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Il voto operaio

CRONACHE&COMMENTI

Pd, sinistra e progressisti in genere non ricevono il voto operaio

di Aldo Pirone
200milainpiazza 2012 06 16Lunedì scorso Nando Pagnoncelli alla trasmissione TV “di martedì” condotta da Floris, ha sfornato tra i tanti, un sondaggio che più di tante parole ci illustra come il Pd, la sinistra e i progressisti in genere siano messi non proprio bene. Risulterebbe da questa sua indagine che il 30,9% degli operai vota Lega, il 19,8 i neofascisti di Fd’I e il 7,1 FI di Berlusconi. In totale sarebbe il 57,8% di quella che fu la classe operaia a preferire il centrodestra a trazione leghista e neofascista. Il Pd raccoglierebbe uno striminzito 9,1% e il M5s 17,6%, un po’ di più della sua media nazionale. Il dato di fatto è che poco più di un operaio su quattro si sente rappresentato dai progressisti.

Se si passa, sempre secondo i sondaggi, dalle percentuali elettorali dell’alleanza progressista alla necessità di sorreggerle con un blocco sociale basato sui lavoratori del “braccio e della mente” che dia all’alleanza medesima un fondamento solido, si ha chiara quanta strada la sinistra, variamente configurata, e i progressisti debbano compiere per ritrovare radici profonde nel corpo sociale e tra i lavoratori operai. E, viste le scadenze prossime, quanto poco tempo essi abbiano a disposizione non dico per compierlo interamente ma almeno per iniziarlo con un certo vigore e una seria determinazione. Se a tutto ciò si aggiunge il dato, più che allarmante, dell’astensionismo elettorale nelle fasce popolari, risulta enorme la dimensione del problema che si ha di fronte. Una dimensione che non consente alcun vacuo ottimismo se non è animato da un pessimismo intelligente.

I dati di Pagnoncelli confermano, inoltre, una cosa risaputa ma che fa sempre un certo effetto quando a corroborarla è la spietatezza dei dati. Parliamo della lenta e inesorabile decadenza dei legami sociali della sinistra con quello che una volta era il suo primo riferimento sociale: il lavoro operaio. Una decadenza che ha fatto tutt’uno con quella etica, politica e culturale.
I dirigenti del Pd dicono di voler costruire un “campo largo” di alleanze. Se fosse una cosa seria, i primi cui dovrebbero pensare sarebbero quei milioni di operai che, preferendo Salvini e Meloni, dal questo “campo” si tengono lontani. Solo se c’entrano loro, si potrà parlare di “campo largo”,

altrimenti sarà l’ennesimo orticello.

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