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Il perno è l’alleanza progressista

 CRONACHE&COMMENTI

I “perni” e i “baricentri” di Letta rischiano di favorire gli intenti di “lorsignori”.

di Aldo Pirone
Enrico Letta 350 minIl segretario del Pd Letta ha detto, commentando a caldo i risultati positivi del suo partito alle elezioni amministrative e ai collegi nelle suppletive, che il Pd è tornato “in sintonia con il paese”.

E’ comprensibile che un segretario esalti i risultati positivi della politica del suo partito, soprattutto quando i suoi nemici interni - in questo caso i renziani e loro seguaci lasciati a far da guardia nei dem - ed esterni, il complesso delle forze che fanno capo a “lorsignori”, non aspettano altro che un suo passo falso per azzannarlo ai polpacci. Ma bisognerebbe essere sobri, soprattutto perché vicini si stagliano i ballottaggi a Roma, Torino e Trieste che, se persi, potrebbero far cambiare di segno al risultato rendendolo più problematico e meno riconoscibile come una vittoria netta su sovranisti e neofascisti.

Roma si presenta come la partita che può fare la differenza in un quadro generale dove certamente l’alleanza Pd, M5s e sinistra ottiene un risultato positivo a Napoli e Bologna, ma che rimane assai preoccupante perché dominato da un astensionismo dal voto che è parecchio aumentato, scavalcando, in alcune grandi metropoli come Torino, Roma, Napoli, la soglia del 50%. Non importa se oggi quel dato è richiamato con una certa insistenza da chi se n’era disinteressato prima – il fenomeno era già ben presente ed è andato aumentando nel corso degli anni passati - per meglio nascondere la sconfitta della destra di Salvini e Meloni al primo turno a Milano, Bologna e Napoli. Sta di fatto che quando al trionfo dei progressisti a Bologna si accompagna una partecipazione di poco sopra il 51% quello che suona come allarme per la democrazia partecipata non è un campanello ma campane a stormo.

Il popolo delle periferie sociali non ha partecipato al voto non sentendosi in sintonia né con il Pd né con la destra né con altri. È sbagliato che Letta dia per come già compiuto un percorso che è ancora lungo e che per arrivare alla meta comporta ben altro che la radunata attorno al Pd di cespugli e cespuglietti; un ritorno a un Ulivo che assomiglia tanto a un heri dicebamus quando tutto è cambiato da allora. I dem e tutta la sinistra ne devono fare di strada per tornare alla piena “connessione sentimentale” con il paese e, soprattutto, con la sua parte sociale più sofferente e con i lavoratori. A tale scopo è del tutto errato tornare a esaltarsi come “perno” o “baricentro” di un nuovo centrosinistra che si allarga in tutte le direzioni come se Calenda, Renzi e Conte fossero politicamente componibili e dando l’impressione che ormai il M5s contiano sia diventato ancillare. Anche perché il voto grillino alle amministrative - salvo casi eclatanti come fu in un’altra fase politica Parma e poi Torino, Roma, Livorno e altri pochi - non è mai stato esaltante per tanti motivi che non è qui il caso di approfondire. E molto di quel voto “populista”, che per ragioni diverse oggi si è rifugiato nell’astensione, tornerà a ripresentarsi nelle elezioni politiche nazionali e se non troverà accogliente – anzitutto nei contenuti programmatici popolari e progressisti - la proposta politica corroborata da una novità politica e organizzativa di sinistra unita e plurale, potrebbe riprendere le vie del sovranismo e della demagogia.
Il “perno”, perciò, è l’alleanza progressista e i suoi contenuti di giustizia sociale, non i dem così come sono oggi.

A definire come irrilevanti quantitativamente e qualitativamente i pentastellati di Conte sono, non a caso, i grandi giornali del “lorsignori” e tutto il mondo giornalistico e intellettuale che gli ruota intorno e ne esprime pensiero politico e interessi di classe. Fa parte di quel movimento avvolgente ed egemonico neocentrista e moderato in atto da tempo che mira strategicamente a rompere la prospettiva dell’alleanza progressista fra Pd, M5 e Leu per rendere, invece, super attraenti i cespugli neocentristi ben oltre la loro consistenza numerica e inconsistenza politica. Il risultato elettorale di Roma rende Calenda, obiettivamente, il candidato federatore di quest’area, dove, però, fra i galletti a cantare ammalati di egolatria c’è anche un tenore come Renzi. Sempre che il risultato capitolino di Calenda sia trasferibile tout court sul piano nazionale, il che è tutto da vedere.

I “perni” e i “baricentri” di Letta rischiano di favorire gli intenti di “lorsignori”.

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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