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NO a un nuovo grande polo commerciale

  • Scritto da  Daniele Riggi

PERMAFLEX FR 2 350 260 minDaniele Riggi: “Condivido le preoccupazioni di Confcommercio sul sito ex Permaflex. Si convochi un Consiglio comunale aperto: ASI, privati e Amministrazione si confrontino con i cittadini per valutare l'impatto di questa operazione sulla città. Frosinone sta diventando una “città ameba””

Condivido le perplessità espresse dagli esponenti di Confcommercio sulla possibilità che nell'area ex Permaflex sia realizzato un nuovo grande polo commerciale. In una delle ultime interrogazioni in Consiglio comunale ho chiesto all'Amministrazione se ci fossero stati dei passi in avanti sul sito; la risposta è stata negativa. Eppure qualche tempo fa sulla stampa è stata riportata la notizia che all'Asi sarebbero arrivate due richieste di pareri, uno geologico e uno relativo alla Valutazione ambientale strategica; insomma, passaggi fondamentali per arrivare al cambio di destinazione d'uso del sito, da industriale a commerciale.

Sempre secondo quanto riportato dalla stampa, il Consorzio industriale avrebbe già inoltrato la documentazione pure alla Regione Lazio, chiamata a valutare volumetrie e mappali. In altre parole, dei passi significativi ci sono stati, eccome! Io credo che, di fronte a una tematica così importante, che potrebbe avere delle conseguenze sostanziali per la città a livello urbanistico ed economico, sia il caso di convocare un Consiglio comunale aperto, anche alla cittadinanza, nel quale invitare i vertici dell'ASI e i privati a confrontarsi con gli amministratori e la città.

Se da una parte è vero che il Comune non ha il potere di decidere, a livello amministrativo, le sorti del sito ex Permaflex, potendo esprimere solo un parere sull'impatto urbanistico dell'opera, dall'altra parte bisogna rilevare che l'opera avrà ricadute anche sul nostro territorio comunale e non solo sui terreni di proprietà ASI. Nella nostra città l'arrivo dei primi centri commerciali ha letteralmente trasformato l'economia cittadina, spostando l'asse economico e commerciale della città dal centro alle zone periferiche.

Con l'”operazione ex Permaflex”, un'operazione indubbiamente di grande impatto, l'asse economico, commerciale e urbanistico della città potrebbe spostarsi definitivamente tra la ex Monti Lepini e il casello autostradale; questo è un problema enorme per una città rimasta senza identità, che ha un centro storico oramai svuotato da tempo e dove gli esercizi commerciali stanno cominciando ad abbassare la saracinesca anche lungo la strada più importante, via Aldo Moro. Da non sottovalutare, poi, in una città che già ospita diversi centri commerciali, è anche l'impatto economico che l'ennesimo centro commerciale potrebbe avere sui piccoli esercizi commerciali della città, già stremati dalla crisi economica e sociale del tessuto urbano cittadino; su questa preoccupazione sono pienamente d'accordo con gli esponenti di Confcommercio.

Devo constatare con preoccupazione che il centro di Frosinone nell'arco di trent'anni si è spostato già diverse volte: prima nel Centro Storico, dopo nella zona “De Mattheis - via Aldo Moro”, adesso si è spostato tra la zona Aereoporto, la ex Monti Lepini e il casello autostradale; lungo questo asse, infatti, c'è la principale area commerciale della città, ci sono il Tribunale, i Vigili del Fuoco, i Vigili Urbani, l'ASL e l'ospedale “Spaziani”, il Conservatorio, il Provveditorato degli Studi, la sede del Comune nell'ex – MTC, lo stadio “Stirpe”, ecc. Insomma, è in questa area che si stanno concentrando sempre di più gli investimenti e gli edifici strategici più importanti nella nostra città. La classe politica frusinate deve rendersi conto che Frosinone, purtroppo, si è trasformata, definitivamente, in una città “ameba”, una città senza identità, senza un centro, che, come il suddetto organismo, non avendo una spina dorsale, cambia continuamente forma, per inseguire il flusso dei grandi investimenti. In una città dove si è verificato uno dei casi di speculazione edilizia più gravi d'Italia non possiamo permettere per l'ennesima volta che siano gli interessi dei privati a determinare lo sviluppo urbano, anche perché, in fin dei conti, gli effetti nefasti li conosciamo già.

 

 

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