fbpx
Menu
A+ A A-

Perché in Italia non esiste un partito del lavoro

  • Scritto da Mario Sai
Il terremoto politico che ha giovato alle nuove destre
Dentro la crisi della globalizzazione si è messo in moto un terremoto politico che ha ridato credibilità alle nuove destre. Dal neo-colbertismo di Giulio Tremonti all’ “America first” di Donald Trump la risposta alla questione sociale, alla perdita di salario, diritti e potere del lavoro, è stata la Nazione, uno spazio presidiato da una forza popolare in grado di difenderne la sovranità e l’identità dagli attacchi e dai pericoli del mondo globalizzato, garantendo a imprese e lavoratori protezione economica e ai cittadini difesa dal disordine internazionale segnato da guerre, terrorismo, immigrazioni. Non più “proletari di tutto il mondo unitevi”, ma lavoratori combattenti per la propria nazione, come il toyotismo educa ad esserlo per la propria azienda, in un sistema di relazioni industriali in cui non c’è più posto per il conflitto capitale e lavoro e quindi non solo per un sindacato autonomo, ma soprattutto per una coscienza di sé e dei propri interessi separata dai destini dell’impresa.
 
Il massiccio spostamento elettorale in tutto il mondo globalizzato dei lavoratori dipendenti verso la nuova destra sta dentro questi cambiamenti di sistema produttivo, relazioni sociali, culture.
Il modo come la nuova destra interpreta la questione sociale in Italia non è privo di contraddizioni. Siamo un paese non solo export oriented , ma dove le regioni, in cui è più forte è il radicamento della Lega, sono da un punto di vista produttivo fortemente integrate con i lander tedeschi . Le imprese innovative hanno bisogno non di dazi, ma di sostegni pubblici agli investimenti in tecnologia e una organizzazione del lavoro “efficiente” come è il sistema toyota. In questa direzione sono andati l’abolizione dell’articolo 18 e il jobs act. A controprova sono venute le reazioni, di una durezza che non si vedeva da anni, delle imprese contro il “decreto dignità, che ha mitigato in parte il processo di precarizzazione. Ciò che segna la situazione del nostro Paese è, però, una crescita lenta e l’impoverimento di una quota larga della società, a cominciare dal Sud. Rimangono forti e diffusi il bisogno di protezione e la domanda di assistenza e , sopra ogni cosa, la voglia di spazzare via a furor di popolo tutto l’ordine che queCarta dei diritti del lavoro testo finale 350 260sto ha prodotto. Sovvertire lo stato di cose esistente è ciò che rende forte ogni appello al popolo. Questo non lo può fare il PD, con la sua cultura liberale dei diritti civili e della filantropia; che continua a puntare sopra una Europa che la gente comune sente sempre più lontana, burocratica e imbelle (ne è buona prova la questione del governo delle migrazioni) e che fa del credo” più mercato, meno stato” (e meno sindacato) il cuore della sua politica economica. Il modello di regolazione delle relazioni sociali e del lavoro sono Marchionne, Farinetti e Cucinelli. Alla sua sinistra la modesta aggregazione di forze, per giunta alla continua ricerca di un centro di gravità permanente, è destinata a essere scarsamente influente politicamente e poco attrattiva elettoralmente. Quindi, dentro uno schema conflittuale –concorrenziale, l’alleanza giallo- verde rimarrà in piedi. È un modo di pensare una alternativa all’ordine costituito globale non di oggi. Già all’inizio della crisi del 2008 Kalle Lans, uno dei promotori con la sua rivista “Adbuster” del movimento Occupy Wall Street sosteneva la necessità di “uno strano ibrido” tra OWS e Tea party (la nuova destra) per sconfiggere la vecchia politica corrotta ( repubblicani o democratici che fossero) e impedire il ritorno ad un mondo dominato da tecnologie invasive e finanza di rapina. 
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici