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Gli orti vogliono una donna

  • Scritto da Loredana Ferri

Pissaro Il giardino dellartista ad Eragny 350di Loredana Ferri - Camille Pissarro forse, mentre dipingeva " Il giardino dell'artista ad Eragny" del 1898 pensava: Non c'è niente da aggiungere, perché tutto è perfetto!
Laggiù c'è la mia casa, che protegge me e la mia famiglia negli improvvisi temporali estivi. Intorno, un giardino fiorito con degli alberi le cui fronde mi ombreggiano nelle giornate assolate, donandomi una pace infinita. Più in là mia moglie nel suo orto, che mi nutre. La luce del sole che si posa su quella terra, mi fa vedere colori dalle svariate sfumature. Mai e poi mai pensavo che la natura ne possedesse così tante. Ed io, non posso desiderare altro che immergermi in questa poesia.

Dove abito io c'è una manciata di case strette tra di loro, quiete e operose. A separarle le une dalle altre non ci sono alte siepi o muretti. Tutti ammirano i giardini e gli orti altrui.
Seduta sotto la rinnovata chioma del mio acero, le tenere foglie fanno da contrasto a una maestosa nuvola bianca, sospesa sul prato accanto al mio. È un melo del frutteto di Lucetta. Riesco a vedere da dove mi trovo anche gli Iris di Stefania, mentre li innaffia: sembrano tante crisalidi di farfalle, aspettiamo curiose lo "schiudersi" per scoprirne i loro colori. Da giorni i fiori gialli di un grosso cespuglio di una Folstizia sono caduti al suolo. È oramai un sole tramontato. Dietro s'intravede Domenica, un'arzilla ottantenne che sta vangando la terra scura e soffice del suo orto.
Conosco un altro orto lontano da me: quello di Lucia. Mi sembra di vederla dentro la sua utilitaria rossa mentre percorre gli stretti sentieri della campagna ciociara, circondata da un bosco di aggrovigliati e spinosi rovi di more. Un vecchio cancello ferma il suo viaggio. Scende e lo apre. Ad accogliere il suo arrivo, un gruppetto di puledri. Poi si avvia lungo un sentiero di ghiaia, ed eccola! Immersa nel verde spicca abbagliante, una piccola casa di pietra. Lì Lucia insieme alla sua famiglia ha trascorso gli anni più belli della sua infanzia e giovinezza. Nel volerla ringraziare non poteva permettere che fosse ingoiata dalla natura pronta ad avvolgere tutto da un'impenetrabile vegetazione. Il lavoro è stato duro e costoso. Giorno dopo giorno, pietra su pietra la casa è "rigermogliata". Intorno a quest'antica e umile dimora c'è un bosco di ulivi. La luce riflessa sulle foglie le fa cambiare di colore, da argento diventano azzurre, poi ritornano verdi e non smettono di mutare il loro aspetto. Tutto è in movimento, come una danza dal ritmo frusciante. Questi alberi, che non perdono le foglie da una stagione all'altra, hanno adottato questa casa, accogliendola. Le sue fondamenta sono radici, che affondano su questa campagna, imparando a essere, forte e secolare. Ai piedi di questi ulivi danzanti quasi a volerlo proteggere Lucia coltiva il suo orto. Per lei non è un hobby, la moda del momento, il distrarsi dalla città. Quest'orto è una cosa seria: è come un figlio da accudire.
L'orto è fatto per chi ha un istinto materno, non ci si può distrarre tra i fiori del giardino. Se un giorno ti dimentichi di lui, ti punisce, diventa capriccioso imbruttendosi. Intorno alla piccola pianta trapiantata iniziano a crescere erbe infestanti e se non la bagni, si secca e ... muore. Lucia però è tenace, esigente, pignola. Curva con i piedi che affondano nella terra, le braccia forti per zapparlo e vangarlo. Tra i solchi, sparge insieme ai semi i suoi pensieri più segreti. La natura si sa ti mette a proprio agio e soprattutto è un'ottima ascoltatrice. E poi ancora estirpa, innaffia e infine non le resta che ...aspettare.
Arrivata la sera, Lucia è stanca ma soddisfatta, appagata, orgogliosa del suo operato. Seduta sotto il portico accende una lanterna. Nella penombra il profumo di un glicine le fa riaffiorare gli antichi odori che un tempo si sentivano intorno alla casa: l'odore acre e pungente del letame, del latte appena munto e del pane sfornato la mattina presto. Tra le sagome scure degli ulivi si rivede bambina, quando in autunno c'era la raccolta delle olive insieme ai nonni, con i genitori e i fratelli. Adesso, sono fantasmi buoni, guardiani di un tempo perpetuo su quella terra così magnetica e irresistibile e su quell'aspra casa di pietra. L'aria comincia a farsi umida e fresca. Con un soffio, spegne la luce della lanterna, i fantasmi svaniscono. Domani la aspetterà un altro lavoro, pianterà una nuova pianta tra le antiche piante e nuovi semi.
E come Pissarro, non potra' desiderare altro che, immergersi in quella poesia.

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Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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