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La spiaggia di Barcellona

barcellona 4 mindi Anna Elisa De Santis - «Quelli che seguono sono versi legati a un pensiero che mi preme in questi giorni, come è per tanti di noi.

Parlo della Spagna, che non è una romanticheria, ma una parte attiva del nostro presente e che rischia di bruciare la sua democrazia in un rogo assurdo, troppo forte il richiamo alla violenza di Stato con tutti i suoi esiti anche nella dinamica politica.

Ma non sono solo "fatti loro".»

 

La spiaggia di Barcellona

Alle dieci del mattino
del decimo mese dell’anno,
il dieci ottobre alle dieci,
tutti i porti d’Europa
per un’ora,
tutti i porti saranno vicino a Portal de la Pau.

Alle dieci del mattino i treni,
tutti i treni d’Europa,
piccoli vagoni tra le massicciate
aride perse tra rovi e ginestre o fulminei
in gara col cielo,
insieme muoveranno le loro ruote
come se fossero su una sola carreggiata
nella Barcelona Sants.

E’ alle dieci del mattino
che si apriranno le porte, in un attimo
si apriranno le porte di tutti i musei d’Europa
che il loro cuore porteranno
sull’altare della Sagrada familia,
perché non si senta sola, a quell’ora squarciata
nell’orologio di ogni piazza,
di ogni casa sul Lungotevere chiaro di Roma.

Il sole d’Europa
si aprirà, poco prima delle dieci del decimo mese.
Il dieci ottobre il sole d’Europa si aprirà.
Le montagne d’Austria, le Alpi,
i Pirenei invaghiti di luce, scenderanno sulla spiaggia
per ricevere in dono semplici conchiglie,

lì dove il tempo le ha lasciate.
Sulla spiaggia di Barcellona, ci saranno conchiglie
e dolore.
Il mare porterà le conchiglie e il vento
condurrà il dolore muto di Auschwitz.
Da Auschwitz porterà il suo drappo nero
nelle mani minute
della bambina in attesa.


 barcellona 350 260 min

Aspetta, nella spiaggia dei turisti,
le bambine come lei,
chi con le trecce chi senza.
Avevano trecce nere sulle spalle,
le bambine di allora,
qualcuna mostrava una stella gialla sul petto,
prima che il buio la inghiottisse
e insieme a lei
il barlume della ragione e l’anima
di chi non volle vedere altro
che la sua sfrenata tristezza nello specchio
dei laghi limpidi d’Europa.

La bambina aspetta
sulla spiaggia di Barcellona
chi vorrà giocare con lei senza paura
della sua parlata e del suo ridere aperto,
lei non ne ha dell’altrui.
Lei che sa tenere tra le dita
la sabbia con cui aveva alzato castelli,
con piccole palette di legno,
la fata catalana.

Tutte le fate d’Europa
arriveranno in un soffio, perché
la bambina non resti sola.
Prima delle dieci del decimo mese dell’anno,
il dieci ottobre, saranno lì
per prendere tra le braccia e accarezzarla,
la terra grande, umida di vento atlantico, arsa di sale,
sfiorata dal gelo. Sparsa di pagine scritte
per sentire e parlare, parlarsi,
quando la voce non basta. In ogni grano di terra
è inserrata una lettera dell’alfabeto. Dalla terra
germinano racconti sapienti
che ognuno può sentire, se vuole. Di vita,
non di morte. Troppo breve è la morte e semplice.

Le fate d’Europa porteranno in dono
una penna leggera,
perché da Barcellona a Madrid
raccolgano il canto della vita,
con mani libere dalla violenza lo raccolgano.
Prima delle dieci del dieci ottobre
dell’anno che non sperderemo, il duemiladiciassette,
qualcuno lo raccoglierà quel canto
confuso alla terra e al suo cielo,
prezioso di lapislazzuli e diafane nuvole,
lo raccoglierà per darlo alle bambine
impazienti di gioco
sulla spiaggia di Barcellona.

Anna Elisa De Santis
Versi per la democrazia e la pace in Catalogna e nella Spagna tutta

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