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Voglia di modernità

  • Scritto da Loredana Ferri

Colazione in giardinoMesi fa, curiosando tra gli scaffali di una profumeria notai un' acqua di colonia. Pensai che la sua produzione fosse finita da tempo, invece eccola la, quella bottiglietta a me tanto cara. La commessa mi chiese se volessi sentirne la fragranza, ma la mia memoria olfattiva era stata piu' veloce delle sue dita sottili, mentre svitava con cura il tappo della boccetta. Sapevo che sarebbero uscite note di cedro,rosmarino e fiori di lavanda. Una volta aperta accostai il naso e, lo riconobbi, era la sua acqua di colonia, in un lampo la memoria olfattiva fece spazio alla memoria della mia infanzia. Ricordo quando mio nonno la metteva la mattina , dopo la rasatura e, di come tutte le stanze della casa se ne appropiassero.Gli dicevo: «Che buono questo profumo!». Lui mi rispondeva con un pizzico di vanita' e accostandosi al mio orecchio mi diceva sotto voce come se stesse per dirmi un segreto «Questa colonia arriva da Parigi». Poi dirigendosi verso l' uscio, si metteva la giacca e il cappello e usciva. Quel liquido verde che sapeva di fresco arrivava davvero da Parigi, suo fratello Antonio ritornava al paese tutti gli anni con moglie e figlio e gli regalava la famosa colonia. Nel 1940 Antonio parti' lasciando per sempre la bella, ma povera ciociaria, una volta li, con la moglie parigina misero su una piccola sartoria in una palazzina all' ombra dell' Arco di Trionfo. Tagliavano e cucivano per ricchi borghesi, questi erano talmente ricchi che pagavano, ma poi dimenticavano di ritirare i loro abiti. La voglia di Parigi venne anche ad alcuni macchiaioli italiani di fine ottocento.Vissero, lavoravano e morirono li: il ferrarese Giovanni Boldini, Federico Zandomeneghi veneziano e il barlettano Giuseppe De Nittis e altri, tutti arrivavano da belle e antiche citta' italiane ma, Parigi in quel periodo era Parigi. Chissa' quale fu lo stupore per quei pittori nel vedere quelle vie larghe e lunghe, movimentate dalle carrozze, dai grandi negozi, dei caffe'pieni di signori e signore vestiti con abiti eleganti. La Senna attraversata da grandi battelli, le stazioni, gli ippodromi si riempivano di gente per vedere le corse dei cavalli, amazzoni disinvolte che cavalcavano le champ elysee. De Nittis dipinse tutto questa modernità tanto da inserirsi perfettamente nella borghesia e nei salotti bene. Come Antonio sposera' una francese ed ebbe un figlo, in un quadro del 1884 li ritrae, per un attimo sembra abbandonare momentaniamente quella vita frenetica della citta' per dedicarsi ai suoi affetti piu' cari. Il quadro in questione è "Colazione in giardino",Giuseppe De Nittis. Colazione in giardinoGiuseppe De Nittis. Colazione in giardino guardando questo quadro mi sembra di sentire l'odore pungente dell' erba appena tagliata, il figlio Jacques come tutti bambini sa di buono, di sapone di Marsiglia, dopo la colazione si alzera' a giocare con le anatre e, presto quell'odore svaniraà. Avvicinandomi al tavolo aroma del caffè appena fatto insieme al mazzo di rose e altri fiori, si confondono con il profumo che ha messo sui polsi la moglie Leontin, forse un regalo di Giuseppe in occasione del suo compleanno, riconosco la fragranza di cedro ,rosmarino e lavanda. Lui a una gran fretta ad immortalare questa bella e intima atmosfera. Vuole che tutto rimane per sempre nella sua memoria ,inclusi i profumi. De Nittis nello stesso anno muore a solo trentotto anni. E Antonio? Il sarto ciociaro visse piu' a lungo, non ebbe tutta la fortuna del pittore di barletta, come lui pero ha vissuto il suo tempo da uomo moderno amando il suo lavoro e la sua famiglia rimanendo fedele alle tradizioni. Questi pensieri li voglio dedicare a i ragazzi morti giorni fa sulla spiaggia di Siracusa attirati come Giuseppe e Antonio dalla modernità e dal benessere. Non ci sono riusciti a raggiungere i sogni sperati e, i loro corpi profumeranno per sempre di mare.

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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