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  • Il Capoluogo

Qualità urbana e Città Intercomunale

 

 3 questioni fondamentali: pianificazione territoriale; ambiente e gestione dei rifiuti; mobilità e trasporti

di Giuseppe Sarracino*
frosinonedematthaeisaerea 350 260Numerose sono le analisi sulla qualità della vita delle città italiane che vengono realizzate da diversi Centri di ricerca e pubblicate sui quotidiani nazionali al fine di conoscere i punti di debolezza e di forza da cui partire per poter ridurre le disuguaglianze sociali, economiche, culturali e ambientali tra le diverse aree urbane bel paese.

La classifica più recente è quella pubblicata dal Sole24 ore, riguardante la “32 edizione della Qualità della vita 2021” delle province italiane. In testa alla graduatoria sono posizionate per l’alta vivibilità, sette province del Nord-Est, e a seguire quasi tutte le province del nord d’Italia. In fondo alla classifica risultano le aree urbane del Sud e del Centro Italia. La provincia di Frosinone occupa la 82° posizione su centosette, scivolando drammaticamente al 104° posto per quanto riguarda l’indicatore della cultura e tempo libero, su cui occorre una riflessione a parte. Questi dati pongono una serie di domande, che non possono limitarsi solo alla politica ma devono vedere il coinvolgimento del mondo del lavoro e dell’imprenditoria sana, della cultura e dell’associazionismo, e di tutti i livelli istituzionali. A tale proposito si è sviluppato, tra le forze politiche ed imprenditoriali locali, la convinzione che attraverso la realizzazione della città intercomunale, è possibile affrontare meglio i gravi nodi dello sviluppo e della crescita in Ciociaria. La città intercomunale, secondo alcuni , “avrebbe il pregio di rappresentare circa 150 mila abitanti, e ciò produrrebbe un impatto certamente più forte sia in termini amministrativi che gestionali, come ad esempio l’accesso ai finanziamenti europei, ma anche nell’influenzare le scelte di scala nazionale e regionale che hanno ricaduta e locali.“

Interessante è lo studio commissionato dall’Unione Industriale di Frosinone alla Università degli Studi di Roma Tor Vergata, su “Nuove ipotesi di sviluppo cooperativo e associativo del Frusinate”. La ricerca ha messo in luce un ambito territoriale di area vasta di valenza metropolitana che, con il coinvolgimento di 8 comuni contermini (Alatri, Ceccano, Ferentino, Frosinone, Patrica, Supino, Torrice, Veroli), conferma la possibilità di istituire una dimensione tra le più grandi tra quelle nazionali.Tale studio cerca di dimostrare come “L’Unione del Frusinate si presenta quindi con una forte capacità di svolgere e gestire in modo coordinato funzioni e servizi in molteplici settori e iniziative di animazione e promozione economica, sociale e ambientale.” La autorevolezza della ricerca, senza alcun dubbio, stimola una serie di riflessioni intorno alla idea di “grande città intercomunale”.

Certamente una struttura in Unioni della nostra geografia amministrativa, potrebbe rappresentare un punto di forza, ma allo stesso tempo occorre segnalare che non esiste alcun automatismo tra sviluppo del territorio e città intercomunale, né che la creazione di un Comune unico possa prefigurare nuove e superiori capacità nell’azione di governo di un più vasto territorio. I dati riportati, dalla classifica sulla qualità della vita, indicano che le prime posizioni sono occupate da numerose province di media grandezza. Ad un esame più attento, della suddetta graduatoria, si può osservare che la provincia di Pordenone con una popolazione di circa 309.000 abitati il cui capoluogo ha a poco più di 50 mila abitanti, è posizionata al 7° posto mentre la provincia di Lecco con una popolazione di 332.593 abitanti occupa la 25° posizione nella classifica come la città di Mantova che con i suoi 48 mila abitanti conquista la 3° posizione nella graduatoria di ecosistema urbano.

Gli indicatori usati dalla graduatoria, per poter valutare la qualità urbana, non sono il numero degli abitanti o la vastità del territorio ma, la ricchezza e i consumi, gli affari e il lavoro, l’ambiente e i servizi, la demografia e la salute, la giustizia e la sicurezza, la cultura e il tempo libero. D’altronde la provincia di Latina con una popolazione di oltre mezzo milione di abitanti occupa la 80° posizione nella graduatoria della qualità della vita e la città capoluogo coni suoi 127mila abitanti, ovvero circa 3 volte quelli della città di Frosinone e con un territorio che si estende per 277 Kmq. occupa la 100° posizione nella classifica di ecosistema urbano. Come si vede non è la il numero di abitanti o le dimensioni del territorio che determinano la qualità di vita delle città e delle province, ma piuttosto amministrazioni territoriali in grado di porre attenzione alla qualità dei servizi, all’efficienza nell’esercizio delle loro funzioni, al costante sforzo di miglioramento nelle relazioni con i cittadini e nelle imprese, alla professionalità del personale pubblico ecc.

Indubbiamente la proposta riguardante l’Unione dei Comuni, rappresenta un’occasione di riflessione sulla necessità di trovare forme efficienti di organizzazione di area vasta, ma occorre evitare ulteriori livelli Istituzionali, che appesantirebbero ulteriormente le funzioni e i compiti di quelli già esistenti, d’altronde basta ricordare il mancato decollo delle Unioni dei Comuni previsti dalla legge 142/1990. Piuttosto sarebbe utile riflettere sulle opportunità offerte dalla legge 265/1999, confluita nel D.lgs. 267/2000 TUEL,che ha dato nuovo impulso all’istituto della Unione dei Comuni, divenendo entità associative volte all’esercizio congiunto delle funzioni e dei servizi comunali, allo scopo di accrescere l’efficienza e l’efficacia indipendentemente dalle dimensioni demografiche e territoriali, potendosi costituire anche Unioni con Comuni di medio-grandi dimensioni, con incentivi regionali e contributi statali erogati in base al numero non di abitanti, bensì di funzioni gestite in forma associata. Allo stesso tempo occorre riconoscere ed essere consapevoli che le esperienze fatte delle Unioni dei Comuni, in numerose regioni del nostro Paese, hanno mostrato grandi limiti nella sua generale funzione di governo su “area vasta”, “non hanno quasi mai portato a forme di governo unitario nell’area sovracomunale di riferimento – in particolar modo nel settore urbanistico – ed hanno solo parzialmente favorito una reale armonizzazione delle regole di gestione e di governo dei beni pubblici.”

La questione cruciale, quindi non è quella di creare un nuovo organismo o livello Istituzionale ma piuttosto avere una visione integrata del governo del territorio, soprattutto in un territorio composto da piccoli e medi comuni come il nostro. Occorre porsi l’obiettivo di unire le singole esigenze e opportunità espresse dalle comunità locali facendole confluire in un’idea di sviluppo di “area vasta” facendosi centro propulsore dell’intero sistema regionale e allo stesso tempo essere protagonista nei confronti degli interlocutori nazionali ed europei attraverso la elaborazione di progetti di medio e lungo periodo. Costruire un unico Piano Strategico, capace concentrare risorse finanziarie verso pochi ma significativi obiettivi di sviluppo dell’intero territorio della Ciociaria. Naturalmente tutto questo richiede un adeguato livello Istituzionale capace di agire su scala intercomunale, in grado di superare le numerose difficoltà che si incontrano nello stipulare accordi, progetti tra le amministrazioni o nella gestione dei rapporti inter-istituzionali.

Tali funzioni potrebbero essere svolte dalle Province, che continuano a rappresentare un punto di riferimento importante per i comuni, nonostante la legge 56/2014, meglio conosciuta come legge Delrio, ne prevedesse l’abolizione, ma considerato che la riforma costituzionale non è stata approvata dal referendum del 4 dicembre 2016, il loro mantenimento tra gli enti costitutivi della Repubblica di cui all’art. 114 della Costituzione, impone di ritornare sulle scelte compiute e di definire nuovi compiti. Le Province possono svolgere quel ruolo di organizzazione e coordinamento tra i comuni e dei loro strumenti di partecipazione non solo in rapporto alle loro funzioni ma anche nei confronti delle autonomie funzionali e, soprattutto, della Regione, contribuendo a sintetizzare gli interessi di ciascun territorio altrimenti rappresentati frammentariamente e disordinatamente.

La Provincia di Frosinone potrebbe cimentare la sua capacità di governo su tre questioni fondamentali: 1) pianificazione territoriale e localizzazioni; 2) tutela dell’ambiente e gestione dei rifiuti; 3) mobilità e trasporti) come funzioni di area vasta, non comunali. Quindi a mio avviso, pur riconoscendo la necessità di avviare una riflessione sull’area vasta come strumento fondamentale per rendere più efficiente e maggiore autorevolezza le istituzioni locali, sarebbe opportuno guardare con maggiore attenzione alle esperienze di governabilità delle città e delle province che ogni anno sono ai primi posti delle graduatorie sulla qualità della vita dei propri cittadini.

*Dott. Giuseppe Sarracino

 

 

 

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