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Paesaggio urbano

  • Scritto da Loredana Ferri

Paesaggio urbano di Renato Guttusodi Loredana Ferri - "Paesaggio urbano" è il titolo di questa tela del 1940 di Renato Guttuso. È una veduta di Roma, ma potrebbe essere una qualsiasi città italiana.
Tu che sei sopra questi tetti, forse, non mi vedi. Sono sotto quel grande palazzo arancione alla tua sinistra. In questo quartiere sono nato e cresciuto, in quella chiesa laggiù mi sono sposato, lì i miei figli sono stati battezzati. Tra queste strade, da un po' di tempo ci sono ritornato, osservando e scoprendo cose nuove. Ricordo, che in questa via c'èra un calzolaio e più avanti un negozio di genere alimentare, conosco ogni angolo di questo quartiere, ora i passanti che incontro sono per me degli sconosciuti. Eppure, sono passati solo pochi anni da quando non più abito qui!
Vedete quella casa bianca? Lì ci abitavo con la mia famiglia e dove c'è la finestra aperta, c'èra la cucina. Mia moglie mi sorrideva mentre mi serviva il caffè, poi passava la sua mano su ognuna delle teste dei miei figli, e con le dita si divertiva a spettinare loro i capelli. Il sole in quel periodo entrava da quella finestra. Mi sentivo appagato, avevo tutto quello che un uomo può desiderare. Ora da un paio di anni, abitiamo con miei suoceri. Ditemi pure che sono un masochista, ma ogni mattina passo in questa via e dall'altra parte della strada aspetto che una signora apre le persiane di quella finestra, immaginando di aprirle io. Poi mi compro un giornale e vado a leggerlo qui dietro l'angolo sui gradini della fontana della piazza. Prima leggevo ogni notizia, ora le salto e leggo l'ultima pagina, dove ci sono gli annunci di lavoro. Questa mattina invece cambierò strada, ho voglia di camminare e respirare quest'aria di primavera. Paesaggio urbano di Renat GuttusoPaesaggio urbano di Renato GuttusoCon questi spiccioli che ho in tasca non mi comprerò il giornale, ma un bel gelato finché non troverò pace. Non voglio pensare al mio passato e neanche a mio presente, fingerò di essere un uomo senza problemi. Senza meta ingoiando il freddo gelato, mi accorgo che non sono bravo a essere quello che non sono. Percorro gli intricati vicoli, che assomigliano tanto al mio stato d'animo. Mi accorgo di essermi perso e di trovarmi in un grande piazzale dove ore prima si è svolto un mercato rionale. I profumi freschi e invitanti di quella natura morta sui banchi sono svaniti, rimane solo la puzza nell'aria. Per terra, cassette di legno con dentro resti di frutta e verdura mentre arrivano fugaci insetti, animali randagi e uomini. Uomini... come me! Chinandomi, raccolgo e piango ingoiando calde lacrime. Penso: com'è cambiata in fretta la mia vita, non credevo di arrivare a questo punto! Non mi resta che arraffare come un ladro tutto quello che mi sembra mangiabile, pentendomi di essermi comprato quel gelato gustato in solitudine, fino a che, scorgo tra i resti, un piccolo vasetto di plastica con dentro una piantina di salvia. Lo prendo, annuso il suo aroma, accarezzo le sue vellutate foglie facendomi ricordare che gli antichi romani la raccoglievano a piedi nudi indossando una tunica bianca, considerandola una pianta dai grandi poteri curativi, mentre i greci la offrivano agli dei per ottenere i favori per ricevere la gioia di vivere. Sorrido tenendo stretta tra le mani il prezioso bottino, mi rialzo e il mio sguardo va fino su, sui tetti, dove sei tu. Mi accorgo che non si vede quello che vedo io. Da lì non si vedono le strade, la gente, i profumi e la puzza, la gioia e il dolore. Lì sui tetti tutto è bello e lontano.

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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