fbpx
Menu
A+ A A-

Perché in Italia non esiste un partito del lavoro

  • Scritto da Mario Sai
Aziendalismo, sovranismo e questione sociale
Delle novità e delle contraddizioni del nuovo sistema di produzione la sinistra politica e gran parte del sindacato e del mondo accademico sono stati del tutto inconsapevoli. Un mondo di uomini e donne “flessibili”; una società di individui colti e connessi; una democrazia senza sindacati e partiti, animata da leader e da followers sono stati per anni le parti di una narrazione che accettava che la storia fosse finita e che il capitalismo fosse l’ordine naturale delle cose.
 
Non si è capito quanto alla globalizzazione fosse connaturata una potente crescita delle disuguaglianze. In questi anni si sono ridotte le distanze nei ritmi di sviluppo tra Paesi avanzati ed emergenti, ma è aumentata al loro interno la disuguaglianza nella distribuzione del reddito e della ricchezza. La società si è polarizzata e così il lavoro, avendo nella crescita del lavoro precario rispetto a quello stabile un potente volano. E’ un processo strutturale, conseguenza del sistema di produzione toyotista e della rivoluzione del just in time: avere nel processo produttivo ciò che serve solo quando serve e nella quantità che serve. Questo vuole dire anche un nucleo di lavoratori a tempo indeterminato contenuto e una massa crescente di lavoratori a disposizione, assunti e/o pagati solo quando serve, da quelli somministrati nelle grandi imprese agli “autonomi” del nuovo terziario ai riders governati da algoritmi e piattaforme. I paesi, rimasti ai margini dello sviluppo, hanno prodotto una massa crescente di immigrati. Di fronte a questi fenomeni il welfare, nella fatica di Sisifo di correggerli, è entrato in crisi.
L’estensione del precariato e la crisi economica, che in Italia ha distrutto un quarto della base produttiva, hanno fatto crescere un senso comune di insicurezza nel lavoro, nell’abitare, nell’accesso alle prestazioni sociali. Anche Carrieri nota che le elaborazioni del Rapporto sui lavoratori italiani segnalano un mix tra soddisfazione verso il proprio lavoro di chi è stabile e sta dentro processi di innovazione e una prevalente esigenza di difesa e protezione di chi è precario e perde reddito. Manca, però, una idea di come intervenire sui nodi nevralgici della produzione e della distribuzione. Nella società i movimenti si sono aggregati non intorno a una strategia, ma a forti emozioni: rabbia contro i poteri forti, indignazione contro i politici disonesti. È un processo sostenuto dalla crescita delle comunità virtuali in Rete. Nate come modello di relazioni sociali orizzontali e antigerarchiche, oltre le barriere fra nazioni, etnie, culture e classi sociali, sono diventate aggregazioni di minoranze chiuse e intolleranti, dove manca il confronto di idee e soprattutto il dissenso èbandiere rosse a piazza del popolo 350 260 bandito.
Il crollo delle “magnifiche sorti e progressive” della globalizzazione e con esse dell’Europa sociale e solidale, sostituita dalla faccia feroce del dottor Schaeuble che mette alla frusta i lavoratori e i pensionati greci, ha travolto la sinistra progressista. Il riformismo, che era nato per rendere il capitalismo socialmente sostenibile, ora vuole riformare la società per renderla adatta al capitalismo È incapace di un progetto alternativo per l’Europa, di cui anzi è diventato il guardiano, come dimostra in Italia la messa in Costituzione del pareggio di bilancio.
La sinistra dei movimenti, dove sono state forti le pulsioni no-euro e l’idea che welfare e diritti, a partire dal reddito di cittadinanza, meglio si difendano nei vari ambiti nazionali, ha progressivamente rivolto la sua attenzione da un lato ai giovani precari ( in contrapposizione ai lavoratori “garantiti” e al sindacato) e dall’altro lato alle grandi campagne sui diritti civili e sull’accoglienza degli immigrati.
 
La crisi attuale, oltre che economica, è una crisi di culture politiche. Pagano di più quelle che hanno fatto della globalizzazione il loro perno. Le sinistre dei movimenti vengono assorbite dalle nuove forme di associazione dei “cittadini”, come è in Italia il M5S, che più credibilmente sostengono e praticano l’immediatezza dell’agire sociale; la democrazia diffusa e il rifiuto della mediazione politica; l’enfasi sulle relazioni di comunità e l’esaltazione del conflitto tra libertà individuali e ruolo regolatore delle istituzioni. 
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici