fbpx
Logo
Stampa questa pagina

Il valore di Selva dei Muli

Frosinone mura selva dei muli 350 260 mindi Ivano Alteri - Dalla terrazza della città, con le spalle rivolte al bel Piazzale Vittorio Veneto, sotto il palazzo della prefettura di Frosinone, bisogna volgere lo sguardo a Sud-Ovest, verso la catena dei Lepini, per vederlo. Ma bisogna farlo al mattino, con anche il sole alle spalle; al tramonto lo si ha negli occhi, e la Valle del Sacco appare avvolta allora in un velo tutto d'oro. Lì, in lontananza, al centro della pianura, spicca un colle circondato dalla vegetazione, che alla sua sommità oggi ospita un silo colorato con fasce rosse orizzontali, a segnalare la sua altezza a chi vi si approssimi in volo: è Selva dei Muli e le sue pendici vulcaniche.

Cinquemila anni fa, nelle radure tra le foreste e sulle rive dei ruscelli lì presenti, vi si sarebbe scorto un brulichio di nostri antichi avi intenti nelle attività più disparate: dalla caccia alla raccolta, dall'agricoltura all'allevamento, dalla pesca alla fabbricazione di oggetti fittili e litici. Lì avevano realizzato un loro villaggio, costruendo capanne, innalzando palizzate e scavando fossati di difesa, tracciando fossi per dare un qualche ordine alle acque che vi abbondavano. La terra fertile e ricca di risorse li aveva trattenuti lì, dove il loro girovagare aveva infine trovato quiete.

“Le prime indagini archeologiche nel territorio di Selva dei Muli” ci racconta Manuela Cerqua nella sua relazione pubblicata su Origini del 2011, “furono condotte da Italo Biddittu agli inizi degli anni Settanta, con numerosi e mirati sopralluoghi nei terreni di superficie e in occasione di lavori di scavo, che portarono al rinvenimento... di manufatti litici riferibili, in particolare, al Paleolitico medio (Biddittu, Segre 1976-77; Biddittu, Celletti 2003: 82-84)”.

“L’insediamento”, continua Cerqua nella sua relazione, “ si impone nel panorama di questo contesto geografico e culturale per la sua eccezionale estensione (circa 8 ha) e per la presenza di un’imponente opera difensiva perimetrale, costituita da un fossato e da una triplice palizzata. La funzione difensiva di queste strutture appare inconfutabile e al momento sembra non trovare eguali nella penisola italiana. L’analisi della cultura materiale permette di inquadrare la vita del villaggio dell’Eneolitico medio, con la presenza di forme e decorazioni caratteristiche della facies del Gaudo. Lo studio del villaggio di Selva dei Muli apre una nuova prospettiva di ricerca sugli aspetti della facies del Gaudo, contribuendo a confutare la definizione della stessa quale 'facies funeraria'”.

Ma non è tutto. Già Biddittu, in un articolo pubblicato su i “Quaderni del centro di studio per l'archeologia etrusco-italica” (Italo Biddittu-Eugenia Segre Naldini 1981), aveva rilevato che “il colle fu abitato ancora in epoca romana come indicano alcuni resti murari alla sommità” (oltre ad aggiungere che “al di sopra insistono avanzi di costruzioni medioevali del XII secolo”; e infine che “si ha notizia di un castello del 1117”). E infatti anche la Cerqua scrive nella sua relazione che “nel settore sud dell’area è stato effettuato il monitoraggio archeologico costante di tutti i lavori di scavo e movimento terra, a seguito del quale sono stati individuati i resti di una struttura in opera quadrata in grandi blocchi di tufo affiancata da un pozzo e da una serie di annessi riferibili ad un’occupazione del territorio databile ad epoca romano-repubblicana”.

Un sito archeologico di straordinario interesse

Insomma, un sito archeologico di straordinario interesse, anche per chi non sia un addetto ai lavori. Tanto che, dopo i successivi scavi di Biddittu verso la fine degli anni Settanta, su quell'area fu posto dalle autorità un vero e proprio “vincolo”. Precisamente, con decreto del 2 novembre 1982, il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali sanciva all'art. 1: “L'area interessata dal giacimento sopra descritto, indicata in grigio nell'allegata planimetria facente parte integrante del presente decreto, è dichiarata di particolare interesse archeologico ed è per tanto soggetta a tutte le disposizioni della citata legge” (L. 1089/39, art. 1 e 3). Il decreto, a premessa, conteneva nel dettaglio la descrizione del sito e tutte le “particelle” catastali interessate dai ritrovamenti (“Comune di Frosinone, segnati al Catasto al foglio 39, particelle 1..., 7..., 8..., 66..., 26...), con relativi nomi e cognomi dei proprietari.

Dopo tale sanzione ufficiale dell'importanza del sito, tuttavia, nulla più accadde, fino ad epoche più recenti, quando iniziarono i lavori per l'edificazione dell'Interporto di Frosinone. In data 16 gennaio 1998, infatti, la società SIF Spa (Società Interporto Frosinone), a capitale misto, pubblico-privato, dopo aver già ottenuto le autorizzazioni, con prescrizioni, da parte della Regione Lazio, aveva inoltrato “domanda di pronuncia di compatibilità ambientale” al Ministero dell'Ambiente, per edificare l'interporto proprio su quel sito. Dopo varie peripezie, note e contro note, correzioni del progetto e integrazioni; nonostante il decreto affermi, tra l'altro, che il sito archeologico “risulta significativamente interferito da una parte del progetto d'interporto”, che “va considerata, in proposito, la elevata valenza storica del luogo, in quanto abitata in epoca romana (resti murari sulla sommità, frammenti di cotto e tegoloni sparsi nei campi circostanti)...”, il 26 settembre 2000 il progetto viene autorizzato dall'allora Ministro dell'Ambiente Willer Bordon e dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Giovanna Melandri (Wikipedia). In esso, tuttavia, sono contenute numerose prescrizioni di cui i ministeri si riservano una “verifica di ottemperanza... in sede di progettazione esecutiva”.Frosinone SelvaMuli

Continuando nella lettura della relazione di Cerqua, allora apprendiamo che: “Nel giugno del 2004, a circa trenta anni dalla prima segnalazione del sito, in occasione della realizzazione di un Interporto Merci, la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio ha intrapreso un complesso programma di ricerca, condotto mediante diversi livelli d’indagine, volto alla conoscenza e alla tutela di questo sito”. E ancora: “Le indagini effettuate dal 2004 al 2010 con quattro campagne di scavo – ciascuna di una durata di due o tre mesi – hanno così interessato un’area di circa 4 ha, nella quale sono state portate in luce strutture riferibili ad un abitato eneolitico, che certamente si estende, però, ancora in direzione nord-ovest e sud-est, e probabilmente verso nord”. Ed è proprio in occasione di tali scavi che furono effettivamente rinvenuti quei “resti murari” di epoca romana già segnalati da Biddittu negli anni Settanta, poi meglio definiti nella relazione di Cerqua, partecipante ad alcune delle ultime campagne di scavo, come “resti di una struttura in opera quadrata in grandi blocchi di tufo affiancata da un pozzo” attribuiti “ad epoca romano-repubblicana”.

Tali ritrovamenti, quindi, avevano interrotto i lavori per l'interporto. (Ma quell'area, è bene ripetere, era già soggetta al vincolo col decreto del 1982, per la presenza del solo villaggio eneolitico). A sollecitare il disbrigo della pratica presso i ministeri coinvolti, era perciò intervenuto anche l'allora Presidente della Provincia di Frosinone, Francesco Scalia; che, con una lettera poi pubblicata dal quotidiano Ciociaria Oggi il 6 agosto 2006, ringraziava l'allora Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Francesco Rutelli, per il “suo interessamento, grazie al quale tutti i lavori per il completamento dell'Interporto di Frosinone potranno celermente riprendere”. Si tratta, probabilmente, di ulteriori autorizzazioni relative a quella ““verifica di ottemperanza” in sede esecutiva delle prescrizioni apposte nel decreto del 2000, che i due ministeri avevano avocato a sé all'atto dell'approvazione del progetto; “verifica” ancor più necessaria, proprio alla luce degli intervenuti scavi a partire dal 2004.

Nella lettera sono anche richiamati i vari soggetti coinvolti nella vicenda. Scrive infatti Scalia: “Il Responsabile della Sopraintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, dott.ssa Anna Maria Moretti, e il Responsabile del procedimento, dott.ssa Sandra Gatti, con grande competenza e celerità, avevano prospettato alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio la soluzione di scavare l'area del villaggio in modo estensivo, documentando le tracce nel modo più completo possibile con rilievi accurati, riprese fotografiche anche dall'alto, eventualmente ricostruzioni in 3D, per poi autorizzare la rimozione e consentire la realizzazione dell'Interporto”. Ancora: “Ora, in tempi rapidissimi, grazie alla tua attenzione e sensibilità, arriva il via libera del Direttore Regionale Ing. Luciano Marchetti, che ringrazio per la disponibilità, e che si è pronunciato favorevolmente su quanto proposto dalla dott.ssa Moretti e dalla dott.ssa Gatti”.

Ora, a fronte di questa nostra sommaria ricostruzione (chi volesse approfondire può utilizzare, tra l'altro, le fonti riportate in coda all'articolo), si pongono alcune domande che, fino ad ora, non hanno avuto risposta. Nei giorni scorsi, perciò, l'associazione ciociara Frosinone Bella e Brutta ha risollevato opportunamente il caso, riportandolo alla nostra attenzione.

Ci chiediamo, dunque:

1) Perché nel “vincolo” apposto col decreto del 1982 (allora ministro, Vincenzo Scotti) è citato soltanto il villaggio eneolitico e non i “resti murari” di epoca romana, pur segnalati da Biddittu?
2) Dove si trovano, oggi, i reperti del villaggio eneolitico rinvenuti da Biddittu?
3) Dove, quelli rinvenuti durante gli scavi del periodo 2004-2010 relativi allo stesso villaggio?
4) Perché non è intervenuto un ulteriore vincolo da parte del Ministero, a fronte dell'effettivo ritrovamento, dopo la segnalazione di Biddittu, della “struttura in opera quadrata in grandi blocchi di tufo affiancata da un pozzo e da una serie di annessi riferibili ad un’occupazione del territorio databile ad epoca romano-repubblicana”?
5) È corretto eseguire scavi “in modo estensivo”, come suggerito da Moretti e Gatti e come autorizzato poi da tutte le altre autorità preposte, su un sito di epoca eneolitica con un'estensione di “8 ha”, e che, come riferisce la Cerqua partecipante agli scavi, “al momento sembra non trovare eguali nella penisola italiana”?
6) È possibile farlo, oltretutto in presenza di strutture murarie di epoca romano-repubblicana?
7) Era sufficiente l'autorizzazione del “Direttore Regionale”, citato da Scalia, per usare tale tecnica di scavo? O sarebbe occorso, come risulta da nostre fonti, un decreto del Consiglio dei Ministri?
8) Dove si trova, oggi, quella struttura muraria?

Queste sono solo alcune delle domande che sorgono, ad approfondire gli eventi riguardanti l'Interporto di Frosinone e quel sito archeologico di straordinario interesse. Ad esse, abbiamo cercato di dare risposte, facendo ricerche anche sul sito istituzionale della Soprintendenza Archeologica del Lazio e dell'Etruria Meridionale; ma digitando nella stringa di ricerca “Selva dei Muli” si ottiene: “ Nessun record trovato”. Come mai?

Ma a queste se ne aggiungono anche altre, di altra natura. È stata una scelta politica oculata, quella di progettare un interporto proprio su quel sito? Hanno fatto bene le autorità preposte alla cura dei beni archeologici ad assecondarla con tanta sollecitudine? A giudicare dagli esiti, si direbbe di no. A tutto questo, infatti, bisogna aggiungere, con grande sgomento, che, progettato negli anni Novanta, quell'Interporto non è mai stato realizzato, nel 2015 si è dimesso il Presidente e l'intero Consiglio di Amministrazione, con l'assenza ingiustificata della Provincia di Frosinone, e del suo Presidente, Antonio Pompeo, socio di maggioranza al 64%! Quel che c'era non c'è più; quel che doveva esserci non c'è e non ci sarà.

Insomma, distruzione senza costruzione. Una constatazione che, a pensarci dalla terrazza della città con gli occhi rivolti a sud-ovest, sembra ancora più amara.


Frosinone 21 settembre 2017

Fonti:
– Decreto del Ministero dell'Ambiente C:\Users\Alteri\Downloads\DEC-2000-5335.pdf
– Articolo Biddittu-Segre C:\Users\Alteri\Downloads\1981. Biddittu - Segre Naldini figg. riversate.pdf
– Relazione di Manuela Cerqua C:\Users\Alteri\Downloads\2011. Cerqua (ed.) figg riversate.pdf
– Lettera di Scalia a Rutelli - clicca sul link che segue per leggerla https://4.bp.blogspot.com/-LLAp6sP30gQ/WbV5v43Q0pI/AAAAAAAAiP8/UBIhf3Gqb68cSytqcFW9v73hLY7-M5wywCLcBGAs/s1600/Scalia.jpg
– Decreto del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali

 

Decreto per Sel dei Muli

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it
Pubblicato in Capoluogo
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.