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Una tragedia inaccettabile: sicurezza e solidarietà devono convivere

di Antonella Necci - nigerianamuoreinbaraccopoli 350 min Una donna è morta stamani a causa di un incendio divampato, per cause in fase di accertamento, in un capannone dove stabilmente vivono decine di migranti impegnati nella raccolta nei campi agricoli. Sul posto Vigili del fuoco, Polizia, Carabinieri e operatori sanitari del 118. Le indagini sono coordinate dal questore Luigi Liguori. Nei capannoni dell’ex complesso industriale «La Felandina», i migranti vivono da anni in condizioni precarie.

Secondo quanto si è appreso, la vittima è una donna nigeriana. Il cadavere non è stato ancora recuperato poiché si trova in una posizione rischiosa, a causa della presenza di alcune bombole di gas.

L’esplosione di una bombola carica di gas potrebbe essere stata la causa della morte della donna nigeriana. E’ questa la principale ipotesi su cui gli investigatori - coordinati dalla pm di Matera Maria Christina De Tommasi e dal questore Luigi Liguori - sono al lavoro dopo aver fatto effettuato le prime verifiche.

L’incendio è stato spento dopo quattro ore dai Vigili del fuoco, giunti dai vari presidi della zona: dei tre capannoni, uno - dove è stato trovato il cadavere - è completamente distrutto, gli altri due hanno subito danni minori.
I migranti sono ancora all’esterno dei capannoni, in attesa di poter recuperare le proprie cose e di, eventualmente, essere sistemati altrove. Fino a questo momento non sono stati segnalati problemi di ordine pubblico. Nelle prossime ore si dovrebbe tenere una riunione del Comitato provinciale di ordine pubblico.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori - la donna, che aveva 28 anni, era arrivata in Italia nel 2015, quando presentò domanda per il permesso di soggiorno alla Questura di Padova che però la respinse. In seguito la 28enne, che aveva due figli, aveva fatto ricorso ed era in attesa del responso.
Intanto continuano le verifiche di Polizia, Carabinieri e Vigili del fuoco per fare luce sulla morte della donna: nell’incendio - secondo quanto si è appreso - non vi sono stati altri feriti. Il capannone dove è stato trovato il cadavere della donna è stato posto sotto sequestro dell’autorità giudiziaria e sono in corso le operazioni di bonifica dell'area.
“Una morte annunciata": così don Pasquale Giordano, parroco a Bernalda e responsabile Caritas interparrocchiale definisce, in una intervista a Radio Vaticana Italia, la morte della giovane migrante in Basilicata dopo l’incendio di un capannone. L’area era degradata e «il Demanio che avrebbe potuto rendere più umana, magari impiantando una pompa d’acqua, la vivibilità di quella zona» non è intervenuto.

La comunità ecclesiale, che cerca di aiutare queste persone, «si è attivata per sensibilizzare le istituzioni ma - prosegue don Pasquale - abbiamo trovato indisponibilità dovuta al fatto che le norme attualmente vigenti puntano molto sul favoreggiamento dell’immigrazione clandestina» e quindi, è la conclusione del sacerdote, «ogni azione che si sarebbe potuta compiere per rendere più vivibile quell'area è stata bloccata per la paura di incorrere nella violazione della legge». Quella della giovane nigeriana, è la conclusione di don Pasquale, «era una morte annunciata»

IL COMMENTO DEL SINDACO - «Prima di tutto viene il dolore che è priorità in una situazione complessa come questa, legata a un problema mondiale come quello dei migranti, che è gestito in primis dagli amministratori locali con pochi mezzi e tanti problemi da affrontare», ha dichiarato il sindaco di Bernalda, Domenico Tataranno. «Occorre - ha aggiunto - trovare delle alternative. Abbiamo scritto a tutti: al Governo, alle istituzioni locali, ma il problema è ancora qui. Attendiamo anche che il Demanio, proprietario degli immobili, provveda a murare gli accessi ai capannoni della ex Felandina».

CGIL: TRAGEDIA INACCETTABILE - «È inaccettabile che per la risoluzione di una questione aperta sul tema della sicurezza dei braccianti stranieri sul territorio lucano, si debba attendere il verificarsi dell’ennesima tragedia con la perdita di una vita umana». Lo ha detto - in una nota - il segretario regionale della Basilicata della Cgil, Angelo Summa, riferendosi alla morte di una migrante nigeriana causata stamani da un incendio divampato in un capannone dell’ex complesso industriale «La Felandina» a Metaponto di Bernalda (Matera).

La Cgil Basilicata ha quindi chiesto «a Regione, Prefettura, Provincia di intervenire in coordinamento per attuare il già approvato e finanziato progetto di accoglienza nella provincia di Matera e in particolare nel Metapontino che permetterebbe di liberare il centro abusivo della Felandina e le relative condizioni disumane a cui sono sottoposti i lavoratori migranti, condizioni che hanno portato via una vita umana proprio questa mattina, nel terribile incendio divampato all’alba. Inoltre - ha concluso Summa - chiediamo alla magistratura di fare luce sulle responsabilità di chi doveva vigilare e non ha fatto nulla per evitare la tragedia».

UIL: MERO BUSINESS - «La morte della giovane nigeriana nel 'ghetto La Felandina è l’ennesima testimonianza che il lavoro agricolo continua a non rappresentare un settore vitale per l’importanza che ha, ma un mero illecito business con l'aggravante dello sfruttamento e riduzione in schiavitù dell’essere umano sino alle condizioni estreme dei circa 500 migranti nel cosiddetto campo di Metaponto». Lo sostengono, in una nota congiunta, i segretari generali regionali della Uil, Carmine Vaccaro, e della Uil, Gerardo Nardiello.

Secondo i rappresentanti sindacali, è «troppo facile parlare di tragedia che si poteva e doveva evitare. E’ necessario invece fare il punto dei progetti finanziati per l’accoglienza dei lavoratori extracomunitari che riguardano in particolare il Metapontino e l’Alto Bradano, sino a 3,2 milioni euro, per capire quali ostacoli hanno trovato e chi non li ha mandati avanti. Noi ci siamo e la nostra parte la continuiamo a fare accanto ai lavoratori italiani ed extracomunitari, non soltanto facendo emergere situazioni di illegalità ma promuovendo azioni congiunte con chi è dalla nostra parte, chi non lo è resta complice».

«Come comunità di Basilicata facciamo nostro questo dolore, la Regione sarà in queste ore al fianco del Comune di Bernalda per offrire supporto nella gestione dell’emergenza». Lo ha detto, attraverso l’ufficio stampa, il presidente della Regione, Vito Bardi.
Nel corso di un colloquio telefonico con il sindaco di Bernalda, Domenico Tataranno, Bardi ha annunciato la presenza di rappresentanti della Protezione Civile regionale alla riunione prevista a Matera in Prefettura. «Questo incidente - ha aggiunto Bardi - ripropone con tutta la sua drammaticità la necessità di individuare soluzioni adeguate per far fronte al tema dell’ospitalità dei migranti che lavorano nei campi del Metapontino. Sulla questione - ha concluso - darò specifiche indicazioni perché si faccia in Regione prima possibile il punto della situazione per il coordinamento delle azioni».

L’incendio o lo sgombero delle strutture che ospitano i braccianti sono sempre fatti spinosi per le amministrazioni perché comportano migranti riversati in strada fino a un minuto prima dimenticati, con qualche sforzo, in una qualche area periferica circondata da acquitrini. La storia non si fa con i “se”, certo è che se il demanio avesse anche solo impiantato una pompa d’acqua per ridare un poco di dignità alla vita degli abitanti del ghetto di Felandina, ci sarebbero stati i mezzi per almeno provare a domare in tempo l’incendio. Senza acqua spegnere un fuoco diventa complesso. Così non è andata, anzi, in passato è stato perfino impedito di introdurre nella struttura i bagni chimici, nonostante i ripetuti tentativi delle associazioni che da anni assistono con presidi in loco, talvolta camper appostati fuori dagli edifici, gli oltre 500 migranti che vivono in condizioni igienico-sanitarie inaccettabili. Basta leggere un qualsiasi report ambulatorio delle tante associazione che negli anni si sono date il turno. Scrive un medico mobile volontario dell’Associazione LOE il 5 maggio 2019: «Effettuato 20 visite. Trasportato in PS un ragazzo per una lesione infetta all'arto inferiore sn con un edema che interessa tutta la gamba e dalla lesione, da cui ho aspirato un 15 ml di pus. Altri 2 casi meritano attenzione, consigliabile valutazione chirurgica, un ragazzo che presenta un ernia ombelicale dolente che si riduce manualmente; 1 controllo di un ragazzo già visto con 2 lesioni al capo che non hanno beneficiato della th cortisonica, consigliabile valutazione chirurgica e asportazione.1 caso di albo chiuso a feci da una settimana, all'obiettività sembra rilevarsi alla palpazione profonda un fecaloma al quale ho dato delle supposte di glicerina e contattarlo oggi per sapere se si è canalizzato. A un ragazzo con disidratazione della congiuntiva e sclera non ho potuto fare granché perché mancano colliri e lacrime artificiali o fisiologiche per lavaggi oculari, merita una visita oculistica. Sono venuti dei ragazzi che hanno chiesto di essere visitati dato che da quando sono in Italia non sono stati mai controllati da un medico. Servono Fans, cortisonici, antistaminici, oppiacei minori (contramal), acqua ossigenata e lo sfigmomanometro».

07/08/2019

 

 

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