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Frosinone. Perchè i Beni comuni siano davvero di tutti

  • Scritto da  Ivano Alteri e Luciano Granieri

Frosinone villa comunale 350 260di Ivano Alteri e Luciano Granieri - Nel referendum sulla riforma costituzionale del 4 dicembre i cittadini di Frosinone, come nel resto del Paese, hanno bocciato in modo perentorio il tentativo di sovvertire la Carta del ’48. Un attentato ordito dal governo Renzi, sotto dettatura delle multinazionali e delle lobby finanziarie. Nonostante il fragore di un tale pronunciamento e di quelli precedenti, la nostra città è da anni ostaggio delle manovre di grandi gruppi privati interessati a speculare sui Beni Comuni. In particolare, Sanità ed Acqua sono da tempo alla mercé delle azioni predatorie ordite da grandi compagnie private, così come le ricchezze Archeologiche del territorio. Tali dinamiche non sarebbero possibile se non vi fosse una evidente acquiescenza degli amministratori locali. Nonostante la cittadinanza si sia espressa a favore dell’attuale Costituzione e in particolare ne invochi la sua applicazione, insomma, i governi nazionali e locali continuano a favorirne lo scempio.

Sanità

La tutela la Salute come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, sancita dall'art. 32, è una delle previsioni costituzionali non garantite. Nonostante a Frosinone esista una struttura ospedaliere moderna, la dotazione di posti letto è inferiore al numero stabilito dai Lea (Livelli essenziali di assistenza).
Nel nosocomio cittadino mancano diverse unità operative complesse, come ad esempio pneumologia: un reparto fondamentale in una città il cui tasso di inquinamento atmosferico è il più alto in Italia.
La diagnostica preventiva e i laboratori di analisi sono stati totalmente ceduti alla gestione privata. Sono in essere convenzioni con strutture private oggetto di provvedimenti giudiziari, per comportamento fraudolento verso la Regione.
Il pronto soccorso è un girone infernale, con malati spesso parcheggiati in barelle di fortuna e con i medici in servizio per turni lunghissimi, anche 48 ore .
La medicina di prossimità, rivendicata come fiore all’occhiello dall’attuale Amministrazione regionale, è di fatto fallita per mancanza di personale medico.
Sovente capita di vedere pazienti che chiedono il costo di analisi e terapie, per capire se possono farvi fronte e spesso la decisione di curarsi viene rimandata a data da destinarsi per mancanza dei soldi necessari.

Acqua

Parallelamente alla critica situazione sanitaria, si registra la desolante questione dell’Erogazione Idrica, totalmente in mano alla multiutility Acea-Ato5 Spa. Nonostante il referendum del 2011 abbia sancito che sull’acqua è vietato fare profitti, l’azienda, che ha come maggiore azionista il Comune di Roma, continua a fatturare la quota di capitale garantito.
Calcolata in base agli impegni di spesa per l’adeguamento della rete, e per il presunto efficientamento del servizio, la tariffa idrica imposta è fra le più alte d’Italia. Il problema vero però è che degli investimenti promessi e addebitati in bolletta, ne sono stati realizzati meno della metà. La rete cittadina è obsoleta, il 70% dell’acqua non arriva ai rubinetti ma si perde per strada.
Una tale situazione richiederebbe un impegno economico rilevante per sistemare le tubazioni e ridurre le perdite, ma i soldi in Acea servono per foraggiare gli azionisti. A fine esercizio è fondamentale assicurare dividendi milionari ed è irrilevante se gran parte dell’acqua tracima dai tombini.
Dopo anni di lotte portate avanti da movimenti ed associazioni, la conferenza dei sindaci si era convinta a chiedere la “rescissione per colpa” del contratto di gestione con Acea. L’iter, lungo e tortuoso, era comunque iniziato, ma dalla riunione della consulta d’ambito, svoltasi nella prima decate di ottobre 2017, il sindaco del Capoluogo - condottiero dei primi cittadini disposti a rompere con la multiutility - dopo essere stato confermato alle elezioni cittadine, ha chiesto la “ricomposizione bonaria” del contenzioso, innescando una clamorosa retromarcia.

Archeologia

Nel corso degli anni, il territorio di Frosinone è stato interessato da importanti ritrovamenti archeologici che hanno suscitato grande interesse tra gli addetti ai lavori e tra i semplici cittadini. L'Anfiteatro Romano a Viale Roma, le Terme Romane e il Cittadino Volsco a De Matthaeis, il Villaggio Eneolitico e la Struttura Quadrata di epoca romano-repubblicana a Selva dei Muli..., sono testimonianze di valore inestimabile di una presenza antropica persistente sin dalle epoche più remote.
Tuttavia, le amministrazioni locali che si sono succedute nei decenni hanno avuto scarsa cura di tali ritrovamenti ed, anzi, hanno consentito il loro depauperamento. L'Anfiteatro Romano è sepolto sotto un palazzo; le Terme Romane sono minacciate da un'autorizzazione a costruire concessa dal Comune di Frosinone ad un privato; il Villaggio Eneolitico è stato rimosso a seguito dei lavori per la realizzazione dell'Interporto di Frosinone (poi mai realizzato!) e alcuni reperti sono irreperibili, mentre della Struttura Romana si sono perse le tracce.

Tutto ciò a dimostrazione del fatto che se le grandi compagnie di servizi, e in generale gli interessi privati, stanno facendo affari sulla pelle dei frusinati è anche grazie ai buoni uffici degli amministratori locali. In una città in cui la tutela della salute e l’accesso all’acqua hanno costi esorbitanti, e la cura della memoria è del tutto assente, “gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” sono presenti come macigni sulla strada dell’eguaglianza sociale; mentre invece sarebbe compito della Repubblica rimuoverli, come sancito dall’art. 3 della Costituzione.

Per questi motivi riteniamo che dopo la vittoria del 4 dicembre, decisiva per preservare la nostra Costituzione da una manomissione devastante, il passo successivo fondamentale sia quello di assicurare l’applicazione dei principi costituzionali. E che sia importante iniziare questa battaglia a partire proprio dal nostro territorio.

 
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