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Il 3 marzo del PD

partito democratico bandiera350 250di Donato Galeone - Le primarie del PD per una guida con intelligenza sociale unitaria. Domenica 3 marzo prossimo, con le primarie del PD, si mira a riavvicinare la generalità dei cittadini italiani al Partito Democratico e indicare una guida aperta alla “intelligenza sociale politica umana” del terzo millennio.

Osserviamo e osservano molti cittadini-elettori che, da tempo, i “partiti ” sono considerati nella loro operatività sociale - ormai ed essenzialmente - inadeguati alla proposta politica e, quindi, tende a prevalere nella opinione pubblica, l'idea che la “forma partito” debba essere oggetto di attenta indagine sociologica nel contesto della scienza politica di una società alla “quarta” fase, evolutiva, tanto nella storia mondiale quanto dell'economia e della cultura umana.

- Tutti sappiamo, sintetizzando, che la fase “prima è stata l'agricoltura” passando da nomade e imparando sia a coltivare la terra che ad allevare gli animali: diventa non più vagante ma stanziale e i inizia a navigare ed esplorare, inventando concetti nuovi, come la proprietà, il denaro, il commercio ed anche il diritto.

- La “seconda è l'industria” che affida non più alla fatica delle braccia umane - anche nella condizione di schiavitù come agli animali da soma e da tiro - la produzione ed i trasporti con la nascita delle macchine: si producono beni, standardizzati e in grandi quantità, nelle fabbriche e la prospettiva delle persone e delle imprese nazionali appare sempre più determinata dal controllo delle tecnologie e dei mezzi di produzione.

- La “terza è l'informazione” che affida il potere nelle mani di quanti hanno maggiori conoscenze capaci di controllare i flussi informativi che contano più del possesso delle risorse e delle loro attrezzature meccanizzate per la trasformazione in prodotti finiti e servizi: la occupazione - cioè il lavoro contrattato e partecipato - già prevalentemente prima agricolo e poi, sopratutto, industriale, tende a prevalere – oggi – nel ricercato settore definito “terziario” che con la “comunicazione” si completa e si qualifica elemento fondamentale della natura umana.

Alvin Toffler, analizzando queste epoche o fasi storiche, le definisce “ondate economiche sociali che non si annullano ma si sovrappongono” ed è proprio la “comunicazione” - che risale a più di cinquemila anni fa – lo dimostra con la “scrittura prima ideografica e poi fonetica in prevalenza”. Cosi come l'agricoltura che cambia e rimane per l'alimentazione umana e animale mentre nell'era dell'informazione tende a innovarsi lo sviluppo dell'industria.

In questo aggiornato e sintetico contesto che viviamo, il 3 marzo le primarie del PD - giornata per la democrazia - potrebbero risultare più o meno affollate, tenuto anche in conto che “appena la metà degli iscritti allo stesso PD” hanno espresso il proprio voto ai candidati per la guida del partito .
Piaccia o no, conosciamo da tempo, il diffuso e crescente atteggiamento di disistima verso i “Partiti Politici” che, peraltro, viene confermato, anche, dalla “caduta di partecipazione elettorale popolare italiana”
Infatti constatiamo e leggiamo che i Italia le “aree del non voto” si compone di 13,7 milioni di persone alla Camera e di 12,6 milioni al Senato della Repubblica, tra astenuti, schede bianche e nulle.
Ed il Censis - rilevando quelle astensioni dal voto del 4 marzo 2018 - aggiunge che “l'area del non voto si presenta in salita”: con l'11,3% del 1968; con il 23,5% del 1996 e con il 29,7% del 2018.
Appare, sociologicamente interessante, sottolineare che quell'elettorato di circa un terzo di non votanti nel marzo 2018, ritengono che “gli attuali partiti politici sono tutti uguali”

Questi dati e orientamenti devono indurre a riflettere, responsabilmente e oggettivamente, pur considerando che la generica e superficiale opinione o convinzione che i Partiti, quali istituzioni costituzionali rappresentative – non è vero – che sono tutti uguali.
Appare chiaro, invece, che “per l'area del non voto è in crisi la rappresentanza” e, quindi, quella stessa rappresentanza non può essere valutata dagli elettori se è eccellente, inefficace o mendace, perché è inesistente.

Purtroppo è vera - in quanto attualizzato da tempo - la qualunquistica presenza improvvisata di liste elettorali cosiddette “civiche” strumentalmente definite “gruppi civici” che negano solo nominalmente di definirsi rappresentanti di “parte o di partito” mediante l'ingannevole tentativo - gravissimo nelle relazioni umane - sia nel disorientare che nel rendere a livelli bassi l'alto valore della politica declamata e praticata, in libertà, dai cittadini.
E non solo verso una parte di elettori dei tradizionali schieramenti convenzionali di destra, sinistra o centro - ma nel cercare, artificiosamente, di escludere e non includere le moltitudini di persone dalle questioni individuali e famigliari vere: quali l'esercizio del diritto al lavoro che manca e il superamento del disagio sociale territoriale crescente delle povertà.

 

A me sembra ragionevole e determinante - elettore al gazebo del 3 marzo - ma penso anche di altri italiani non ancora coinvolti nelle primarie del PD che “debba essere superato il rischio” di volere identificare il coinvolgimento spontaneo di elettori alle primarie PD non come libera scelta individuale e collettiva ma come una “lotta egemonica per la rappresentanza” tanto irriguardosa quanto non rispettosa sia del “pluralismo che dei contenuti politici e programmatici” delle rappresentanze risultante minoritarie nel PD se lasciate inascoltate.

Risulterebbe un atto politico suicida, consumato da una rappresentanza quantitativamente vincente nella guida del PD e una rappresentanza perdente che va ascoltata e resa disponibile in quanto legittimata e responsabile – unitariamente tra i democratici italiani – in presenza di una Italia europea che non dà lavoro ed è in recessione, con prodotto interno lordo ridotto al meno 0,2% nel quarto trimestre 2018; con un fatturato industriale di meno 3,5% rispetto a novembre e meno 7,9% su base annua.
I democratici italiani ed il Paese attendono “una guida unitaria del PD coesa nei contenuti e partecipata” con intelligenza sociale avanzata e collegiale per favorire – anche attraverso le prossime elezioni del Parlamento europeo – un graduale e certo superamento della caduta in recessione economica e sociale.
Una dirigenza unitaria del PD non di facciata ma di credibilità cogente sia in Italia che in Europa, che sappia ricomporre la storia della democrazia economica e della cultura umana del lavoro, mediante una “coltivazione attiva” dell'impegno sociale, verso le “comunità di ogni livello territoriale” considerando che la sfida mondiale del terzo millennio apre alla “conoscenza umana” con le nuove tecnologie informatiche, le innovazioni e la ricerca teorica e pratica.
Ed è proprio il “sentirsi comunità che significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri – sottolineava il Presidente della Repubblica a fine anno 2018 e aggiungeva che “ comunità significa stare dentro un futuro comune da costruire insieme”.

Il 3 marzo 2019 per il PD e per i cittadini italiani – raccogliendo il messaggio di fine anno del Presidente Mattarella – è certamente una giornata di libera partecipazione democratica “rispettosa degli uni verso gli altri, consapevoli degli elementi che uniscono” per contribuire a favorire la democrazia italiana ed europea.
(D.G.)
Roma, 24 febbraio 2019

 

 

 

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