuto sulle nostre fragili vite, sul mondo e sui conflitti che ci fanno solo perdere del tempo prezioso invece di concentrarci per poterlo migliorare. Solo uniti si potrà essere vincenti. Di negativo questo virus non lo scrolleremo di dosso domani e ripartire non sarà facile.

Sarà sicuramente diverso e i popoli si allontaneranno sempre di più ma… non ascoltate le mie parole, questo è solo per dire a me stessa: Hai visto! Tutto si è risolto! Pessimista che non sei altro!

Oggi come ieri due donne parlano attraverso una mascherina durante l’influenza spagnola del 1918.

 

Racconti e storie di Loredana Ferri

 

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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