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Storia di Gatta e altre avventure... cap 9

  • Scritto da Loredana Ferri

Indice articoli

Capitolo nono

Sognando sotto il rosmarino
(storia di Gatta e altre avventure...)

Racconto e disegni di Loredana Ferri

LE TARTARUGHE INDIANE

LFerri Gatta 225Da bambina possedevo un cane simpaticissimo di nome Whisky. Dopo la scuola lo portavo sempre ai giardini pubblici vicino casa. Lui felice correva come il vento e quando pioveva, gli piaceva mettere le zampette dentro le pozzanghere. Lui era un coccolone tanto che la sera, prima di addormentarci gli piaceva mettersi sul mio letto e ascoltare le fiabe che mio padre si divertiva a scrivere prima di partire per i sui soliti lunghi viaggi di lavoro. A me mancava tanto il mio papà e per questo che leggendo quelle storie avevo la sensazione che lui fosse lì ad ascoltarle con noi. Una sera leggA letto leggendo le favoleevo la storia delle “tartarughe indiane”. Raccontava la storia di un orafo di Jaipur che era specializzato nel taglio delle pietre preziose: diamanti, smeraldi, zaffiri e altro ancora. Un giorno un ricchissimo maharaja prossimo all nozze volle impreziosire il suo turbante con un kalgi, una spilla da mettere al centro del turbante. Scelse di farsi intagliare due smeraldi a forma di tartarughe con gli occhi di rubini. L’orafo si L'orafo, il maraja, e gli smeraldimise subito al lavoro perché il maharaja voleva che la spilla fosse pronta entro una settimana. Una mattina l’orafo mentre stava dando il tocco finale alla sua opera, fece inaspettatamente uno starnuto facendo cadere le tartarughe che finirono sotto il bancone di lavoro. Si abbassò per raccoglierle ma alzandosi picchiò la testa contro lo spigolo e a quel punto svenne.


L'orafo sviene dopo aver urtato la testaQuando si riprese si accorse che le tartarughe erano sparite e disperato cominció a cercarle. Alla fine scoraggiato non gli restó che pregare la dea Lakshmi, dea dell'abbondanza e della fortuna. In ogni casa e bottega vengono accesi dei lumini per favorirvi l'ingresso.
Pregando disse: «Dea Lakshmi, fammi trovare le tartarughe di smeraldo. Io ti prometto che a ottobre, mese della tua festa, ti porterò un diamante.» Una voce all'improvviso echeggiò: «va nello stagno dietro casa tua li, le troverai». Così fece: corse verso lo stagno e con stupore trovò due tartarughe che vi nuotavano.
Disperato si portó le mani sulla testa e disse: «Dea Lakshmi, queste tartarugne sono vere! Dove sono quelle che ho fatto io con gli smeraldi del maharaja?» Poco dopo udì la voce della dea che gli rispose: «vedrai: nel momento in cui il maharaja le appunterà sul suo turbante, si trasformerannoL'orafo e le tartarughe ... vive di nuovo in due meravigliosi smeraldi».
Arrivò il giorno delle nozze, e l'orafo si diresse alla reggia con una piccola scatola con dentro custodite le tartarughe ancora vive. Entrando a palazzo le venne incontro di persona il maharaja con in mano il turbante. «Su presto, cosa aspettate ad appuntarmi gli smeraldi sul turbante?» All'orafo cominciarono a tremarle le mani. Aprendo la scatolina vide che le tartarughe erano ancora vive e così pensò di dire al maharaja, di chiudere gli occhi fin quando la spilla non era appuntata sul turbante. Il maharaja chiuse gli occhi e l'orafo appoggiò le tartarughe sul turbante, attese un po' pregando ancora la dea Laksmi e magicamente le tartarughe si trasformarono in due splendidi smeraldi. «Puó aprire gli occhi maharaja!» disse l'orafo soddisfatto.


 La gioia del marajaUn servo gli porse uno specchio e il maharaja esultò dicendo «Da oggi, sarai il mio orafo di corte!» L'orafo per ringraziare la dea, fece nel mese di ottobre la festa che le aveva promesso.
Terminata la storia, Whisky faceva un guaito di approvazione e ci addormentavamo.
A distanza di anni mi trovai a fare un viaggio di ritorno dall'India, seduto in aereo, accanto a me c'era un ragazzo indiano che stava venendo a Roma per una vacanza. Mi disse che se si fosse trovato bene a Roma sarebbe rimasto per tutta la vita.
Durante il viaggio gli raccontai di me, del mio cane e della storia delle tartarughe indiane che mio padre aveva scritto per me. Scesi dall'aereo, salutandoci con un arrivederci. Passarono dei mesi dal quell'incontro con quel ragazzo indiano, quando un giorno io e una mia amica ci trovavamo a Trastevere, famoso quartiere di Roma e siccome era l'ora di pranzo pensammo di cercare nei dintorni un ristorante per mangiare.
Nel cercare tra i vicoli il mio sguardo si posò su un'insegna, raffigurava due tartarughe di smeraldo; era un ristorante indiano. Entrammo incuriosite e ci sedemmo ad un tavolo. Venne a servirci un ragazzo e rimasi per un attimo stupefatta: era il ragazzo incontrato sull'aereo. Contenti entrambi di esserci rincontrati mi raccontò che era rimasto colpito dal racconto delle tartarughe indiane gli avevano portato fortuna come per l'orafo perché le aveva fatte disegnare sull'insegna del suo ristorante. Dopo un anno ci sposammo e come dono di nozze mi comprò due tartarughe! Ora sono cresciute e sono felici nel nostro giardino. E adesso ragazzi é tardissimo é ora di andare a letto! Buona notte.

Le vacanze erano giunte al termine. A differenza degli anni passati non ero triste, a casa ad aspettarmi c'erano nonna Ada, la signora Domitilla, i miei fiori e Gatta! Sono sicura che anche a loro ero mancata. Da parte mia non vedevo l'ora di riabbracciare tutti e di raccontare le belle storie ascoltate la sera prima.
C'era un'ultima cosa che mi restava da fare: tutti gli anni io e papà prima di partire andavamo a salutare il mare sedendoci sulle dune e aspettando il tramonto del sole. Ci piaceva parlare delle cose divertenti che ci sono capitate insieme ai nostri amici, e quando il sole fa brillare il suo ultimo raggio sul mare, vuol dire che é arrivata l'ora di alzarsi e dare un ultimo sguardo al monte Circeo per dare un arrivederci a ogni singolo granello di sabbia.
Arrivederci Sabaudia al prossimo anno!

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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